Verso una rete più veloce Verso una rete più veloce

Verso una rete più veloce

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È da poco uscito il report State of the Internet di Akamai, un’analisi trimestrale dettagliata su connettività e sicurezza della rete internet a livello globale. Akamai è un’azienda americana con sede a Cambridge (Massachusetts), fondata da un neolaureato al MIT Daniel Lewin e dal professor Tom Leighton assieme a Jonathan Seelig, Preetish Nijhawan e Randall Kaplan nel 1998. In realtà, la sua storia inizia tre anni prima, quando Tim Berners-Lee, l’inventore del World Wide Web, immaginò che con l’aumentare del traffico online, la rete si sarebbe potuta congestionare. Serviva quindi un servizio che distribuisse i contenuti in modo efficace e veloce tramite una rete di distribuzione dei contenuti (CDN, Content Delivery Network). Questo viene assicurato tramite il mirroring, la copia dei dati di un sito su un server che lo renda accessibile a una serie di utenti. La ricerca e lo sviluppo di questa rete di server ha portato la compagnia americana ad essere quotata al Nasdaq l’anno successivo alla sua fondazione e ad essere una delle aziende leader a livello mondiale in questo settore. Gestendo un network di server situati in tutto il mondo, infatti, Akamai serve tra il 15% e il 30% del traffico Web globale. Attualmente, Akamai è una delle piattaforme di distribuite computing più grandi al mondo e tra i suoi clienti ci sono stati negli anni Facebook, Apple, Twitter, eBay e altri giganti della rete. In poche parole, quando noi user navighiamo la rete collegandoci ad un URL di un cliente Akamai, il nostro browser ci indirizza a una copia del sito che cerchiamo, localizzata dall’azienda in un server a noi vicino di modo da ridurre i tempi e aumentare la qualità delle connessioni internet.

Rappresentando un’azienda di questo calibro, la mole di dati che riesce a raccogliere offre una visione d’insieme sullo stato della rete e i suoi report trimestralsono una buona base per chi sia interessato ad un check up del network sul quale è basata la nostra economia, Internet.
Akamai è una parola hawaiiana che significa esperto o intelligente, come intelligente è la piattaforma che utilizza, Intelligent Platform, che grazie alla gestione di oltre tre trilioni di richieste di contenuti web al giorno effettua una vasta raccolta dati su velocità di connessione, banda e problemi di connettività a livello mondiale.

Per quanto riguarda la velocità di utilizzo della rete, uno dei temi principali è la transizione da una connessione IPv4 a una IPv6. Il protocollo IPv4 - brevettato nel lontano 1981 e predecessore di IPv6, sviluppato invece nel 1998 - è il primo a essere stato utilizzato (e il meno performante) tra i due. La migrazione al protocollo più avanzato è cominciata nel 2012 in occasione del World IPv6 Launch e il processo è continuato negli anni a venire. Il passaggio al protocollo IPv6 è uno step fondamentale per il Web di oggi, dove i contenuti video, in forma di live streaming o meno, sono destinati ad aumentare in quantità e qualità video. Da questo punto di vista, lo State of the Internet Report Q1 2016 rappresenta il barometro della transizione verso una fruizione di Internet migliore. Il primo dato a balzare all’occhio è quello dei Paesi che adottano maggiormente il protocollo IPv6, che vedono in testa il Belgio (36%), seguito dalla Grecia (22%), che figura male in molte altre graduatorie, ma pare abbia intenzione di invertire la rotta.

Il numero di indirizzi IPv4 unici connessi alla Intelligent Platform di Akamai è diminuito di 1,8 milioni nei primi quattro mesi dell’anno, un numero in linea con le previsioni dell’azienda. Tra i Paesi nella top 10 mondiale delle connessioni ai servizi Akamai, sono sei quelli che hanno visto un calo degli indirizzi IPv4 su base trimestrale (USA, Cina, Giappone, Germania, UK e India).

Se guardiamo alla velocità di connessione media e alla velocità massima di navigazione delle connessioni IPv4, in cima alle classifiche mondiali troviamo i Paesi asiatici: Corea del Sud nella prima (29 Mbps) e Singapore nella seconda (146,9 Mbps), contro dei valori medi pari a 6,3 e 34,7 Mbps. Globalmente, velocità media e velocità di punta sono aumentate del 12% e 6,8 % nell’ultimo trimestre analizzato.

Per dare un termine di paragone, in Corea del Sud l’84% delle connessioni viaggia ad almeno 10 Mbps, mentre i migliori in Europa sono Svizzera (68%) e Olanda (67%).
Nel vecchio continente, è la Norvegia a guidare il gruppo con una velocità di connessione media di 21,3 Mbps, mentre l’Italia è quartultima con 8,2, seguita solo da Grecia, Croazia e Cipro.

Se consideriamo solo le connessioni di velocità superiore ai 10 Mbps lo scenario non cambia, con il 18% precediamo di nuovo soltanto Grecia, Croazia e Cipro tra i Paesi europei.

Nei dati delle connessioni IPv4 da mobile, è il Regno Unito a guidare la classifica continentale con 27,9 Mbps, che risulta il dato migliore anche a livello globale. Il picco nella velocità di connessione si raggiunge però in Germania, con 172 Mbps, dato vicino solo a quello australiano a livello mondiale (148 Mbps).

I browser più utilizzati da mobile secondo i dati Akamai, indipendentemente dal tipo di connessione, sono invece Android Webkit e Google Chrome.

Per capire quanto una connessione stabile e dalle alte performance sia utile nella vita quotidiana, e sia ormai parte della stessa infrastruttura della nostra società, basta guardare le connessioni nei giorni degli attentati a Bruxelles dello scorso 22 marzo. Le autorità belghe chiesero infatti di evitare le chiamate online e gli streaming per non saturare la rete in un momento in cui tutti cercavano informazioni online sull’avvenimento in corso. Alla luce di avvenimenti come questi, è più che mai evidente quanto le connessioni alla rete debbano essere in grado di supportare le richieste degli user per essere considerate un servizio affidabile, soprattutto in occasione di eventi drammatici o che coinvolgano un numero elevato di persone che hanno necessità di connettersi.