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Come Google ci libererà dagli insetti portatori di malattie

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Gli scienziati di Verily, la divisione scienza & salute di Google, hanno un piano ambizioso: liberarci dagli insetti portatori di malattie – in particolare delle zanzare della specie Aedes Aegypti, responsabile di dengue, febbre gialla e zika – grazie al loro Debug Project.

Un team di biologi e informatici sta infatti lavorando per migliorare le “tecniche di sterilizzazione dell'insetto” allo scopo di ridurre drasticamente il numero di zanzare presenti in determinate zone. L'idea alla base è relativamente semplice: sterilizzare i maschi di zanzara infettandoli con un batterio naturale, il Wolbachia, un comune parassita riproduttivo che rende gli insetti sterili senza privarli dell'istinto all'accoppiamento.

Superata questa prima fase, i maschi sterili vengono diffusi nell'ambiente per far sì che si accoppino con le femmine, che in questo modo produrranno uova non fecondate. La buona riuscita del piano si basa sul fatto che le femmine di alcune specie d'insetto si accoppiano solo una volta nella loro vita, e la Aedes Aegypti è tra queste.

Come funziona il Debug Project

Considerando che questo programma arriva dalla sezione di Google un tempo nota come X – che si occupa dei progetti più avveniristici, come le auto che si guidano da sole o i palloni aerostatici in grado di diffondere internet via etere – può sembrare strano che gli scienziati di Mountain View si stiano occupando di qualcosa di così tradizionale.

In verità, la tecnologia gioca un ruolo fondamentale anche nel Debug Project: Verily sta infatti sviluppando un algoritmo capace di distinguere rapidamente, grazie alla tecnica del machine learning, tra maschi e femmine di zanzare, analizzando delle sottili differenze fisiche che sarebbero quasi impossibili da scovare a occhio nudo. In alternativa, gli scienziati dovrebbero occuparsi in prima persona di separare i maschi dalle femmine: un sistema che porta via molto tempo ma che soprattutto è soggetto a una notevole percentuale di errori; aspetto non secondario, visto che è la femmina che si nutre di sangue, mentre il maschio si accontenta del polline delle piante.

“Ogni tecnica che consente di automatizzare la cattura dei maschi ed evita di diffondere femmine va bene”, conferma il professore di Entomologia all'Università della Pennsylvania Jason Ragson. Se le prime sperimentazioni confermeranno l'efficacia di questa tecnica, quindi, ci si può aspettare che venga adottata diffusamente.

Al momento, però, siamo ancora in fase di sperimentazione. Per imparare a riconoscere al primo colpo quale zanzara è maschio e qual è femmina, l'algoritmo ha ancora bisogno di imparare parecchio. Per aiutarlo, Google sta assumendo un certo numero di scienziati e di informatici: segno che la lotta alla Aedes Aegypti è un progetto sul quale vale la pena investire.