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Le prospettive di TIM nel mercato multimedia

Intervista con Daniela Biscarini

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Con un ecosistema dei media completamente rivoluzionato dalla distribuzione via internet accanto ai broadcaster si sono affiancati non solo i grandi giganti del web, ma, con offerte sempre più competitive, anche gli operatori di telecomunicazioni. Con TIMvision e TIMmusic la proposta di TIM, presentata in una conferenza stampa a Milano il 1° settembre 2016 è particolarmente ricca, e questo testimonia il ruolo sempre più centrale che TIM intende giocare in questi mercati. Per approfondire questi temi abbiamo incontrato Daniela Biscarini, responsabile Multimedia Entertainment & Consumer Digital Services, e le abbiamo rivolto alcune domande.

Che spazio si è conquistata TIM con le offerte media, nell’evoluzione della convergenza tra servizi telco, web e contenuti digitali?

Abbiamo esplorato questa strada con grande coerenza, fin da quando questa convergenza si manifestò alcuni anni fa. Siamo stati i primi sul mercato a individuare l’opportunità di mettere in campo gli asset non duplicabili di un carrier di telecomunicazioni, per diventare non necessariamente un player dei media, ma sicuramente un abilitatore tecnologico, un distributore per questo mercato. Per ora distribuitamo contenuti di altri, ma sappiamo che i percorsi portano naturalmente verso una differenziazione del prodotto e quindi, potenzialmente, anche alla produzione di contenuti propri. Dico questo perché l’esperienza ci insegna che più si va avanti e più l’esclusività della produzione diventa ciò che fa la differenza rispetto ai competitors. È una strada che percorriamo con sempre maggiore convinzione, che ci porta a competere sicuramente con gli altri operatori telco (con una offerta completa), ma anche su mercati verticali: video, musica, editoria, gaming.

 

Sappiamo che prossimamente partirà anche una offerta di Gaming. Qualche anticipazione?

Durante la conferenza stampa abbiamo annunciato che lanceremo  il cloud gaming. Per intenderci, invece di avere in casa una console coi giochi che acquistiamo per Playstation, Xbox, ecc, permetteremo di scegliere direttamente dalle nostre piattaforme in un catalogo online di circa un centinaio di giochi accessibili in cloud. Abbiamo scelto di privilegiare la logica dell’accesso su quella dell’acquisto di hardware  per cavalcare la tendenza sempre più marcata al casual gaming del target che più ci interessa, quello delle famiglie, che si differenzia nettamente dal classico videogiocatore da console, che tipicamente vive questa esperienza da solo. Avremo una offerta proprietaria che crescerà progressivamente con accordi con le grandi software house, per versioni cloud di giochi già noti al pubblico. La connettività in fibra permetterà un’esperienza di alto livello anche sotto il profilo della scheda grafica. In sintesi, vogliamo portare il trend del casual gaming, già consolidato sui dispositivi mobili, anche sui supporti fissi, con una qualità dell’esperienza molto alta.

 

Poco fa parlavamo di “asset non duplicabili”. Che cosa può avere di unico un operatore telco all’interno di offerte di distribuzione di contenuti multimediali?

Di non duplicabile abbiamo anzitutto lo zero rating, cioè il fatto di non far pagare il traffico dati per i clienti TIM che fruiscono dei contenuti da mobile. L’altro asset è il caring, che tipicamente quasi tutti i player di mercato svolgono in modo poco personalizzato e sempre da remoto. Noi invece possiamo offrire un’assistenza davvero end to end, che comprende tutta l’offerta, compresa la connettività. E abbiamo un nostro customer care gratuito, sempre accessibile. Per noi, che offriamo connettività, dare contenuti è un valore aggiunto rispetto alle nostre principali fonti di ricavi e i nostri prezzi sono più accessibili - sul fronte dei contenuti - rispetto ad altri player che nascono all’interno del mercato dei media. Non possiamo infine dimenticare che, in prospettiva, anche energy, domotica, allarmistica, assisted living, potranno passare sulla rete e tutto ciò potrebbe essere fatturato in bolletta attraverso il decoder, un po’ come già succede negli USA.

 

Quali sono i punti di forza dell’offerta di contenuti TIMvision?

Stiamo puntando su un’anima che non rinnega le radici locali. Noi sappiamo davvero cosa piace alle famiglie italiane: abbiamo un catalogo che non solo è ampio ma è centrato davvero sul cinema di qualità e di cassetta, sia nazionale sia internazionale. La nostra segmentazione e personalizzazione non si appoggia solo sulla qualità degli algoritmi, ma anche e soprattutto proponendo prodotti coerenti con ciò che i nostri clienti amano vedere nelle sale. Netflix è sbarcato in 130 paesi contemporaneamente, non può permettersi di sviluppare vere e proprie offerte locali. Hanno ottime produzioni proprie, ma raramente localizzate o doppiate. Il loro arrivo in Italia non ne ha cambiato il mercato. Noi non solo possiamo offrire tutto il nostro catalogo doppiato e sottotitolato in lingua originale, ma soprattutto abbiamo tutto ciò che i clienti vogliono vedere. I dati di fruizione ce lo confermano, chi usa TIMvision lo usa moltissimo.

 

Parlando del nuovo decoder TIMvision. Possiamo spiegare perché la scelta dell’ecosistema Android e la partnership con Google?

Seguendo la nostra strategia, che non è solo contenuti video ma anche musica e gaming, dobbiamo essere non solo un servizio ma anche una piattaforma. Tutto il mondo va in questa direzione, e ce lo insegna anche Netflix che notoriamente è un prodotto che si usa integrato in tanti altri servizi web. E’ quindi necessario, anche per noi, puntare non solo sulla segmentazione e sulla logica di accesso ai contenuti. Solo se riesco a sommare altri elementi nell’offerta, divento “il semplificatore” per il cliente. La piattaforma Android ci permette idealmente di valorizzare il nostro contenuto, ma anche di rendere molto semplice al cliente l’accesso a Netflix e ad altri servizi. In generale, se l’utente naviga su internet, a noi va bene. Abbiamo abbandonato da tempo la logica della cannibalizzazione tra contenuti all’interno di un walled garden, come più o meno tutti i player hanno fatto per tanto tempo. Noi non abbiamo accordi in esclusiva coi nostri content provider. L’ha capito anche Apple, dopo anni di sistemi chiusi (su cui – beninteso – hanno costruito le loro fortune finché è stato possibile), che sbarrare il passo ai servizi concorrenti non è più vincente.

 

Passiamo a TIMmusic: è vero che lo streaming della musica sta via via sostituendo, come trend d’uso, l’ascolto di file in locale, ed è vero che cambia anche il tipo di musica che le persone ascoltano?

Questo è un punto che mi appassiona particolarmente. L’osservazione empirica ci dice che avendo in tasca 25 milioni di brani cambia completamente il livello di segmentazione della musica che ascolti. Io ho un figlio di 15 anni che ascolta una musica molto commerciale. Ma quando siamo insieme mi fa sentire anche altro, da De Gregori, a De André, al rap di nicchia. Noi non avevamo questa ampiezza. I ragazzi grazie sia alle raccomandazioni tra i friends, ma anche grazie allo “smart discovery” della piattaforma, possono scoprire molto di più. Il limite è solo la loro voglia di scoprire. Prima la scoperta era intermediata, al massimo, dalla radio o dalla TV, adesso accedono a un catalogo virtualmente infinito. Il vero problema è che - di fronte a una tale ricchezza di scelta - non abbiamo ancora fatto in tempo a sviluppare quella cultura necessaria per orientarci. Una delle mosse di maggior successo, per TIM, è stata quella di scegliere un esperto come Alessio Bertallot nel ruolo di Direttore Artistico. È questo che ci ha permesso di produrre vere e proprie playlist raccontate, che permettono ai clienti, una volta scoperto un brano, di spaziare all’interno di un genere e persino di contestualizzarlo nel luogo e nella storia.

 

Chiudiamo coi numeri: a quanti clienti siamo arrivati nel video e nella musica?

Con TIMvision siamo arrivati a superare 700.000 utenti, un numero straordinario considerato che si tratta di una offerta relativamente giovane. Ovviamente è difficile confrontare questo numero con altri operatori che hanno modelli di business diversi: per intenderci un modello free non può essere paragonato a un cliente pay. Netflix, per esempio, quando parla di 300.000 clienti, include anche quelli che sono nel mese di prova gratuita. Per quanto riguarda TIMmusic siamo a  2 milioni di clienti premium, e più di   500.000 utenti attivi dall’inizio dell’anno , un altro straordinario risultato che ci colloca in testa tra i servizi di streaming musicale tra le Telco.