Internet Festival, il sentiment della Rete Internet Festival, il sentiment della Rete

Internet Festival, il sentiment della Rete

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Internet non è solo cyberbullismo, post-verità, o conversazioni intrise di odio, sessismo, razzismo. E' anche qualcosa che cambia, quasi sempre in meglio, le vite di tutti noi.

E' questo il messaggio forte che arriva da Pisa, dove per il sesto anno i più autorevoli esperti della transizione digitale, tecnici, umanisti, osservatori, analisti di mercato, professionisti del web si sono dati appuntamento a Internet Festival per discutere delle prospettive di una Rete sempre più al centro del dibattito pubblico.  

"E' un festival particolare - ci ha raccontato Claudia Vago, più nota in rete col suo nick "Tigella" - perché alterna i classici panel sui temi più scottanti con molti momenti di cultura digitale che si possono toccare con mano. Arte, performance, concerti live, fenomeni tangibili che in questi 4 giorni hanno cambiato il volto di questa città. Cerchiamo di non fermarci alle parole, ma di mostrare i fatti, che quasi sempre non sono così negativi come raccontano i giornali."

La rete è spesso game-changer, ma la maggior parte delle volte in positivo, e a Pisa ne abbiamo avuto diverse testimonianze. Grazie alle capability di rete, per esempio, è possibile fornire la posizione dei migranti nel mediterraneo e utilizzarli per mappe aggiornate in tempo reale a disposizione delle ONG che operano in questi tratti di mare, come abbiamo scoperto in un panel della rassegna. Iniziative di civic hacking come TerremotoCentroItalia, inoltre, permettono di scambiare informazioni a supporto delle persone colpite da catastrofi naturali. Grazie ai grandi cataloghi audio e video in rete, istituzioni come Teche Rai, Istituto Luce e Radio Radicale, anch'esse presenti al festival con un panel alla Scuola Normale Superiore, possono dare una seconda vita ai loro immensi tesori multimediali.

La Scuola Normale Superiore di Pisa, una delle sedi di Internet Festival 2017

Tra i molti libri sulla rete presentati al festival, "Nasci, cresci, e posta" di Simone Cosimi e Alberto Rossetti (Città Nuova) è uno di quelli che sembra cogliere più di altri nel segno dei tempi. Il tema è come  i social media stanno cambiando la vita dei giovani e dei giovanissimi. Fenomeno di cui una prova eloquente è arrivata nel pomeriggio di domenica, quando la giornalista Barbara Sgarzi ha dialogato sul palco del teatro Verdi con il "muser" Luciano Spinelli, in mezzo a una folla strabocchevole di ragazzini urlanti e adoranti.

Il problema è che se vi state chiedendo chi sia Luciano Spinelli e cosa sia un "muser" è perché esiste una divaricazione generazionale, ormai distinta per mezzo di comunicazione. I "muser" sono infatti le star di Musical.ly, una piattaforma video con cui milioni di adolescenti hanno mandato in pensione la televisione, e dove i ragazzi si cimentano nella reinterpretazione gestuale dei successi musicali del momento. Le più gettonate di queste "cover" creano dei veri e propri fenomeni di culto, su cui alcuni dei muser più celebri hanno ormai costruito un business a sei zeri.

I comportamenti degli adolescenti di oggi non sono più plasmati dalla televisione, che guardano sempre meno spesso. I loro sogni, codici, linguaggi non sono più indotti dall'alto, ma continuamente partecipati e ricondivisi su piattaforme come Musically, dove i ragazzi vengono direttamente coinvolti come soggetti attivi.

Simone Cosimi, Giornalista

Da sinistra, Simone Cosimi, Giovanni Ziccardi e Alberto Rossetti alla presentazione di "Nasci, Cresci e Posta".

Sono state 4 giornate fitte di discussioni, spesso animate, come quella sull'imbarbarimento del linguaggio dei politica, con il Web ancora una volta sul banco degli imputati. Peccato, come ci ha ricordato dal palco l'esperto di comunicazione politica Dino Amenduni, che l'insulto, la volgarità, la mancanza di senso di responsabilità risalgono a ben prima, quando la politica è diventata uno spettacolo televisivo.

Il famigerato "teatrino" della tv sembra sempre più lontano dal sentiment della rete, che vive ormai di vita propria. Ed è proprio sentiment la parola chiave di #IF2017: "I nuovi strumenti - ci ha detto Adriana de Cesare, Project Leader di Internet Festival - ci permettono di esplorare gli orientamenti, le direzioni e tendenze degli abitanti della rete, restituendo in tempo reale umori politici, istanze sociali, movimenti culturali, tendenze economiche. Anche per questo non possiamo ignorarli, magari commettendo l'errore di credere che il mondo dei media sia destinato a rimanere eterodiretto".

Forse - è questo il mantra che ci portiamo via da Pisa - i media tradizionali iniziano a denunciare un complesso di inadeguatezza, rispetto alla transizione in corso, e lo dissimulano a fatica cercando di dipingere la rete come una minaccia. E la sensazione sempre più netta è che se la transizione digitale sarà difficile, lo sarà soprattutto per loro.