Big Data: i dati al servizio di cittadini e aziende Big Data: i dati al servizio di cittadini e aziende

Big Data: i dati al servizio di cittadini
e aziende

TIM raccoglie la sfida con tante iniziative dedicate

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Numeri e statistiche aiutano a comprendere la realtà ma servono gli strumenti giusti per analizzarli.
TIM raccoglie la sfida con tante iniziative dedicate.

Cos'è il data journalism

La risposta più semplice è: giornalismo basato sui numeri.

Quello che rende differente il data journalism rispetto agli altri generi di giornalismo sono le nuove possibilità che offre combinando il tradizionale fiuto per la notizia e la capacità di raccontare storie di interesse pubblico con l’oggettività delle informazioni digitali ora disponibili. Un’inchiesta realizzata secondo questi criteri può raggiungere così una completezza inedita, colpendo tanto il cuore quanto le menti dei lettori.

È quel che è successo con il caso WikiLeaks o con lo scandalo Datagate, che hanno portato all’attenzione dei lettori la rilevanza di una fonte informativa finora poco sfruttata: i database digitali. Più di recente, e proprio attraverso la loro attenta analisi, lo statistico statunitense Nate Silver è stato capace di prevedere, Stato per Stato, l’esito delle elezioni presidenziali americane. Un risultato che l’ha portato alla creazione di FiveThirtyEight, il primo sito di notizie interamente basato sull'incrocio di complessi database statistici. Si tratta dei cosiddetti big data: grandi numeri capaci di raccontare con la medesima efficacia l’economia e la scienza, la politica e lo sport.

In fondo che cosa rappresenta al meglio la complessità multiforme della nostra vita se non i dati? Siamo i like che condividiamo sui social network, i siti che visitiamo, le informazioni che inviamo per acquistare un libro online, sia quando siamo a casa sia quando siamo in movimento, grazie ai dispositivi mobili. Lo sviluppo tecnologico degli ultimi anni ha fornito nuovi canali di comunicazione e, contemporaneamente, nuovi strumenti per immagazzinare una mole sempre crescente di informazioni.

Il mestiere più sexy del mondo

Per gestire insiemi di dati così grandi occorrono però macchine particolarmente avanzate, anche perché i campi di applicazione sono praticamente infiniti. Solo un’accurata analisi condotta utilizzando fogli di calcolo e specifici software di filtering consente infatti di percepirne in modo più profondo il significato e la portata. Esattamente ciò di cui si occupa il data journalism: estrapolare e interpretare i dati per comprendere meglio la realtà.

I big data possono allora essere usati per supportare il business di un’azienda così come per informare i cittadini. I dataset contengono spesso notizie di interesse pubblico, che, se non decifrate, rischiano invece di rimanere nascoste dietro i numeri.

Occorrono dunque professionisti in grado di raccoglierli, confrontarli, analizzarli e trasformali in chiave visiva, in modo che siano fruibili da tutti. Una sfida complessa ma ricca di stimoli: come sostiene Hal Varian, Chief Economist di Google, l’analisi dei big data “sarà uno dei mestieri più sexy del mondo”.

TIM DIG Data e DIG Award

TIM è da sempre vicina alla promozione di nuove forme di comunicazione e alla diffusione della cultura digitale di cui il data journalism fa parte. Una vicinanza testimoniata dalle diverse iniziative che l’azienda ha messo in campo. A partire dal sostegno a DIG Data e DIG Award, il prestigioso concorso internazionale che nella prossima edizione vedrà l’assegnazione di un premio di 2mila euro alla migliore inchiesta di data journalism, selezionata da una giuria di esperti del settore.

I giornalisti partecipanti alla sezione DIG Data saranno valutati sull’analisi dei dati raccolti e sulla loro visualizzazione, attraverso lo sviluppo di applicazioni web, infografiche e contenuti interattivi.
In particolare saranno premiati l’originalità dell’opera e la sua rilevanza sociale. In giuria, ci saranno Carlotta Ventura, Direttore Brand Strategy & Media di Telecom Italia, Matteo Scanni, presidente associazione DIG e responsabile della scuola di giornalismo dell’Università Cattolica, e Gavin MacFadyen, direttore del Centre for Investigative Journalism. Il premio sarà consegnato sabato 5 settembre 2015 nell'ambito delle Giornate del Giornalismo di Riccione.

TIM già da tempo si occupa delle tematiche di Big Data e Data Visualization, ad esempio con Big Data Challenge, un contest nato per stimolare l'innovazione di professionisti, ricercatori e appassionati di tutto il mondo che vogliano sfidarsi a sviluppare i progetti Big Data del futuro. Ma anche i Joint Open Lab, dove, in particolare, lo SKIL Lab è un centro di competenza per lo sviluppo di tecniche innovative per l’analisi di grandi insiemi di dati. Attraverso lo SKIL Lab, con la collaborazione con il Database Group del Politecnico di Milano, TIM ha inaugurato un progetto volto a ripensare gli spazi in cui viviamo. Attraverso l’analisi e la correlazione di dati aggregati provenienti dalla rete mobile e dai social network geo-referenziati vengono studiati in laboratorio una serie di grandi eventi e si ascoltano le voci della città per comprenderne meglio le esigenze in termini di mobilità, turismo e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale.

A rendere il monitoraggio possibile sono una serie di sistemi e processi che TIM applica in primo luogo a se stessa. Attraverso l'elaborazione e l’interpretazione di questi flussi di comunicazione, l’azienda è in grado di affinare le proprie strategie. In questo modo, i big data diventano un valore per i clienti e permettono di sviluppare servizi e prodotti sempre più utili e vicini alle reali esigenze delle persone.