Il cellulare, nel bene e nel male Il cellulare, nel bene e nel male

Il cellulare,
nel bene e nel male

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Pervasività della tecnologia = capacità di diffondersi profondamente, penetrando ogni momento o quasi della nostra vita.  E' il caso del cellulare. 
Velocità di diffusione: lanciato nei primi anni ’90, il sorpasso delle linee mobili su quelle fisse avviene già nel 1999.
Uso e abuso: a pochi anni dal suo arrivo sul mercato nacquero iniziative, da parte degli stessi operatori, noi compresi, per un uso educato del telefonino.
Il bisogno degli Italiani di comunicare in ogni momento attraverso questo oggetto era tale che vennero stilati galatei per ricordare che non si parla al cellulare al cinema o al teatro; che si abbassa la soneria e la voce quando si vuole parlare in luoghi pubblici, come i ristoranti; che si rinuncia a parlare, se non è urgente, dentro un autobus affollatissimo.  
I pericoli: oggi, a più di un decennio di distanza, non siamo più così impegnati nella lotta per il bon ton, forse  perchè ci siamo tristemente abituati, viaggiando in treno per esempio, a condividere la telefonata sui problemi di lavoro o personali di chi siede accanto a noi.
Lo siamo invece, purtroppo, nella lotta contro gli incidenti stradali.
Anche su questo fronte, noi, come altri operatori, ci siamo fatti promotori di campagne per convincere a non usare il cellulare mentre si guida, sulla scorta delle statistiche sul numero di incidenti dovuti a disattenzione a causa del telefonino. #guardaavanti di TIM e Ducati ne è un esempio, o  It can wait, un progetto avviato nel 2010 da At&T a cui aderiscono oggi quasi tutti i principali operatori statunitensi come Verizon, Sprint e T-Mobile.  
Questi casi derivano da un atteggiamento compulsivo verso questo oggetto, ma l’altra faccia della medaglia ci parla di una tecnologia flessibile ad applicazioni utili o divertenti in tanti momenti della nostra quotidianità.
Diamo per scontato che il cellulare è lo strumento per eccellenza delle relazioni personali e, in casi di necessità, anche per la propria sicurezza, e pensiamo a usi più lontani dal suo originario DNA.
Come il portafoglio dei nostri genitori, oggi i nostri smartphone contengono le foto di amici e famiglia, sono wallet per pagare biglietti dell'autobus o parcheggi, sono carte d’identità per l’accesso nei nostri luoghi di lavoro. Sono compagni di gioco, con applicazioni di gaming per tutti i gusti e le età. La loro duttilità nell’ospitare app di ogni genere li ha fatti diventare anche il nostro navigatore, il programmatore dei nostri spostamenti, la rubrica pulsante della nostra giornata, lo strumento instancabile nel testimoniare con selfie, video, foto, ogni attimo della nostra esistenza e la sua colonna sonora.
Si è da poco aggiunto un'altro pezzo al puzzle: la app Studio+ . Lo smartphone diventa lo schermo ottimale per la visione di miniserie create apposta, quindi brevi per durata e numero - 10 episodi da 10 minuti - e coinvolgenti: dal noir all’horror. Un taglio perfetto per ingannare i tempi morti della giornata, aspettando un amico, l’autobus o il proprio turno dal dottore.  
Oggi non ci stupisce come un così piccolo oggetto sia diventato quasi indispensabile.

Any sufficiently advanced technology is indistinguishable from magic.

Arthur C. Clarke (scrittore inglese 1917- 2008)