Smart Working - #SMWmilan Smart Working - #SMWmilan

Smart Working - #SMWmilan

Come sta cambiando il panorama italiano nell’ambito lavorativo.

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Fino a qualche anno fa, per lavorare era necessario spostarsi e raggiungere l’ufficio o l’azeinda. Da qualche anno si sente parlare di telelavoro. Con il telelavoro, per lavorare non serve, per forza, andare in ufficio. Si può stare in casa, o in tanti altri posti, liberando tempo ai lavoratori, riducendo traffico e produzione di anidride carbonica.

Quello dello smart working (il lavoro agile nella città che sta diventando smart), oggetto della legge bipartisan da poco depositata in Parlamento, è uno dei temi più discussi del momento.

Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, comporterebbe 27 miliardi di ricavi in più e 10 miliardi di risparmio.

Cosa manca in Italia per rendere il lavoro agile una consuetudine e non un’eccezione?

Quali criticità possono incontrare le aziende che adottano questo metodo di lavoro?

Telelavoro e lavoro agile

Barbara StefanelliVicedirettore Corriere della sera spiega la nascita del blog “La 27esima ora” per analizzare un dato di fatto: lo smart working non è solo un’esigenza femminile, come in molti credono. “Uno dei temi principali del blog è la conciliazione tra tempo e lavoro” tema caro sia a uomini sia a donne, spiega Barbara, anche se il 70 % dei commenti sono femminili.

Dobbiamo sfruttare al meglio le tecnologie di cui disponiamo per telelavorare, per sburocratizzare il lavoro e attivare una rivoluzione che cambierà, non solo il modo di lavorare, ma anche il modo di vivere.

Il cambiamento può partire da un’aggiornamento della legge sul telelavoro, perché oggi è più corretto parlare di lavoro agile, come spiega Alessia MoscaParlamentare Capogruppo PD della Commissione Politiche Europee. Abbiamo deciso di non scrivere il testo chiuso nel nostro ufficio, ma di fare una bozza che abbiamo messo a disposizione di esperti, economisti o chi potesse darci una mano per creare il testo completo. Da tutti questi commenti abbiamo modificato il testo originario, andando a proporre una cosa vicina alle esigenze vere degli interessati”, dice Alessia. Ma perché è necessaria una normativa?

Il telelavoro in Italia non è mai decollato, pur essendo un esigenza molto forte, ci si è resi conto che quella normativa non era adatta a dare risposte, perché risaliva a tempo fa e non prendeva in considerazione l' avvento delle nuove tecnologie. È stato quindi necessario proporre un aggiornamento. Intervenire sulla sburocratizzazione per estendere il lavoro da remoto, per non creare una postazione fissa, dato che adesso si può lavorare ovunque. Il disegno di legge non prevede che la modalità sia una modalità totale, ma viene identificata la percentuale di tempo che può essere fatta da remoto, e, per evitare la segregazione, la percentuale di lavoro che deve essere svolta in ufficio.

Con questa proposta di legge si vuole cambiare il metodo di lavoro, che deve concentrasi sul raggiungimento di obiettivi, sulla produttività, sull’efficienza e non sul controllo.

È necessario un cambio nella cultura aziendale, che cambi il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro.

Milano e il lavoro agile

Il 6 febbraio a Milano si è svolta una giornata di lavoro agile: grazie alla diffusione attraverso i Social Network la notizia è stata rimbalzata ovunque e i lavoratori, per un giorno, non hanno raggiunto il loro posto di lavoro “tradizionale” ma hanno lavorato da casa e da qualsiasi posto con una connessione disponibile.

Chiara Bisconti -  Assessora al Benessere, Qualità della vita, Sport e tempo libero Comune di Milano riporta alcuni dati della giornata:

  • 6.000 lavoratori hanno partecipato alla giornata
  • il 40 % dei partecipanti non aveva mai provato il lavoro agile
  • il 50 % si sarebbe dovuto spostare in macchina per raggiungere il posto di lavoro
  • il 48 % erano uomini e il 42 % donne
  • il percorso casa-ufficio è mediamente di 56 Km
  • ogni persona ha guadagnato due ore del suo tempo

Proprio queste due ore devono farci riflettere. Sono le ore che normalmente vengono impiegate per spostarsi e che, lavorando agilmente, una persona può impiegare diversamente.

Inoltre, “il lavoro agile abbassa i costi di gestione” sottolinea Chiara.

Dalla teoria alla pratica

Ho la fortuna di lavorare in un azienda in cui tutti possono beneficiare del lavoro agile. La mia azienda ha un approccio nordico, una cultura nordica, questo significa che l’azienda ritiene che le persone lavorarno per essere soddisfatte e dare il meglio di se stesse, quindi non devo essere controllate, ma sentirsi libere di bilanciare tempo libero e lavoro” così Paola CavalleroGeneral Manager Nokia Sales International descrive la sua esperienza lavorativa in un’azienda che, già da tempo, concede ai suoi lavoratori la possibilità di lavorare da casa. Ovviamente per il raggiungimento dgli obbiettivi, lavorando in squadra “le persone sanno che devono bilanciare la flessibilità con il fatto che siamo un team”.

Unica nota “negativa” molte volte la flessibilià lavorativa porta a non staccare mai, ad essere maggiormente invogliati a raggiungere gli obiettivi prefissati.

La società italiana è pronta al cambiamento?

Lo smart working per nascere e svilupparsi non ha bisogno di ingenti investimenti pubblici, si tratta solo di cambiare la cultura del lavoro, di capire che la flessibilità deve essere del datore nei confronti del lavoratore e non viceversa. Il datore di lavoro deve imparare a fidarsi dei suoi lavoratori, senza abusare del controllo che può solo portare risultati negativi. Ma come si sentono i dipendenti? “Chi fa lavoro agile o non ne vuole parlare per paura di perdere “il pivilegio” oppure vuole parlarne per raccontare l’esperienza positiva”, spiega  Rita QuerzèGiornalista Corriere della Sera. Bisogna sdoganare certi tabù, educare la società ai vantaggi che questa metodologia porta:

  • flessibilità a vantaggio del lavoratore
  • vantaggio per le donne che finalmente possono essere valutate sui risultati
  • aumento di produttività
  • abbassamento dei costi per le aziende

Lo smart working è apprezzato sia dai giovani, amanti della tecnologia, sia dai genitori che possono accudire i propri figli, ma anche dai senior che possono godersi il loro tempo.

Ricordiamo però che, per non rischiare la segregazione dell’individuo, come spiega Monica FabrisSociologa, bisogna bilanciare lavoro tradizionale con lavoro agile, anche se, nelle giornate di lavoro agile, grazie ai Social è sempre possibile restare connessi con i propri colleghi, ricreando l’ambiente lavorativo in qualunque contesto, senza rinunciare alle relazioni interpersonali.

 

Quindi, meglio una pausa davanti alla macchinetta del caffè o fare una lavatrice? A voi la scelta!