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Il futuro del lavoro

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If we employ Inclusive Innovation globally, it could be the best thing that ever happened to humanity. We can have more wealth, better health, and widely held prosperity.

Erik Brynjolfsson, Director, MIT Initiative on the Digital Economy and co-founder, MIT Inclusive Innovation Challenge

Il MIT è alla ricerca di innovatori visionari in grado di reinventare business e skill professionali, nell’era dell’economia digitale, per un mondo migliore.
Con questo obiettivo il Massachusetts Institute of Technology, il prestigioso ente di ricerca di Boston, ha creato il contest Inclusive Innovation Challenge, all’interno del programma Initiative on the Digital Economy.
Si tratta di competizioni per start up e PMI chiamate a proporre soluzioni che trasformino le vecchie professioni in “mestieri digitali”, attraverso l’uso delle moderne tecnologie. Nuovi mestieri che favoriscano lo  sviluppo economico e sociale dei contesti di riferimento, dunque una “innovazione inclusiva”.    
L’idea è governare, anziché subire, insieme al mondo delle aziende, il cambiamento tecnologico in atto e i suoi riflessi sul mondo del lavoro.
Lanciato negli USA, il contest è stato adesso esteso al resto del mondo, Europa compresa. PMI e start up possono iscriversi entro il 1 Maggio, presentando una  proposta per le selezioni europee. La soluzione vincente parteciperà all’evento finale a Boston e potrà ambire al premio di 1 milione di US$ in cash per finanziare la propria iniziativa.

La questione del rapporto fra lavoro e nuove tecnologie, è una tematica ciclica, ineluttabilmente legata all’impatto che le grandi scoperte hanno sulle nostre vite.
Basti pensare alle ondate della “rivoluzione industriale” che, a partire dall’Inghilterra della fine del ’700, hanno spazzato via i sistemi di produzione esistenti grazie all’introduzione di nuove scoperte, prima fra tutte la macchina a vapore, creando nuovi lavori e nuovi flussi di ricchezza.   
Oggi la robotica è una delle parole chiave dell’innovazione a supporto dell’attività umana. Già quasi 40 anni fa nel film "Io e Caterina", Alberto Sordi aveva un robot che svolgeva le mansioni domestiche.
Se volessimo tenere il tempo dell’evoluzione della robotica sarebbe utile ricordare la prima legge di Moore:
« La complessità di un microcircuito, misurata ad esempio tramite il numero di transistori per chip, raddoppia ogni 18 mesi e quadruplica quindi ogni 3 anni ».
Non stupisce quindi la potenza raggiunta oggi dai computers e il loro uso nei processi produttivi di qualsiasi settore.
In questo scenario si capisce bene l’attenzione del MIT per “the future of work” e la nostra.
Come “outreach partner” in Italia, TIM  è “supporter” di questa iniziativa che rappresenta un percorso comune a quello della nostra azienda, impegnata nel processo di Digital Transformation sia all’interno, con una trasformazione dei processi e dei mestieri, sia verso l’esterno, nei canali e negli strumenti del nostro rapporto con i clienti.