Le aziende italiane credono nei big data Le aziende italiane credono nei big data

Le aziende italiane credono nei big data

Lo rivela uno studio presentato recentemente a Milano: il 30% delle imprese ha già messo in campo strategie per catturare e analizzare questi giganteschi flussi dati non strutturati

- + Text size
Stampa

La ricerca mostra una certa arretratezza delle aziende europee in questo settore. Il 15% degli intervistati neanche sa cosa siano i big data. Eppure la situazione si sta evolvendo velocemente. Gli investimenti delle sole imprese italiane in questo ambito passeranno dai 148 milioni del 2013 agli oltre 380 milioni del 2018.

Le aziende italiane puntano sui big data. A rivelarlo è uno studio della IDC, società di ricerche di mercato e consulenza in ambito IT, che ha preso in esame 1.651 imprese dell’Unione Europea (Italia, Germania, Francia, Spagna e Regno Unito). Il risultato finale dell’indagine non è del tutto positivo, ma almeno per una volta il Bel Paese sta sopra la media continentale.

Big Data, questi sconosciuti

Il 15% delle aziende intervistate non sa neanche cosa siano i big data. Uno smacco per il sistema imprenditoriale del Vecchio Continente, che insegue da lontano Usa e Cina nell’ambito dell’elaborazione, per fini commerciali, di dati non strutturati. Oltre la metà degli intervistati, ossia il 53%, afferma di non aver attuato nessuna strategia per l’analisi di questi grandi flussi d'informazioni. In un panorama sconfortante, tuttavia, una “nicchia” d’imprese europee si dimostra all’avanguardia in questo settore: il 24% delle aziende intervistate si è già dotata di un’apposita infrastruttura per catturare e analizzare i big data, mentre il 7% ha pianificato di dotarsi di strumenti di questo tipo nel giro di al massimo due anni.

Come si evince dallo studio, presentato a Milano nel corso del recente convegno IDC Big Data & Analytics Conference 2014, in Europa sono soprattutto le aziende che si occupano di media e telecomunicazioni a possedere strumenti, competenze e strategie per la raccolta e l’analisi di questi giganteschi flussi di dati. In seconda posizione le società finanziere che sfruttano i big data per il trading e la profilazione dei clienti. Quindi la manifattura che studia i flussi per osservare i trend di mercato. In ascesa il settore dell’healtcare che sarà l’ambito nel quale l’Europa investirà più risorse nel 2015 per lo studio dei big data.

Italia sopra la media

Il 30% delle imprese italiane intervistate utilizza i big data. Una percentuale decisamente sopra la media continentale. Si palesano, tuttavia, due limiti:

  1. il numero di aziende italiane inserito nel panel, inferiore a quello di Francia, Germania e UK
  2. la qualità dei progetti messi in campo dalle aziende del Bel Paese in questo ambito, definito dallo studio di IDC “scarsa”. 

Il 18% delle strategie per la cattura e l’analisi dei big data è realizzata attraverso progetti pilota e sperimentazioni poco strutturate. Il motivo? Alti costi per l’acquisto di software e strumenti IT, ma anche la difficoltà a trovare soggetti esperti nel settore da assumere. Nel nostro Paese i big data sono utilizzati specialmente dalle aziende operanti nei settori della finanza, dei trasporti e del retail. Buone anche le performance delle Pubbliche Amministrazioni. Comunque l’interesse delle aziende italiane nell’ambito dei big data è in netta crescita: la ricerca dimostra che nel 2018 saranno spesi poco meno di 380 milioni di euro per intercettare, immagazzinare e studiare i big data da parte delle aziende italiane, a fronte dei 148 milioni spesi lo scorso anno.