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L’era del Cognitive Computing

TIM e IBM insieme per lo sviluppo congiunto di soluzioni innovative basate su sistemi di intelligenza artificiale

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Lo scorso 9 maggio TIM e IBM hanno siglato un accordo di collaborazione per lo sviluppo congiunto di soluzioni innovative basate su sistemi di intelligenza artificiale: la partnership ha l’obiettivo di realizzare nuovi servizi nell’ambito del caring e dell’assistenza tecnica di TIM, servizi che saranno abilitati dalla piattaforma di International Business Machines. Più precisamente, TIM si occuperà della loro definizione, sperimentazione, testing e valutazione, mentre il colosso statunitense metterà a disposizione le sue piattaforme, dallalto dellesperienza nella progettazione e integrazione delle soluzioni Cognitive Computing.

Ma cos’è il Cognitive Computing?

La storia dellinformatica può essere suddivisa in tre ere principali: lera dei tabulati, lera della programmazione e quella cognitiva. La prima risale agli inizi del secolo scorso, coprendone i primi quarant’anni: è l’epoca in cui le schede perforate servivano a processare e memorizzare informazioni. Tutto ha inizio negli Stati Uniti con il censimento del 1890. Herman Hollerith, inventore, decide di applicare la tecnologia delle schede perforate a quelli che oggi chiameremmo Big Data: si rivela essere un’ottima idea. Il successo gli permette di avventurarsi in un’iniziativa imprenditoriale, The Tabulating Machine Company (1896). Quasi trent’anni dopo, anche in seguito a una serie di fusioni, l’azienda viene rinominata in International Business Machines - oggi più nota come IBM.

Le radici dell’era della programmazione invece, sbocciata nel secondo dopoguerra e tuttora in corso, sono da individuare nel passaggio dai tabulati all’elettronica, fattore che accomuna i primi PC e gli iPhone, un laptop del 2001 e un tablet uscito un mese fa. Non si parla più di macchina tabulatrice ma di computer; non si parla più di schede perforate ma di transistor e di linguaggi di programmazione.

Oggi siamo nella Cognitive Era, iniziata - secondo il “white paper” rilasciato da IBM - nel 2011, anno in cui fa il suo esordio Watson, il primo sistema di Cognitive Computing del colosso statunitense. Si tratta di tecnologie che si “comportano” in modo probabilistico, utilizzano l’elaborazione del linguaggio naturale e “ragionano” su ipotesi e opzioni in risposta a domande complesse basandosi sull’apprendimento continuo. In sintesi, questi sistemi potenziano, accelerano e ampliano la scala della conoscenza e la disponibilità di servizi digitali in ogni ambito migliorando così i processi decisionali umani.

Watson, araldo del Cognitive Computing

Nel febbraio del 2011 Watson ha sconfitto i più grandi campioni di Jeopardy!, un famoso telequiz americano dal passato pluridecennale. Watson ha letteralmente sbaragliato i suoi avversari per quanto riguarda la rapidità delle risposte. Watson si è trovato in difficoltà nel rispondere sia (anzi, soprattutto) a quesiti di poche parole sia nel caso di domande più lunghe, ma, dal punto di vista grammaticale, tortuose. La ragione è semplice: Watson non conosce le risposte, ma cerca di fornire lopzione più probabile in una rosa di tre, partendo dalle informazioni estraibili dall’indizio e pescando da un bacino di 4 terabyte di informazioni, inclusa la totalità di Wikipedia.

Fino ad oggi infatti si è parlato di sistemi deterministici, modelli in cui gli input assumono valori fissi, non associati all’idea di incertezza. Possono essere modelli estremamente potenti, ma comunque “incapaci” di processare input non prevedibili. Questa rigidità viene aggirata dalla natura aleatoria dei sistemi cognitivi, sistemi appunto probabilistici che non generano risposte ma ipotesi, ragionamenti e suggerimenti riguardo un insieme complesso di informazioni.

Questa intelligenza aumentata rappresenta un gradino fondamentale verso un ideale “addomesticamento” della tecnologia”, uno strumento per approfondire le nostre competenze e migliorare la condizione umana.