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L’evoluzione della stampante 3D è made in Italy

Ecco Evo-One, uno strumento complementare alla stampante 3D    

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Probabilmente il termine “fresa” non è uno dei più associati alle nuove tecnologie. Eppure è proprio una fresa ad aver conquistato Kickstarter, il sito di crowdfunding, e convinto la comunità dei maker, i “creatori” di oggetti adepti alla stampa a 3D. La fresa in questione si chiama Evo-One ed è stata ideata e progettata da Andrea Pischedda (28 anni) e Luca Faggiotto (30), due giovani imprenditori che la scorsa estate, dopo qualche anno di attività nel settore delle stampanti a 3D, hanno deciso di fare una fresa CNC (“a controllo numerico”). Dopo il progetto e il design del prodotto, è arrivata la campagna su Kickstarter, dove hanno raccolto 143 mila euro (il budget previsto era di 60 mila).

Ma a cosa serve Evo-One? È uno strumento complementare alla stampante 3D; in pratica “serve a fare una cosa che le stampanti non riescono a fare”, spiega Pischedda, incidere e modellare materiale sulla base di un “disegno”, un progetto digitale, controllabile dal computer, con precisione millimetrica. Se la stampante 3D accumula materiale su materiale per creare un oggetto, le frese modellano invece blocchi di materiale preesistente. Ed è proprio questa la sua virtù principale: la vasta gamma di materiali su cui può lavorare – dalla plastica all’alluminio passando al legno – fattore che la differenzia dalle stampanti classiche, limitate a certi materiali plastici.

Le frese esistono da una vita, anche a controllo numerico”, continua Pischedda. “La nostra idea era di farne una casalinga, contenuta in un involucro, con un software facile da usare. Puntare sulla qualità, visto che le altri strumenti simili sono aperti e prodotti con materiali più scadenti e sul design”, creando un prodotto compatto che si può tenere a casa o in ufficio.

La campagna online ha avuto rilievo internazionale: i sostenitori di Kickstarter (i backers) si sono divisi a metà tra europei e non europei, con molti ordini provenienti dagli Stati Uniti. Così i due si sono messi al lavoro. “Siamo già in produzione, sono arrivati i soldi dalla campagna e nel frattempo abbiamo stretto accordi con altre realtà”, spiega Pischedda. Sarà tutto made in Italy, compresa la scheda elettronica e il software che abbiamo decidere di rendere open source, in modo da creare una vera e propria community.”

La coppia di maker non è esattamente alle prime armi: già tre anni fa avevano realizzato un modello di stampante 3D di discreto successo ed è da quella esperienza che è nata l’idea del nuovo prodotto, compagno ideale di ogni maker. Il futuro è quindi tutto da scrivere: i due, co-fondatori di Maker Dreams, società del veneziano, si sentono appena agli inizi. Per ora l’obiettivo è finire la produzione e consegnare i modelli ordinati tramite Kickstarter, poi passerranno all’e-commerce. “L’idea è quella di creare una vera e propria azienda del settore” che si unisca alle altre realtà italiane operanti nel business della stampa a 3D.