AltSchool, la scuola che prepara gli innovatori di domani AltSchool, la scuola che prepara gli innovatori di domani

AltSchool, la scuola che prepara gli innovatori di domani

     

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AltSchool è un circuito di piccole scuole private – centocinquanta dipendenti distribuiti in sei sedi, per il momento tutte negli Stati Uniti (cinque nella zona di San Francisco e una a Brooklyn, New York) – che ha l’obiettivo di formare gli imprenditori tecnologici del futuro. Come? Abbandonando un’idea di insegnamento non più al passo coi tempi, per abbracciarne una più innovativa. Le domande che si è posto il suo fondatore, il giovane tech enterpreneur Max Ventilla, quando ha avviato il progetto sono tutte riconducibili a un macro-interrogativo: quali sono gli strumenti, intellettuali e culturali, che, tra quindici anni, serviranno davvero a un bambino di oggi per avere successo?

Per esempio: è ancora necessario insistere tanto sulle tabelline quando ormai chiunque ha in tasca strumenti di calcolo automatici? L’apprendimento delle lingue conterà così tanto in un mondo in cui, probabilmente, disporremo di dispositivi che funzionano anche da traduttori simultanei?

A partire da queste considerazioni e nel rispetto del Common Core – gli standard governativi americani che stabiliscono le materie da insegnare a ogni livello del percorso scolastico – le scuole di AltSchool stanno cercando di immaginare un percorso formativo alternativo per i loro studenti. Basato sull’interazione con una complessità di dati, strumenti e linguaggi tecnologici, piuttosto che con nozioni e formule. Le quali – secondo AltSchool – sono ritenute ancora oggi fondamentali solo sulla base di un’idea d’istruzione resa sempre più obsoleta dal progresso tecnologico e mai davvero sottoposta a una verifica contro-fattuale.

AltSchool propugna quindi una forma di apprendimento pensata appositamente per sollecitare le abilità e gli interessi di ciascuno allievo, allo scopo di aiutarlo a individuare rapidamente quali sono i suoi punti di eccellenza e a concentrarsi su di essi senza perdere tempo in altre attività per le quali nutre scarso interesse o attitudine.

Nuove scuole e finanziatori di rilievo

Finora l’approccio di AltSchool ha avuto molto successo, come dimostra il fatto che da qui alla fine del 2017 è prevista l’apertura di cinque ulteriori istituti, a San Francisco, Manhattan e Chicago. Un’espansione resa possibile non solo dalla considerevole retta di iscrizione annuale alla scuola (30.000 dollari) ma soprattutto dai sontuosi investimenti (un totale di 130 milioni di dollari) garantiti da alcuni dei personaggi più in vista dell’economia tecnologica contemporanea.

La lista dei finanziatori di AltSchool è infatti una vera e propria agenda dei nomi di maggior rilievo della Silicon Valley dei nostri giorni e comprende, tra gli altri, Andresseen Horowitz e John Doerr, oltre a Marc Zuckerberg e la Emerson Collective, una fondazione gestita da Lauren Powell Jobs, la vedova di Steve, fondatore di Apple.

Perché tanto interesse da parte del gotha del nuovo capitalismo americano, per quello che, in fondo, è ancora soltanto un circuito di scuole private relativamente piccolo? La risposta la fornisce un lungo e dettagliato articolo, uscito qualche giorno fa sul settimanale The New Yorker. AltSchool, di fatto, incarna un’aspirazione radicata molto profondamente nel mondo della Silicon Valley: quella di cambiare, o meglio reinventare, l’intero sistema dell’educazione americana. A tale scopo, se avesse successo, AltSchool diventerebbe una perfetta case-history da raccontare alle istituzioni governative per convincerle che un’altra scuola è possibile.

Per come evidentemente lo immaginano i finanziatori dell’impresa di Max Ventilla, il circuito virtuoso innescato da AltSchool dovrebbe funzionare così: 1) innovare l’educazione all’interno delle micro-scuole della società, 2) fornire i software progettati attraverso l’esperienza di AltSchool agli educatori che vogliono iniziare una loro scuola sullo stesso modello, e infine, 3) una volta ottenuto il consenso della politica, rendere accessibile quei software anche alle scuole pubbliche.

Un modello di crescita che Ventilla ha paragonato, sempre su The New Yorker, a quello dello stesso Facebook: “Facebook ha iniziato a esistere, essenzialmente, sotto forma di bollettino per gli studenti di Harvard. È un fenomeno che capita piuttosto spesso. Si comincia a innovare partendo da un contesto piuttosto ristretto, che si è in grado di controllare alla perfezione e che rappresenta davvero un tipo di approccio fondamentalmente differente. Dopodiché lo si reitera”.