L’innovazione tra i banchi di scuola - #SMWmilan L’innovazione tra i banchi di scuola - #SMWmilan

L’innovazione tra i banchi di scuola - #SMWmilan

Tablet, e-book e sistemi di ricerca: come sta cambiando la scuola italiana.

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Cosa vuol dire far entrare le tecnologie e i nuovi strumenti didattici in classe?

Vuol dire rendere la scuola più stimolante, più attuale e più vicina alla vita di tutti i giorni degli studenti/ragazzi, ma  anche  più vicina all’esperienza degli insegnanti. Questa è la grande sfida che si pone il mondo della scuola oggi.

L’obiettivo non è quello di eliminare l’esperienza tradizionale, con i libri cartacei, ma di integrare la tecnologia all’interno del percorso formativo per sfruttare al meglio il valore aggiunto che può portare.

Partiamo dall’inizio: i ragazzi del giorno d’oggi vivono costantemente immersi nella tecnologia, conoscono e usano la Rete e i Social Network. Da questo dato di fatto si parte per sviluppare un progetto di formazione, ma anche di educazione, nell’utilizzo del mezzo per fini didattici.

Casi Made in Italy

L’Italia, in linea generale, risulta coerente con la media europea per quanto riguarda la digitalizzazione delle scuole.

In particolare, in Lombardia, risultano digitalizzate 326 scuole.

Ma cosa vuol dire concretamente “imparare digitale”?

Dianora BardiVice Presidente Centro Studi ImparaDigitale racconta che “il Centro Studi è nato dall’esperienza della digitalizzazione di una scuola”, ma adesso è un progetto che coinvolge numerosi soggetti tra insegnanti, studenti, editori e professionisti. “I docenti devono imparare a rivoluzionare il loro modo di fare scuola. Il docente scende dalla cattedra per arrivare tra i ragazzi ed insegnare loro a diventare cittadini digitali”.

Cambia quindi il ruolo dei docenti, che devono essere preparati e formati.

Di che tipo di formazione si tratta?

Caterina PolicaroDocente di ruolo si occupa di formare i docenti ad insegnare digitale: “non si insegna ad usare la tecnologia, ma ad usare i valori aggiunti che la tecnologia può portare alla didattica”. Gli insegnati devono continuare a fare il loro lavoro, devono continuare a trasmettere il sapere agli studenti, solo che hanno un valore aggiunto: la tecnologia, e devono saperla sfruttare al meglio. Inoltre, gli insegnanti non devono conoscere tutta le novità tecnologiche, ma l’importante è che sappiamo usare il software.

Un altro caso di successo è quello descritto da Daniele BarcaDirigente Scolastico che racconta l’esperienza della sua scuola digitalizzata, dall’asilo (attraverso Lavagne Interattive ad altezza di bambino), fino alle superiori (con l’utilizzo dei tablet).

La tecnologia all’interno delle classi è un valore aggiunto ma, oltre ai docenti, devono essere formati anche i genitori: bisogna spiegare che acquistando un device (che diventa uno strumento personale, come tanti anni fa era la calcolatrice), vengono dimezzati i costi per l’acquisto dei libri. L’investimento iniziale è alto, ma sono previsti anche dei finanziamenti e delle agevolazioni. La paura di molti genitori è che i propri figli possano utilizzare i tablet per navigare sui Social e non per “imparare”, proprio per questo “il docente deve saper trasmettere ai propri studenti il concetto secondo cui sulla Rete si possono trovare milioni di informazioni utili”, dice Daniele.

 

Il ruolo degli editori

Dalla collaborazione tra studenti e insegnanti, come spiega Dianora Bardi, nascono progetti multimediali che possono essere condivisi in cloud, oppure possono nascere contenuti autoprodotti (ad esempio degli e-book).

In questa rivoluzione digitale, come si comportano gli editori?

Maria Vittoria Alfieri - Head of Digital Teaching&Learning RCS MediaGroup racconta che, oltre agli e-book (cioè i libri tradizionali disponibili in formato digitale), esistono progetti ad hoc per la didattica digitale: ad esempio Mosaico, un motore di ricerca semantico che permette agli studenti e agli insegnati di fare ricerche attraverso parole chiave, condividere contenuti animati, infografiche interattive e filmati. Attraverso un ambiente virtuale di studio, studenti e insegnati, grazie alla Rete, possono collaborare e interagire anche a “distanza”. È possibile creare classi virtuali “personalizzando la didattica, mettendo lo studente al centro di tutto”, dice Maria Vittoria.

Telecom Italia e la scuola digitale

Anche Telecom Italia è impegnata nella realizzazione di progetti per la scuola digitale, attualmente già sperimentati in alcune scuole. Ad esempio il software educ@TIon, che contiene una serie di applicativi utili per il mondo scolastico: digitalizzazione dei libri per una fruizione partecipativa grazie alla connessione a Internet, ambienti collaborativi per la co-creazione di contenuti multimediali e dispense, strumenti per la condivisione delle lezioni su lavagne multimediali universali in aula e a distanza e via dicendo.

Per promuovere l’alfabetizzazione digitale delle nuove generazioni anche Olivetti ha pensato a una soluzione integrata di prodotti e servizi  dedicati alla scuola italiana e di aprire le porte all’innovazione  anche nel campo della didattica con la fornitura di strumenti e materiali atti a "digitalizzare" l'apprendimentodalla lavagna interattiva multimediale vera e propria ai videoproiettori, fino agli Olipad3 per gli studenti, sui quali consultare i testi in formato digitale.

Non solo strumenti "fisici", ma anche nuove soluzioni per la condivisione di informazioni: ad esempio, soluzioni software evolute, che comprendono servizi di networking e cloud computing che permettono a docenti, studenti e famiglie di comunicare più facilmente e velocemente.

Una rivoluzione culturale

Non si può impedire agli studenti di utilizzare la tecnologia e non si può impedire alla tecnologia di entrare nel mondo scolastico, bisogna solo essere preparati e formati per usare al meglio tutti i valori aggiunti che il web può dare.

Imparare digitale vuol dire rendere attivo lo studente, vuol dire che non c’è più una comunicazione unilaterale tra docente e studente, ma c’è uno scambio tra studente e insegnate, tra studenti della stessa classe, tra studenti della stessa scuola e tra studenti di scuole diverse: il docente deve spiegare come si usa in modo corretto e utile il web.

Come i materiali autoprodotti non devono essere considerati dei sostituti, ma solo delle integrazione ai materiali prodotti dagli editori, non dimentichiamo che la tecnologia può supportare la didattica tradizionale, quella fatta di libri, appunti e dispense perché, come sottolinea Dianora “non dobbiamo permettere ai nostri studenti di dimenticarsi l’odore della carta!”.