I droni sospetti finiscono nella rete I droni sospetti finiscono nella rete

I droni sospetti finiscono nella rete

In Giappone attiva una pattuglia di droni poliziotto

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Gli speciali UVS appartenenti alla polizia metropolitana di Tokyo catturano gli apparecchi che violano la no fly zone grazie a una spessa rete. In Francia, invece, si utilizzano aeromodelli ancora più sofisticati, in grado di scovare anche i piloti malintenzionati.

Come si fermano i droni che violano le norme di volo? Con uno stratagemma tanto semplice, ma che si sta rivelando assai efficace: una rete. La polizia municipale di Tokyo sta utilizzando questo strumento per “catturare” gli APR (Aeromodelli a Pilotaggio Remoto) che sorvolano aree sensibili oppure che non dispongono delle autorizzazioni necessarie per librarsi in aria.

I “droni poliziotto”

La polizia della capitale del Giappone da mesi studia un sistema per catturare i droni “ostili”. Lo scorso aprile un UVS (Unmanned Vehicle System) che trasportava piccole quantità di materiale radioattivo è stato fatto atterrare sul tetto dell’ufficio del primo ministro. Un evento che ha dimostrato quanto questi piccoli veicoli possano essere assai pericolosi se pilotati da malintenzionati. Le autorità nipponiche, dopo questo fatto, hanno vietato ai droni di volare sopra un insieme di aree definite sensibili, come strade, aeroporti, superstrade e a 150m dal suolo. Oltre a questa normativa è stata istituita una nuova unità di “droni poliziotto” che ha appunto l’obiettivo di catturare APR sospetti.

La gendarmeria francese utilizza UVS che fotografano i piloti malintenzionati

La MPD (Metropolitan Police Department) di Tokyo sta utilizzando i modelli DJI Spreading Wings 900. Gli apparecchi in questione sono stati equipaggiati con una sofisticata telecamera e con una rete consente alle forze dell’ordine di catturare un UVS sospetto, imbrigliandolo al suo interno per poi portarlo al suolo, lontano dalla cosiddetta no fly zone. Il Giappone, tuttavia, non è l’unica nazione a essersi dotata di una pattuglia di un sistema anti-drone. In Francia è stato introdotto uno speciale APR che consente alla gendarmeria persino d’individuare il pilota dell’aeromodello sospetto. L’apparecchio segue gli impulsi del sistema di guida, raggiunge fisicamente il pilota, gli scatta una foto segnaletica e la invia, in tempo reale, alle autorità presenti in zona. Questo drone è stato testato più volte dalla polizia francese consentendo ai gendarmi di trovare i piloti dei droni sospetti in un raggio di 700 metri e in meno di un minuto.