Le città del futuro fanno bene alla salute? Le città del futuro fanno bene alla salute?

Le città del futuro fanno bene alla salute?

Un focus su innovazione e coinvolgimento dei cittadini

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Innovazione e coinvolgimento dei cittadini: sono questi i temi principali del semestre di presidenza europea olandese che terminerà il prossimo 1° luglio. In questi sei mesi, i meeting ufficiali a Bruxelles e in Lussemburgo sono presieduti dall’Olanda, mentre una serie di eventi e incontri informali ha avuto come palcoscenico il cuore di Amsterdam, città nominata Capitale Europea dell’Innovazione proprio dalla Commissione Europea.

La capitale olandese rappresenta un ottimo esempio di come l’innovazione possa trovare spazio all’intersezione tra ricerca accademica, istituzioni e aziende. Questa visione fa parte della stessa cultura olandese, che storicamente si è sviluppata proprio grazie a una concezione di innovazione come collaborazione tra diversi attori della società. La città di Amsterdam ne è un esempio: l’aspetto innovativo della capitale non è legato solamente alla tecnologia, ma anche a una mentalità imprenditoriale e allo stesso tempo collaborativa. È idea diffusa che la capitale olandese sia una open platform verso la quale convergono tutte le sue componenti economiche e sociali, concorrendo a modellarne la forma. In una città che diventa smart, interattiva e una sorta laboratorio a cielo aperto trova spazio una community di 40 mila city makers, cittadini che contribuiscono in modo attivo a questo processo. In questo modo non è solo la città a diventare smart, ma anche i cittadini, che grazie alla tecnologia possono diventare protagonisti.

In questo contesto, il ruolo dei cittadini, siano essi ricercatori, designer, imprenditori o membri delle istituzioni, diventa centrale nel processo di design della città del futuro. E’ su questo presupposto che ha avuto luogo Design & The City 2016, conferenza internazionale sulle città del futuro, le smart city.

Design & The City 2016

Gabriele Ferri –ricercatore italiano attualmente all’Università di Scienze Applicate di Amsterdam– è uno degli organizzatori e ci spiega come è nata l’idea.

“Design & the City nasce dall'intersezione di temi come la cittadinanza attiva, l'empowerment, le smart cities e gli smart citizens che sono parte integrante del gruppo di ricerca in Play & Civic Media di cui io e Martijn de Waal (l’altro organizzatore, ndr) facciamo parte.”

Il semestre di presidenza europea ha concentrato risorse e attenzione sul tema delle smart city, che lo stesso Ferri definisce come “spazi urbani aumentati con tecnologie digitali”. Le smart city non sono un concetto nuovo, ma la diffusione di tecnologie come Internet of Things, Arduino, sensori, RFID e le stampanti 3D ne hanno aumentato esponenzialmente la portata, soprattutto in un posto dove l’innovazione galoppa, come appunto l’Olanda. Il focus dell’evento era appunto questo, come formiamo degli smart citizen, gli abitanti della città del futuro?

Collaborazione è la parola chiave. Design & the City si sviluppa infatti assieme a una serie di altre iniziative come il FabCity Campus, un temporaneo campus posizionato sull’isola di Java e accessibile a chiunque voglia contribuire a innovare lo spazio urbano.

Per fare in modo che i cittadini possano contribuire nel modo migliore a creare la città dei prossimi anni, serve che siano preparati, capiscano la sfida e abbiano le abilità tecniche per prenderne parte. Di qui l’idea della Knowledge Mile – il miglio della conoscenza – una strada lungo la quale trova spazio un network di realtà innovative.

“Knowledge Mile” continua Ferri “è un living lab, una rete di diverse realtà radicate nel territorio di Amsterdam, lungo due strade in particolare –Wibautstraat e Weesperstraat. Tra le sue moltissime attività, potrebbe essere un collettore di idee e sperimentazioni dal basso. Nell'ambito delle smart cities, KM sostiene per esempio diversi esperimenti su sensori per la qualità dell'aria e di mappature crowdsourced (fatte dai cittadini, ndr) dello spazio urbano.” Già oggi connette università, startup, co-working e NGO a realtà come Rabobank (una delle più grandi banche olandesi) e KLM. La Knowledge Mile ha anche il supporto della città di Amsterdam e di tre università di scienze applicate: InHolland, Hogeschool van Amsterdam ed Amsterdam Hogeschool voor de Kunsten.

Smart City e Well-being

Il programma era fitto di conferenze, dibattiti e workshop, in modo che i partecipanti potessero prendere parte all’evento, sporcandosi le mani e contribuendo con i loro input alla pubblicazione che raccoglierà tutti i contenuti di Design & The City. Tuttavia, uno dei temi dominati era come usare il concetto di Smart City associato al well-being dei suoi cittadini.

A Sense in the City, evento collaterale organizzato dal Digital Life Lab si è parlato di come creare una città sana e vivibile. E’ stata l’occasione per presentare diversi prodotti tecnologici, soprattutto nel campo del fitness e della salute personale. La città aumentata dall’innovazione digitale rappresenta infatti anche la palestra dove i cittadini possono migliorare la loro salute, e magari contribuire a quella degli altri. Questa almeno è la visione di Paul Veugen, co-fondatore della start up americana Human, un tracker di attività fisiche e calorie. Sono tre milioni le attività sulle quali Human effettua un live tracking quotidiano che coinvolge 900 diverse città, mostrando il tempo dedicato all’attività fisica e il tipo di attività, permettendo di visualizzare la città stessa come rappresentazione vivente dell’attività dei suoi abitanti.

L’idea di base è che i dati che arrivano dal tracking che avviene tramite GPS non vengano usati per creare competizione, ma piuttosto per prendere ispirazione da altri concittadini o dagli abitanti di un’altra città: puoi condividere percorsi e tipo di attività, tempi e posizione in real time, contribuendo alla salute degli altri. Lo slogan di Human è “Il mondo è la tua palestra”, per la quale non serve pagare nessuna iscrizione. Il digitale può diventare quindi una tecnologia che previene patologie, lavorando sulla prevenzione senza pesare sulle spalle delle istituzioni e degli stessi cittadini nei sistemi a sanità pubblica.

Un altro interessante progetto in questo senso è BAMBEA, che usa dei beacon – dispositivi per attirare l’attenzione su determinati oggetti posizionati in uno spazio – per stimolare l’attività fisica. Anche qui il focus è sulle motivazioni piuttosto che sulle performance, l’unico risultato da raggiungere è infatti la salute. In questo caso vengono usati dei sensori bluetooth (Glimworm beacon, beacon alimentati da batterie a lunga durata) che trasmettono un segnale al secondo, motivando i runner che stanno usando BAMBEA app. In poche parole, mentre stai correndo, camminando o girando in bici per il parco, un motivatore digitale personalizzato comunica via bluetooth con il tuo telefono, incoraggiandoti all’attività in prossimità di determinati punti del parco stesso. Il tutto avviene in base alle caratteristiche individuale dello user e senza problemi legati alla privacy, in quanto non c’è nessun tipo di tracking via GPS, perché i segnali inviati arrivato solo via bluetooth. Il progetto per ora è limitato ad un solo parco cittadino (Oosterpark), ma il comune di Amsterdam vorrebbe estendere l’iniziativa ad altre zone della città.

Human e BAMBEA sono due app che mostrano come i big data possano essere usati come spinta motivazionale per gli smart citizen, in una conversazione tra cittadini e contesto urbano che migliora la qualità della vita dei cittadini stessi.