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Come progettare città più sicure

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Negli ultimi anni, le telecamere che controllano la velocità delle auto e fotografano chi attraversa con il semaforo rosso si sono moltiplicate; contemporaneamente, in alcune città come Parigi e Milano, hanno iniziato ad ampliarsi le zone in cui il limite di velocità è stato abbassato a 30 chilometri orari.

Tutto questo, inevitabilmente, ha portato al moltiplicarsi delle multe agli automobilisti. Multe che – per quanto contribuiscano alla salute dei bilanci municipali – non sono per forza la strada migliore per costruire una città sicura per ciclisti e pedoni. Da questo punto di vista, anzi, niente è meglio della progettazione e costruzione di strade pensate fin dal principio per obbligare le macchine a rallentare o, meglio ancora, che non consentano proprio di prendere velocità. Auto che procedono più lente, ovviamente, causano meno incidenti e soprattutto causano incidenti meno gravi.

Strade più strette

Secondo l'urbanista Alon Levy, uno dei metodi più efficaci per impedire alle auto di prendere velocità, rendendo quindi le città più sicure, è quello di restringere le corsie: i guidatori tendono infatti ad accelerare nelle corsie più larghe, che diventano così dei veri e propri incubi per i pedoni, anche in fase di attraversamento. Inoltre, restringere le corsie rende possibile utilizzare lo spazio in eccesso per marciapiedi più larghi o per nuove piste ciclabili.

Una delle città che, da questo punto di vista, ha fatto i progressi più evidenti è Stoccolma: “La capitale svedese ha tolto spazio alle macchine e lo ha restituito ai pedoni e ai ciclisti”, scrive Levy. Un numero sempre crescente di strade ha infatti una sola corsia per senso di marcia, mentre lo spazio ricavato viene destinato a bus, pedoni o ciclisti.

Quartieri pedonali

Un altro problema che affligge le città sono le zone che, nelle ore di punta, diventano loro malgrado delle vere e proprie scorciatoie, utilizzate dalle automobili che vogliono evitare le strade pensate per il grande traffico, come le tangenziali o le circonvallazioni. In questo modo, però, quartieri in cui le auto dovrebbero avere un basso impatto cambiano radicalmente, con il risultato che i genitori non si fidano a lasciar girare i bambini da soli e anche l'utilizzo di biciclette viene disincentivato, tanto più visto che queste strade secondarie sono spesso prive di piste ciclabili.

Una soluzione radicale, ma che comunque è normalità nei Paesi Bassi, è quella di bloccare una delle due estremità degli ingressi nella via, o nel quartiere, con degli ostacoli che permettono però comodamente il passaggio a pedoni e ciclisti. Bloccando uno solo dei due ingressi, inoltre, si consente a chi abita lì, o a chi si deve recare in visita, di poter comunque accedere; rendendo invece impossibile l'utilizzo come scorciatoia.

Ma se si costruiscono corsie più strette nelle arterie principali e si chiude l'accesso alle strade secondarie, non si rischia di ingolfare il traffico? La soluzione, ovviamente, passa da un continuo miglioramento del trasporto pubblico e della ciclabilità delle città; arrivando così a rendere possibili e realistiche anche delle scelte davvero coraggiose.