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European Innovation Scoreboard 2016

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Lo scorso luglio la commissione europea ha pubblicato lo European Innovation Scoreboard 2016, l’indice sul livello di innovazione in Europa che sostituisce il precedente Innovation Union Scoreboard. Frutto di un monitoraggio sul livello di innovazione nei Paesi dell’Unione Europea, rappresenta un’analisi comparativa delle performance dei Paesi membri e altri Stati vicini, sottolineando punti di forza e criticità anche a livello nazionale. Un’ulteriore analisi a livello regionale, il Regional Innovation Scoreboard, fornisce anche un livello di dettaglio maggiore, così da poter capire in quali zone di un singolo Paese si stia puntando di più sull’innovazione.

La mappa dell'innovazione europea

Dalla mappa appare chiaro come i Paesi scandinavi e mitteleuropei siano la locomotiva dell’innovazione europea, mentre l’area mediterranea arranca. Ma conviene fare alcune considerazioni generali prima di valutare su scala nazionale e continentale. A livello complessivo, l’UE non è ancora ai livelli di Paesi come la Corea del Sud, gli Stati Uniti e il Giappone, anche se il divario rispetto a questi ultimi due si sta assottigliando. La Cina è dietro le performance del Vecchio Continente, ma si sta avvicinando grazie a un livello di crescita che è cinque volte quello europeo. Nell’arco del prossimo biennio, è prevista una crescita del 2,5% nella zona UE, che comunque non basterà a colmare il gap con la Corea del Sud.

Se puntiamo la lente di ingrandimento solo sull’Europa, gli Innovation Leaders sono cinque: Danimarca, Finlandia, Germania, Paesi Bassi e Svezia. Seguono Austria, Belgio, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Slovenia e Regno Unito, definiti Strong Innovators. L’Italia si trova in buona compagnia tra i Moderate Innovators, insieme alla Spagna tra i grandi Paesi europei. La sorpresa sono Lettonia e Malta, gli Stati con il maggior tasso di crescita in questo particolare indice di performance.
La medaglia d’oro va alla Svezia, il leader a livello continentale sia come valori medi su tutti gli indicatori utilizzati sia per quanto riguarda human resources e academic research. La Germania invece si distingue per investimenti privati nel campo dell’innovazione, l’Irlanda per l’innovazione di piccole medie imprese.

Considerando i Paesi non UE, ma geograficamente parte del nostro continente, è la Svizzera a guidare la classifica. Tra gli strong innovator troviamo anche Israele, mentre Turchia e Ucraina si trovano sulla stessa fascia dell’Italia, tra i moderate innovator.

Gli indicatori

Per misurare l’innovation performance, vengono utilizzati tre tipi principali di indicatori e otto innovation dimensions che permettono di raccogliere 25 indicatori. I motori dell’innovazione vengono individuati in Human resources, Open, excellent and attractive research systems e Finance and support. In altre parole, questi tre criteri riguardano la gestione del capitale umano, i sistemi di ricerca e il supporto finanziario a livello statale. Senza entrare nel dettaglio della metodologia, le altre importanti voci riguardano gli investimenti privati, la rete imprenditoriale e i cosiddetti intellectual asset, i cui output vengono poi valutati sulla base di altre due dimension di innovator e al loro effetto sul piano economico.

La situazione italiana

Nel Belpaese la situazione non è delle migliori, siamo infatti sotto la media europea in diversi indicatori. Tuttavia, se consideriamo la performance nel periodo tra il 2008 e il 2015 riscontriamo un aumento del 5%. Facciamo fatica in particolare sul fronte Finance and support e Firm investments, per quanto riguarda la presenza dei cosiddetti innovator.

A livello regionale, il Piemonte rappresenta l’eccellenza italiana, con un livello pressoché stabile (moderate innovator) nel resto della penisola; pecora nera la Sardegna.

Come sottolinea un articolo uscito su The Verge, sito americano di notizie su tech e digitale che appartiene alla famiglia di Vox Media, la mappa dell’innovazione europea non mostra grosse differenze rispetto all’anno precedente e rende evidenti diseguaglianze secolari, anche a livello regionale.