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Facebook: L'estensione anti-bufala inventata da un gruppo di studenti

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Nonostante sia impossibile quantificare il ruolo avuto dalle notizie false (le “bufale”) circolate su Facebook nell'elezione di Donald Trump, una cosa è certa: mai come nel 2016 si è avuta la sensazione che l'informazione sui social network sia fuori controllo, in balìa di gruppi disposti (per interesse politico o economico) a mettere in circolazione informazioni non verificate, o direttamente inventate, per screditare un candidato o l'altro.

Così, mentre “scrolliamo” il nostro newsfeed su Facebook trovandoci di fronte a notizie improbabili o che si contraddicono l'un l'altra, è impossibile non provare una sensazione di spaesamento. La stessa sensazione che deve aver provato Nabanita De, studentessa al secondo anno dell’Università del Massachusetts: il vortice di notizie contrastanti su Donald Trump e Hillary Clinton le stava rendendo sempre più difficile distinguere le informazioni affidabili da quelle inventate. Una situazione resa ancor più complessa dal funzionamento dell'algoritmo di Facebook, progettato allo scopo di mostrare alle persone le notizie che hanno più probabilità di piacere loro; in questo modo, però, si rischia di rinchiudere gli utenti nella cosiddetta “filter bubble”, una bolla in cui vedono solo notizie e opinioni con cui sono già d'accordo.

Così, quando la sua università ha partecipato a un hackathon (una maratona per la creazione di un software in 36 ore) a Princeton, Nabanita ha suggerito a tre suoi compagni di classe di costruire un algoritmo capace di riconoscere le notizie attendibili dalle notizie inventate (o comunque non verificate).

Il programma anti-bufala

Il gruppo è riuscito nell'impresa, costruendo un'estensione per il browser di Google, Chrome, che monitora i link pubblicati su Facebook e li etichetta come “verificati” o “non verificati” dopo aver controllato l'attendibilità della fonte e aver incrociato le notizie riportate nell'articolo con altre notizie simili. Quando un post è sospettato di essere falso, l'estensione mostra una serie di notizie alternative sullo stessa tema, fornito però da fonti più attendibili.

Avendo avuto a disposizione solo un giorno e mezzo per la programmazione (ed essendo ancora studenti alle prese con molti altri impegni), i ragazzi hanno deciso di rendere l'estensione di Chrome un progetto open-source, aperto cioè a qualunque coder voglia dare una mano per migliorare il loro software, chiamato FiB.

Nonostante Facebook fosse tra gli sponsor della maratona di programmazione, e nonostante Google l'abbia premiata come “miglior moonshot” (termine con il quale si definisce un progetto molto ambizioso e proiettato sul lungo periodo), nessuno dei due si è fatto concretamente avanti per aiutare i ragazzi nello sviluppo di FiB.

Mark Zuckerberg, però, sembra essere intenzionato a prendere di petto il problema e ha pubblicato un lungo post in cui, pur negando che Facebook abbia giocato un ruolo nell'elezione di Trump, ha confermato che la lunga battaglia del social network contro le news “fake” e contro gli articoli sensazionalistici (cosiddetti “clickbait”, acchiappa-click) sta continuando. La strada da fare, però, è ancora molto lunga.