Un Facebook  sempre più “adulto” Un Facebook  sempre più “adulto”

Un Facebook sempre più “adulto”

 Ma dove stanno andando i millennials?

Stampa
- + Text size

Per capire l’andamento medio delle principali piattaforme di social networking, criterio di riferimento universalmente accettato è quello degli “utenti attivi”. Ma pochi sanno che, trattandosi quest’ultimo di  un dato tagliato per le esigenze degli inserzionisti pubblicitari, quando parliamo di “utenti attivi” stiamo parlando di monthly active users, quindi di persone che svolgono su quella piattaforma almeno una interazione al mese.
Se guardiamo gli ultimi dati di WeAreSocial per l’Italia, (mettendo da parte YouTube, che può essere considerato “social” solo tangenzialmente)  sembrerebbe che Facebook possa dormire sonni tranquilli.  La piattaforma di Mark Zuckerberg infatti conserva il dominio delle “sfere pubbliche”, anche se l’attenzione è insidiata dalle piattaforme di messaging (tra cui Facebook Messenger), che privilegiano le sfere private o semi-private degli individui. 

Questo dato, se da una parte è utile per una analisi di mercato,  è in realtà abbastanza fuorviante per comprendere i reali trend evolutivi.  Per capire davvero quali siano le piattaforme emergenti un esercizio utile è guardare come si comporta la  la fascia dei “teens”, dai 13 ai 19 anni, il cui comportamento è normalmente considerato una “spia” del futuro dei social media. Considerando le loro interazioni mensili, e cioè il dato di riferimento normalmente usato per chi pianifica la pubblicità, Facebook sembrebbe tenere le sue posizioni. Ma se vediamo cosa accade nelle interazioni quotidiane, in alcuni mercati – compreso il mercato guida, quello statunitense -  la crescita di Snapchat, Whatsapp e dello stesso Facebook Messenger si fa sempre più marcata*.

Perché questa differenza sulla scala delle interazioni giornaliere? Secondo alcuni analisti Facebook è il luogo dove i ragazzi continuano a svolgere poche interazioni (che sostengono comunque il dato mensile) per  “rassicurare il mondo esterno” che è comunque presente su quella piattaforma: i genitori , l’ambito scolastico, persino la fidanzata o il fidanzato (che puntualmente appare insieme al titolare nella foto profilo). Il profilo Facebook, insomma, è per gli adolescenti una sorta di biglietto da visita di rappresentanza, e le poche azioni che vi si svolgono servono come “piano della rappresentazione” di una vita sociale accettabile nel contesto del controllo sociale che si esercita in quella piattaforma, percepita come uno specchio fedele degli ambiti di controllo della sfera pubblica nel mondo degli atomi.
Se però guardiamo, oltre al dato giornaliero, il tasso di popolarità delle singole piattaforme tra i più giovani(dati Statista.com, febbraio 2017) il quadro appare più completo: Facebook e Twitter sono in caduta libera, Instagram tiene, mentre Snapchat è in rapida salita. E’ forse per questo, per non perdere il proprio segmento più “smart”, che Zuckerberg ha deciso di integrare la funzionalità delle “stories” di Instagram dentro la sua piattaforma principale.

Di fatto ciò a cui stiamo assistendo è il tentativo delle giovani generazioni di superare l’uso che dei social media fanno gli adulti. Se questi ultimi sono tutto sommato rassicurati del controllo sociale, e quindi della “rispettabilità” dei ruoli che si assumono su Facebook, e che riflettono le aspettative dei propri contatti abituali, questo elemento è precisamente ciò a cui i più giovani cercano di sfuggire.  Per esempio, ricreando ambiti privati, come le stanze di Snapchat, dove organizzano la loro vita reale “disintermediata” dal ruolo genitoriale. Oppure individuando nuovi luoghi di rappresentazione pubblica, anch’essi più al riparo da confronto con scuola e genitori – come Instagram. E infine decidendo, come su Tumblr e Pinterest, di non condividere nulla di personale che non siano semplicemente i propri interessi e le proprie “favorite things”.  Non a caso queste ultime piattaforme,  pur invase negli ultimi anni da trentenni e quarantenni, e pur con un pubblico di utenti relativamente basso, continuano a subire una notevole influenza dalle estetiche e dalle culture di origine adolescenziale, che si rivelano le più efficaci nell’aumentare il tasso di interazioni per singolo contenuto.