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DigiTIM, Multimedia Entertainment:
verso l'esperienza totale

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Abbiamo incontrato Daniela Biscarini, Responsabile Multimedia Entertainment & Consumer Digital Services di TIM, per fare il punto sulla convergenza dell'offerta in un settore in continua evoluzione.

Negli ultimi tempi TIM è stata molto attiva dal punto di vista degli annunci strategici nel settore dei media. In che modo si inseriscono nel contesto del Piano Industriale DigiTIM?  

Il piano DigiTIM apporta novità importanti sia per quanto riguarda l'organizzazione interna del lavoro, sia per il rapporto con il cliente. L'area Multimedia Entertainment aveva da tempo accolto questi principi. Dal punto di vista delle metodologie  di lavoro, per esempio, il nostro settore, sfruttando anche il lavoro agile, ha potuto portare sul mercato i propri servizi con rapidità molto maggiore, accorciando a quattro settimane i tempi di rilascio. La chiave è costruire i servizi intorno al cliente, permettendo alle persone di testare l'interfaccia durante la stessa fase di sviluppo. Oltre a eliminare fin da subito l'80% degli errori, questo ci permette di arrivare sul mercato con servizi che i clienti già apprezzano per la loro componente chiave, e cioè l'esperienza utente. 

Il caso di studio di Netflix ci insegna che il catalogo dei contenuti è sicuramente importante, ma non come la qualità dell'esperienza. Se il contenuto è il migliore, ma l'interfaccia non è all'altezza, in questo mercato non si vince.  Per questo ci stiamo avvicinando nella nostra offerta a una esperienza totale ed eccellente, a prescindere se si tratti di video, musica o gaming.

Se l'interfaccia è davvero così centrale, il nostro futuro sarà sempre più legato al TIM Box? Sarà il nostro decoder a rappresentare fisicamente la totalità dell'esperienza di intrattenimento?  

Ci stiamo arrivando. Sicuramente TIM Box è un elemento sempre più centrale nella nostra strategia, come lo sono del resto gli analoghi prodotti di Google e Amazon. Inoltre, oggetti come TIM Box, Google Home o Alexa sono destinati a portare applicazioni di domotica sempre più avanzate nelle nostre case, anche grazie all'evoluzione di settori come la sensoristica e l'intelligenza artificiale. Se ancora non siamo alla "casa iperconnessa", dal punto di vista dei contenuti, della gestione delle utenze, della sicurezza, le applicazioni di base della casa intelligente ci sono già, e possono già essere svolte da ciascuno di questi piccoli "hub", su cui ogni azienda mette in campo i propri punti di forza.

Qual è il nostro punto di forza sulle applicazioni di domotica?

Rispetto a Google e Amazon sicuramente possiamo contare sul rapporto di fiducia costruito in anni con il mercato italiano. Sulle applicazioni di smart home questo è molto importante, quando parliamo per esempio di privacy e del trattamento dei dati, anche perché noi siamo soggetti a leggi e regolamenti molto stringenti sia a livello italiano sia europeo.

E quali sono, invece, gli elementi di distinzione della nostra offerta di contenuti?

Sotto questo profilo da anni ci viene riconosciuta una conoscenza specifica su quali sono le preferenze degli italiani, sia per il catalogo, sia per il modo in cui viene fruito. TIMVision, un servizio che nasce on demand, ha una sua precisa linea editoriale, che tra le altre cose è molto centrata verso le produzioni di qualità. E' in questa chiave che va letto il recente accordo con Vision Distribution: il cinema italiano di qualità, con l'eccezione di pochi blockbuster, era spesso tenuto ai margini dei canali distributivi tradizionali. Vision Distribution ha capito che lo streaming, unito a una esperienza impeccabile, sarebbe stato una grande opportunità, fino al punto di rompere il tradizionale schema delle finestre di programmazione. Oggi riusciamo a vedere online ottimi film italiani dopo 4 mesi dall'uscita nelle sale, rispetto ai precedenti 6 o 8. L'altro punto di forza è la freschezza: su TIMVision troverete sempre film, serie e anche contenuti per ragazzi davvero originali. Stiamo facendo un grande lavoro sul nostro catalogo, e i clienti se ne sono accorti.   

Abbiamo parlato dell'offerta on demand. Ma recentemente, in occasione delle Olimpiadi Invernali, avete stretto un accordo anche con Eurosport. Significa forse che anche gli eventi in diretta sono destinati a crescere sullo streaming online, oppure per questo tipo di contenuti il satellite o il digitale terrestre domineranno ancora per molto tempo?  

Il Digitale Terrestre è dominante perché arriva in tutte le case,  ma come tecnologia è destinato a diminuire il suo peso. Il satellite forse ha un futuro più lungo, ma ha una diffusione minore. Il fatto che Mediaset abbia deciso di portare su TIMVision i propri canali in chiaro è un segnale importante. Hanno capito, per esempio, che su un decoder "a due vie" è possibile arricchire i contenuti di molte nuove funzionalità anche sulla trasmissione in diretta. Il vero fattore di rallentamento sono le caratteristiche socio-demografiche dei telespettatori italiani. Siamo un popolo con una età media molto alta, e questo rallenta il processo di sostituzione. Per questo ci vorrà del tempo perché gli eventi che si basano sulla contemporaneità e l'aggregazione, come lo sport o il Festival di Sanremo, prendano in considerazione di abbandonare la televisione tradizionale. Ma la strada è segnata e la televisione lineare, coi suoi palinsesti e i suoi vincoli, a un certo punto dovrà cedere il passo.  

Usciamo per un attimo dall'ambito dei contenuti. A giudicare dalle sperimentazioni che state organizzando con i giovani sviluppatori in tutto il Paese, direi che possiamo aspettarci molte altre cose dal TIM Box, giusto?

Io credo che per TIM sia un dovere continuare ad esplorare le opportunità delle tecnologia di un decoder "aperto" come TIM Box che, essendo basato su Android, permette a qualsiasi  sviluppatore di proporre nuove applicazioni. Insieme ai giovani programmatori, che coinvolgiamo in "hackathon" (gare tra sviluppatori a tema), abbiamo l'opportunità di spingere la loro creatività là dove forse, come azienda, non siamo portati naturalmente a pensare, ben consapevoli che tra le tante idee potrebbe nascondersi anche un grande successo sul mercato.

Sono convinta che in un contesto di continuo cambiamento sia necessario tenere gli occhi aperti e magari anche imparare  dagli errori degli altri. Occorre avere un approccio aperto, nella consapevolezza che su alcune tematiche possiamo avere un ruolo verticale molto importante. 

Ovviamente non tutte le applicazioni possono salire a bordo di TIM Box. Il nostro criterio di selezione è la semplicità e la chiarezza dell'interfaccia. L'ha capito la stessa Netflix, la cui integrazione in TIM Box non è più "una interfaccia dentro una interfaccia" ma qualcosa di perfettamente integrato con gli altri servizi.

TIMVision si sta distinguendo per la capacità di esplorare linguaggi nuovi persino rispetto a SKY, che già propone storie abbastanza innovative rispetto a ciò che siamo abituati a vedere in TV. Handmaid's Tale, Dark Polo Gang, Skam sono solo alcuni esempi dei serie "di rottura" rispetto allo stile tradizionale delle reti generaliste. Dove vuole andare il mercato italiano, dal punto di vista dei linguaggi e delle narrazioni?   

In un contesto narrativo molto competitivo, con Sky, Amazon Prime Video e Netflix non potevamo che chiederci: "che ruolo possiamo avere noi?". E' evidente che l'offerta seriale occupa una larga parte delle fruizioni televisive, e che molti stili sono già stati esplorati. Tutti i principali player stanno evolvendo e trovando una loro strada. Noi abbiamo deciso di privilegiare la nuova serilalità italiana di qualità, e le serie internazionali più brillanti e innovative. Lo abbiamo fatto perché difficilmente gli operatori di origine anglosassone come Netflix  si sarebbero avventurati sul terreno delle nuove produzioni italiane, che noi conosciamo meglio. Allo stesso modo sapevamo che alcune produzioni particolari, per la RAI, sarebbero state una pericolosa escursione rispetto ai margini della missione del servizio pubblico. In questo modo abbiamo saputo intercettare gli opinion leader del mondo dei contenuti, che a loro volta avrebbero avrebbero traghettato sulla nostra offerta il target di nostro interesse. Abbiamo cercato di farlo mescolando razionalmente quei titoli che aiutano a fare comunicazione con quelli che macinano moltissime fruizioni. La chiave per vincere, in questo mercato, è trovare spazi non esclusivi tra "masse silenziose" e "nicchie rumorose", che facciano vincere certe produzioni insieme ad altre, e non in loro sostituzione.  

Questo lavoro di coinvolgimento degli opinion leader lo state facendo anche nel gaming. Alle principali fiere di settore presentate i nuovi titoli di TIMGames con l'aiuto dei più famosi gamer della rete.  

Dobbiamo necessariamente contare sul loro grande seguito, che non è solo numerico, ma anche di qualità. Sono estremamente credibili nelle loro community, e questo ci serve per intecettare un pubblico tutto sommato abbastanza nuovo per noi, e a cui bisogna mostrare come il cloud gaming e in generale il gaming su piattaforme diverse dalle classiche console, è ormai una realtà, e una realtà promettente.

Chiudiamo con la musica. Che strada sta prendendo TIMMusic?

Mai come nel caso della musica l'ampiezza del catalogo non rappresenta più un elemento differenziatore. TIMMusic ha 25 milioni di brani, una offerta che dal punto di vista della percezione non si distanzia  da quella di Deezer e Spotify. Quello che conta, in questo caso, oltre alla qualità dell'esperienza è la capacità di trovare la musica giusta per i nostri clienti. Come per TIMVIsion, anche su TIMMusic si avverte una forte componente editoriale italiana, che individua e indirizza i tratti del consumatore nazionale. Se l'esperienza è ormai perfetta per tutti, se i cataloghi sono indifferenziati, l'unico elemento che fa differenza è la capacità  editoriale, la content curation, chi ti crea quella playlist, chi ti raccomanda quel brano. Negli anni tutti i soggetti della filiera (major, artisti, clienti) ci hanno riconosciuto una particolare capacità di comprendere la realtà del mercato musicale italiano. Del resto, se la musica italiana è così apprezzata nel mondo, non vedo perché non dovremmo apprezzarla noi, che l'abbiamo nel sangue.