L’arte stampata in 3D: Il caso Rembrandt L’arte stampata in 3D: Il caso Rembrandt

L’arte stampata in 3D

Il caso Rembrandt

- + Text size
Stampa

Nonostante sia scomparso nel 1669, il pittore olandese Rembrandt ha da poco presentato una nuova opera. Il 5 aprile scorso, infatti, un lavoro durato 18 mesi è giunto alla sua conclusione con la stampa a 3D di un “nuovo classico” rembrandtiano ideato da Bas Korsten, Executive Creative Director dell’agenzia pubblicitaria J. Walter Thompson in collaborazione con Microsoft e ING Bank.

Il progetto “The Next Rembrandt” è iniziato con una serie di scansioni tridimensionali degli originali del pittore, che ha portato alla creazione di un archivio di 148 gigabyte analizzabile da un computer. Una volta terminata questa fase, si è deciso che la “nuova” opera sarebbe stata un ritratto, e si è quindi cominciato a tracciare l’identikit del modello – il modello che Rembrandt avrebbe scelto, stando all’analisi dei big data, ovvero un maschio caucasico con barba e baffi, tra i 30 e i 40 anni, con un vestito nero, un collare di pizzo bianco e la testa rivolta verso destra. Una volta deciso chi ritrarre, il lavoro è potuto cominciare e si è passati all’analisi di 168.263 frammenti di opere di Rembrandt, che sono stati assemblati assieme, creando un remix certosino di tutte le caratteristiche facciali dipinte in vita dall’artista. “Abbiamo digitalizzato le superfici di tutte le opere di Rembrandt, studiandone la composizione degli elementi e il tipo di pigmenti utilizzati”, ha spiegato Joris Dilk dell’Università di Delft, che ha lavorato al progetto.

“The Next Rembrandt” è nato non solo per essere la naturale evoluzione dell’opera del massimo rappresentante della pittura fiamminga ma anche per unire davvero il passato e il presente tecnologico. Proprio per questo si sono voluti utilizzare i big data e la stampa in 3D. Parliamo di 3D perché, come spiegato da uno dei responsabili del progetto: “un quadro non è un’opera bidimensionale, ha tre dimensioni, è per questo che sembra avere vita”. La stampa del dipinto è resa possibile da un macchinario in grado di depositare diversi strati di materiale simile alla pittura, simulando la stratificazione delle pennellate tipica dell’arte pittorica. Il risultato pare essere notevole: di certo sembra un Rembrandt, potrebbe passare per un buon falso, se non fosse del tutto “originale”, almeno negli ingredienti di base che sono stati utilizzati.

Oltre a quelle citate, il progetto ha unito molte tecnologie all’ultimo grido, compreso l’algoritmo per il riconoscimento facciale con cui si è mappato il dipinto, calcolando la giusta distanza tra naso, occhi e orecchie ed è stato un esperimento sull’unione tra algoritmi e arte. Korsten ha raccontato al Guardian che “c’è voluta un po’ di perseveranza e ci sono stati momenti in cui abbiamo pensato di non farcela. Troppe informazioni, troppi dati”. Dopo diciotto mesi di lavoro e un monumentale studio della sua opera pittorica, è nato così un nuovo Rembrandt.
Korsten spera che lo stesso approccio possa essere applicato in futuro ad altre forme d’arte, come la musica.