La scommessa di Blue Origin La scommessa di Blue Origin

La scommessa di Blue Origin

Il programma spaziale di Jeff Bezos sta passando dalle parole ai fatti

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Jeff Bezos, l’uomo al comando del colosso e-commerce Amazon, ha annunciato importanti novità per quanto riguarda il futuro di Blue Origin.

Ma prima di tutto: cos’è Blue Origin?

Si tratta di un’azienda aerospaziale statunitense fondata nel 2000 dallo stesso Bezos, con l’obiettivo di rivoluzionare la space industry riducendo drasticamente i costi di infrastrutture e risorse. L’esempio più noto di questo approccio è il recente successo dei New Shepard, i suoi razzi VTVL (Vertical Takeoff and Vertical Landing) capaci di atterrare dopo avere compiuto il loro incarico, e quindi di essere riutilizzabili molte più volte rispetto ai razzi tradizionali.

Nuove prospettive?

Il CEO di Amazon ha annunciato l’avvento di un nuovo centro di produzione di razzi, localizzato in Florida: l’impianto coprirà un’area di sette ettari. Lo scopo della nuova infrastruttura è permettere l’assemblaggio di quello che sarà il primo razzo orbitale “made in Blue Origin”, dato che il New Shepard (un tributo ad Alan Shepard, il primo americano a raggiungere lo spazio nel maggio del 1961) può soltanto viaggiare nello spazio suborbitale.

La distinzione tra voli suborbitali e orbitali è semplice. I primi sono voli in cui il mezzo supera i cento chilometri sul livello del mare, per poi tornare senza avere completato una rivoluzione intorno al nostro pianeta; i secondi sono i voli in cui il mezzo abbandona completamente l’atmosfera terrestre (e non soltanto i suoi primissimi strati come nel volo suborbitale), sfruttando poi l’attrazione gravitazionale per stabilizzare la rotazione intorno al pianeta. La storia dei voli suborbitali è iniziata - come molte innovazioni tecnologiche - in tempo di guerra: con il passare dei decenni, però, il loro impiego è stato declinato nell’ambito commerciale.

Non ci sono ancora molte informazioni riguardo al nuovo mezzo, nonostante la fase di sviluppo sia iniziata ormai tre anni fa: il CEO di Blue Origin ha promesso la diffusione di dati più precisi nel corso dell’anno.

Il vero core business

Più di passeggiate lunari o di grandi esplorazioni interplanetarie, il core business dell’industria spaziale consiste nella messa in orbita di satelliti. In un certo senso quindi, lo scopo non è osservare il lento movimento di galassie lontane, ma guardare noi stessi, giù sulla Terra.

È anche su questo punto che gli osservatori di questo settore in continua espansione spesso si dividono: Jeff Bezos, da sempre noto come un business man dai modi piuttosto “risoluti”, sembra essere più interessato al lato redditizio dell’avventura spaziale (satelliti e turismo orbitale) e meno al lato più antropologico, socio-culturale, aspirazionale. Aspetto che invece Elon Musk, il suo competitor naturale, ha saputo cogliere fin dai primi giorni della sua Space X, elaborando quello che con il passare del tempo sembra sempre meno un miraggio, la colonizzazione di Marte. Solo il tempo saprà dire chi ci ha visto più lontano: per ora, comunque, viviamo in un presente in cui dubitare del (buon) senso per gli affari di Bezos è piuttosto difficile.