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Reuters Breaking Views 2018: il mondo dietro l'angolo

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"Froth and Frustration", cioè "Frivolezza e frustrazione". Il sottotitolo dell'agile booklet che sintetizza le previsioni 2018 di Reuters Breaking Views, presentate la scorsa settimana a Milano, non sembra indicare prospettive molto positive nell'analisi dei trend globali.

Ma a uno sguardo più attento, si rivela necessaria una lettura su più piani di questo documento, specie dal punto di vista economico e finanziario. Da un lato abbiamo potenziali inneschi di un possibile nuovo shock sui mercati, di cui la "superbolla" di Bitcoin rappresenta uno dei più probabili indiziati. "Avendo già superato alcuni test importanti - ricorda  George Soros   - le criptovalute stanno già dando agli speculatori un invincibile senso di superiorità, ed è proprio questo che dobbiamo temere più di ogni altra cosa." Dall'altro lato abbiamo però il dato di una economia globale che è tornata a crescere, e saranno proprio Cina e Stati Uniti a giocare la parte del leone. Combinando il tasso di crescita con la quota globale dei fatturati, il gigante asiatico e gli USA faranno da trascinatori, tallonati dall'Eurozona e dall'India.

Dobbiamo allora essere pessimisti o ottimisti per l'anno finanziario che per la britannica Reuters, lo ricordiamo, si apre ad Aprile? E cosa succederà sui mercati digitali? "Le strategie dei colossi digitali, i cosiddetti FAANG (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google) sono le uniche ad essere davvero elaborate per il lungo periodo"  fa notare l'esperto dei media Luca Alagna. "Gli OTT possono contare su grandi flussi di cassa, e non hanno l'ossessione delle scadenze finanziarie. Guardate Amazon: continua a investire, ha già 500.000 impiegati ma fa pochi profitti, e sembra solo interessata ad espandersi globalmente, forse nella consapevolezza che nei settori in cui opera potrebbe esserci spazio per uno solo".

Effettivamente Amazon, ci ricorda Reuters, è l'unico soggetto capace, negli ultimi 10 anni, di far crescere i propri ricavi mondiali da 15 miliardi a quasi 100, pagando solo i due terzi delle tasse rispetto a operatori della grande distribuzione tradizionali come Kroger, che ha finito per acquisire.

Ma al fianco dei FAANG, ancora più impetuosa è l'avanzata delle grandi realtà della disintermediazione come Spotify, Lyft, Airbnb e WeWork, fino a meritare un acronimo per conto loro (SLOW). Sono aziende con costi operativi bassissimi, "all-software companies" che Reuters giudica in grado di determinare più di ogni altra il futuro delle nostre città , della mobilità, del turismo, del lavoro.

A questo proposito, il Presidente di TIM Arnaud de Puyfontaine, presente alla presentazione milanese di Breaking Views, non ha mancato di ricordare che la transizione digitale, che sicuramente comporta delle sfide impegnative, offre anche delle importanti opportunità che possono essere colte anche da questa parte dell'oceano: "Abbiamo bisogno di una nuova agenda europea che unisca contenuti e infrastrutture di distribuzione", ha sottolineato. "Solo creando un grande player europeo nella convergenza telco-media possiamo competere con i giganti dell’industria americana".

L'Europa, del resto, è anche terra di know-how e di ricerca applicata al servizio di una industria sostenibile. Quella che per esempio, sempre secondo le previsioni di Reuters, porterà finalmente le auto elettriche a raggiungere per numero quelle dotate di motore a scoppio. I marchi europei, sotto questo profilo, sono ancora in vantaggio rispetto ai concorrenti cinesi e nordamericani. E mentre i principali costruttori iniziano a considerare la rinuncia ai combustibili fossili non più come un elemento cosmetico, ma come un fattore competitivo, i loro principali laboratori sono impegnati nello sviluppo di batterie sempre più durevoli, economiche e potenti.  Ma solo i giganti della componentistica come Bosch possono permettersi di investire milioni di euro in queste tecnologie, prima che gli ordinativi dei costruttori siano giustificati dai margini (cioè nell'anno 2023, secondo uno studio di UBS).

E' però la politica, secondo le Predictions 2018, a sollevare le incognite più gravose. Il processo di formazione del consenso, che esprime i policy makers di questa trasformazione, risulta irrimediabilmente inquinato dalla transizione mediatica, definita ormai come una vera e propria "fabbrica dei populismi". E gli analisti di Reuters sembrano sicuri che dopo l'EuroZona, la Gran Bretagna e gli stessi Stati Uniti la prossima regione ad esserne colpita sarà l'America Latina.

"A partire dal 2018 schiere di demagoghi di destra e di sinistra metteranno alla prova il pragmatismo pro-business che aveva ispirato le leadership latinoamericane degli ultimi anni. Molto si capirà dalle prossime presidenziali in Messico e Brasile" prevede, con più di una punta di preoccupazione, Martin Lanfield, una delle firme di punta di Breaking Views. Il tutto mentre la Brexit potrebbe rivelarsi più un atto formale che sostanziale, anche considerati gli alti costi dell'uscita dalla UE che solo adesso si stanno rivelando nella loro reale dimensione.  

Come tutte le previsioni, anche quelle di Breaking Views hanno un margine d'errore. Ma tra le molte che si raccolgono in giro, sono tra quelle più suffragate dai dati e dalla capacità di analisi. Abbastanza per non prenderle sottogamba.