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Stand up, start up, scale up

Il futuro è delle startup, aiutiamole a crescere

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Una startup può crescere anche se non ha sede nella Silicon Valley. Basta creare un sistema innovativo di collaborazione reciproca con le aziende

Stefano Mosconi – Ingegnere e fondatore dell’impresa di telefonia mobile Jolla

È una delle soluzioni per rilanciare la crescita economica in Europa puntando sull’innovazione digitale di cui si è discusso a Milano nel corso della sesta edizione del Global Entrepreneurship Congress 2015 (GEC), una serie di conferenze e incontri tra aziende e innovatori provenienti da 60 Paesi. La propone Stefano Mosconi, ingegnere italiano con dieci anni di esperienza di lavoro in Finlandia, fondatore dell’impresa di telefonia mobile Jolla, e imprenditore abituato a rincorrere l’interesse e i finanziamenti ovunque si trovino, tra Europa ed Asia: “Noi siamo solo una delle tante storie di successo che sono uscite dalla fine della grande avventura imprenditoriale di Nokia” spiega Stefano, “Nel 2011,quando l’azienda ha chiuso il progetto MeeGo su cui stavamo lavorando, ci hanno offerto di entrare in un programma di finanziamento insieme ad altre 400 startup. Era un momento difficile per la società e per l’intera economia finlandese e ci hanno licenziato, ma subito dopo ci hanno offerto dei soldi per creare qualcosa di nuovo e portare avanti lo spirito di Nokia. E così nel 2013 abbiamo lanciato il primo telefono Jolla”.

È solo uno dei tanti esempi di un futuro che si sta già realizzando: la forza delle corporation sta nella loro capacità di relazionarsi con le piccole aziende e le startup, per scambiare tecnologia e innovazione con la visibilità e l’accesso al mercato.

Un rapporto virtuoso che va costruito seguendo una strategia specifica; Paddy Quinlan, coordinatore della DCU Ryan Academy, l’acceleratore d’impresa numero uno in Irlanda, creato dal fondatore di Ryan Air, la spiega con una battuta: “L’unica cosa che le aziende non vogliono è sembrare un anziano che va a ballare in una discoteca piena di giovani”. Le startup vanno aiutate a crescere, un passo dopo l’altro, e hanno bisogno del dialogo con un interlocutore attento: “Bisogna sempre dare una risposta precisa e non aspettare mai troppo prima di prendere decisioni.

Le startup sono innovative, dinamiche e sempre pronte a prendersi dei rischi.

Il limite massimo di tempo per qualsiasi decisione in questo settore è di quattro settimane. Dopo è già troppo tardi, potrebbero essere già sparite”.

Fabio Cannavale, vulcanico chairman del gruppo Bravo Fly Rumbo sostiene l’importanza di avere anche in Italia più trasparenza, flessibilità ed accesso al credito

per creare un sistema imprenditoriale di livello internazionale, ma indica anche l’obiettivo di un cambio di mentalità delle aziende: “Mantenere lo spirito imprenditoriale è fondamentale per la cultura aziendale del futuro. Il rapporto con le startup è una imprescindibile fonte di conoscenza ed innovazione che si trasforma inevitabilmente in un benefit”. In America, dove almeno dieci delle aziende più grandi (da Facebook a Google a Twitter) esistono da meno di 20 anni e sono in pratica delle startup (“E dove è facile fare scale-up”, dice Stefano Mosconi, “Perché aprendo un solo ufficio raggiungi un mercato di 300 milioni di potenziali clienti”) tutto questo è già realtà. Sarah Drinkwater, responsabile del Google Campus

di Londra spiega quali sono i punti cardine della filosofia del colosso di Mountain View: “Investire, accettare ogni fallimento, collaborare fianco a fianco e condividere ogni risultato, per creare un sistema che funziona come una comunità”. Nell’Asia dell’innovazione a ritmo accelerato c’è Alibaba, fondata nel 1999, che sta facendo la storia dell’economia del continente quanto una corporation.

Ma non è necessario andare nella Silicon Valley o ad Hong Kong per vedere il futuro.

In Italia esiste Tim Ventures, il fondo di corporate venture voluto da Salvo Mizzi per completare il progetto Albo Veloce dedicato alle startup. Un sistema illustrato da Luca Casaburra, Head of Corporate Venture Capital – Telecom Italia: il primo passo è l’acceleratore, che fa attività di scouting, assegna dei premi sotto forma di grant e seleziona le migliori idee. Poi l’azienda apre una corsia privilegiata al suo interno, diventando di fatto il primo cliente della startup e testando anche la capacità del prodotto di stare sul mercato. Infine entra in scena lo strumento che fa decollare le nuove imprese, ovvero un finanziamento triennale che può aprire la strada anche ad altri fondi.

“In questo modo riusciamo ad avere garanzia di qualità e riduzione dei rischi e apriamo alla possibilità di attrarre nuovi capitali». Ma non è solo una questione di business, spiega Casaburra. Quello che fa la differenza è la passione per l’innovazione, che parte dall’alto e sviluppa idee. Fino a dare origine a storie, come quella raccontata da Anna Testa, responsabile di Working Capital Milano, l’acceleratore d’impresa di Telecom Italia: “Nel 2009 avevo 25 anni, mi ero appena laureata e lavoravo nel negozio TIM dell’Aeroporto di Linate a Milano. Salvo Mizzi ha lanciato una competizione interna per proporre soluzioni nel campo allora nuovo del digital marketing. In pratica, tutti i dipendenti, dal primo all’ultimo, potevano fare la loro proposta su come muoversi nel mondo dei social media. Io ho fatto la mia e due anni dopo ero diventata Social Media Manager e responsabile dell’acceleratore d’impresa” racconta Anna.

È importante che le idee attraversino tutta la struttura aziendale, e che si muovano liberamente fino al momento in cui riescono a diventare una realtà

Anna Testa – Responsabile di TIM #WCAP Milano