La “patente” per pilotare i droni La “patente” per pilotare i droni

La “patente” per pilotare i droni

È in fase di studio negli USA

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La Federal Aviation Administration (FAA), come rivela l’autorevole Wall Street Journal sta per emanare un regolamento volto a normare l’attività dei droni commerciali. Ogni pilota avrà un codice identificativo che dovrà applicare a ogni aeromodello in suo possesso. E in Italia cosa accadrà quando saranno attivati servizi per il trasporto delle merci tramite UAV (Unmanned Aerial Vehicle)?

Sarà perché il Project Wing di Google è ormai operativo, oppure perché la flotta di UAV di Amazon sta per librarsi in volo, fatto sta che la Federal Aviation Administration (FAA), l'autorità di controllo dell'aviazione civile statunitense, sta per emanare un regolamento volto a normare l’attività dei droni commerciali nei cieli degli USA.

Un codice identificativo univoco per ogni pilota di droni

La FAA ha messo in piedi una vera e propria task force che da mesi sta lavorando senza posa sulle linee guida di questa regolamentazione. Si tratta di un argomento assai sensibile, perché la normativa non interesserà solo Google e Amazon, ma anche le centinaia di startup pronte a offrire questo servizio per il trasporto merci. Non c’è giornale statunitense che non stia dedicando articoli contenenti indiscrezioni sull’argomento. L’autorevole Wall Street Journal, proprio pochi giorni fa, ha pubblicato la più clamorosa: la FAA starebbe progettando una specie di patente per i piloti di APR (Aeromodelli a Pilotaggio Remoto). Il regolamento, stando al noto quotidiano di New York, prevedrebbe l’iscrizione a un apposito albo da parte di tutti i proprietari di droni commerciali, al fine di avere un numero di identificazione che coinciderà con la persona fisica e non con il singolo aeromodello in possesso. La Federal Aviation Administration, sempre stando al WSJ, avrebbe stravolto nel giro di poche ore quanto fatto trapelare nei mesi scorsi, ossia che l’organismo avrebbe chiesto la registrazione non dei piloti, bensì di tutti i singoli droni con un peso superiore a 250 grammi.

E in Italia?

L’iter per far decollare il proprio drone commerciale negli USA, quindi, dovrebbe essere pressappoco questo: prima il pilota si deve iscrivere all’albo, probabilmente sostenendo un esame, quindi riceve un codice identificativo univoco che è chiamato ad applicare a tutti gli UAV in suo possesso. Nel nostro Paese, invece, l’industria dei droni commerciali è ancora agli albori, anche se l’ENAC (Ente Nazionale Per L'Aviazione Civile) ha già da tempo pubblicato un apposito regolamento atto a normare l’utilizzo degli APR. Regolamento che, tuttavia, dovrà essere rivisto e integrato nel caso in cui, anche in Italia, inizino a operare aziende che vogliono trasportare pacchi tramite droni.