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L’accordo tra Uber e il comune di Mosca

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Da quando Uber, il servizio di trasporto automobilistico privato è diventato un fenomeno globale, una nuova parola è entrata nel nostro vocabolario: uberizzazione. L’impatto dell’azienda formata nel 2009 a San Francisco sull’economia mondiale – la cosiddetta “disintermediazione” resa possibile da questo servizio – ha cambiato il modo di spostarsi e lavorare in molte città di tutto il mondo. Le novità sono state molte in questi anni, da Uber Pop a Uber Bike, passando per Uber Rush, ma non hanno riguardato solamente i nuovi servizi introdotti dalla compagnia. Di recente, invece, sono altre le questioni aperte: quelle legate alla gestione dei dati raccolti dall’app di una delle start up più importanti del panorama mondiale.

Dallo scorso marzo infatti, Uber collabora anche con il dipartimento dei trasporti del comune di Mosca. Si tratta di un accordo di collaborazione tra l’azienda americana e le autorità della capitale russa che prevede la condivisione dei dati di passeggeri e autisti. In particolare, secondo quanto riportato dall’emittente russa RBC, nell’accordo tra il mobile taxi ordering service più utilizzato al mondo e le autorità locali, sono stati concessi 90 giorni per assicurarsi che tutti gli autisti fossero autorizzati dallo Stato russo.

Sono fondamentalmente due le condizioni imposte da Mosca alla società americana: la prima è che Uber lavori solo con autisti che abbiano ricevuto una licenza statale, quindi autorizzati a guidare i taxi dallo Stato russo. La differenza con la situazione negli Stati Uniti è sostanziale: in America, infatti, la licenza per i taxi è difficile da ottenere e costosa e l’app fornisce una valida alternativa per chi voglia guadagnare soldi offrendo un servizio analogo al taxi.

Secondo quanto riportato da Tetyana Lokot su Global Voices, l’accordo tra Uber e le autorità locali russe risale in realtà al 2015, ma la compagnia americana aveva chiesto più tempo per delle consultazioni ai piani alti nella sede di San Francisco. Lo scorso febbraio il dipartimento dei trasporti moscovita era addirittura arrivato a minacciare Uber di non autorizzare il servizio in città se l’azienda non avesse rispettato i requisiti richiesti per le licenze agli autisti.

La seconda, più interessante, caratteristica dell’accordo prevede una condivisione dei dati sugli spostamenti di passeggeri e autisti con le autorità locali, più precisamente al Traffic Organization Center di Mosca. L’amministrazione moscovita crede che la collaborazione potrà incrementare il nuovo Intellectual Transportation System (ITS) della città raccogliendo dati dai diversi network di trasporti locali, avendo così la possibilità di monitorare il traffico in tempo reale. Come sottolineato dalla stessa Lokot, non è ancora chiaro come le autorità di Mosca utilizzeranno i dati con i loro partner al di là dell’uso da parte del ministero dei trasporti. L’ITS infatti, usa una combinazione di metodi di monitoraggio e aggregazione dei dati sul traffico, inclusi gli spostamenti tracciati dal GPS dei telefoni cellulari, le camere a circuito chiuso cittadine utilizzate per registrare le infrazioni del codice della strada, i parcheggi, i semafori e la rete di sistemi di allerta per autisti e passeggeri.
I maggiori competitor di Uber in Russia, Yandex Taxi (il servizio taxi del più usato motore di ricerca russo) e Gett, avevano già firmato accordi con agenzie governative nel passato, i primi nel 2014, i secondi lo scorso gennaio. Entrambi impiegano solamente autisti autorizzati al momento e condividono i dati con il dipartimento dei trasporti moscovita.


Uscendo dal perimetro della capitale russa, Uber opera in altre sette città del paese e il vice presidente Ryan Graves ha dichiarato che il piano è di arrivare a un totale di 17 entro la fine di quest’anno. Fuori dai confini russi invece, l’azienda americana copre 400 città in 68 diversi paesi.
Tra i grandi investitori stranieri che hanno scommesso su Uber ci sono anche tre importanti uomini d’affari russi: Ziyavudin Magomedov (proprietario del gruppo Summa), Alisher Usmanov (USM Holdings) e Mikhail Friedman, che ha investito 200 milioni di dollari tramite LetteONe.