Dare un senso ai Big Data... Dare un senso ai Big Data...

Dare un senso ai Big Data...

...Perchè per vivere abbiamo bisogno di storie

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Si dice addirittura che sarà uno dei mestieri più sexy del mondo. Sicuramente è una delle scelte professionali che verranno più valorizzate in futuro. È l’analisi dei Big Data, la quantità enorme di informazioni che la nostra società produce ogni giorno, da trasformare in contenuti: “Siamo creature che vivono di comunicazione, i dati sono importanti ma per vivere abbiamo bisogno di storie”.

Perchè i dati sono importanti...come le parole

È questo il tema di Storytelling & Data Visualization, l’incontro che si è tenuto alla Social Media Week di Milano con tre esperti del settore chiamati a dare una risposta ad una domanda sempre più importante: come si fa a dare un senso ai Big Data?

Risponde Paolo Ciuccarelli, professore di Design del Politecnico di Milano, impegnato nella creazione di un vero e proprio design della comunicazione tecnologica: "Il dato digitale è un ottimo stimolo per il designer, è un materiale grezzo e inerte che va trasformato in una forma utile. Si dice che i Big Data siano le nuove risorse naturali: hanno enormi potenzialità e possono raccontare tante storie, ma vanno resi accessibili a tutti".

La novità è il passaggio dall’analisi scientifica alla narrazione, un processo che può diventare estremamente creativo: gli studenti del Politecnico di Milano hanno raccontato il Salone del Mobile costruendo interfacce visuali a partire dai dati telefonici, hanno creato mappature delle attività culturali con il metodo del “city sensing” e monitorato l’uso delle lingue straniere sui social media per raccontare l’evoluzione della città e le sue diverse anime.

Adesso si preparano a raccontare l’EXPO usando ogni tipo di strumento, dalle immagini alla grafica, per trasformare il flusso di dati in storytelling. "Il passo successivo sarà riuscire a dare una forma interessante anche ai dati che non solo raccontano il presente ma immaginano il futuro" dice Paolo Ciucciarelli. I numeri, del resto, sono impressionanti: con uno smartphone ognuno di noi produce all’anno 3 giga byte di dati (escluse le immagini e i video), una quantità di informazioni che diventa fondamentale per chi, dalla pubblica amministrazione alle aziende, fornisce servizi ai cittadini. 

I Big Data sono il frutto del nostro vivere quotidiano

Salvatore Ruggieri - Università di Pisa

 "Siamo dei Pollicini digitali che lasciano tracce di nodi e relazioni che definiscono un’idea di comunità. Dargli un senso è il lavoro più importante del 21esimo secolo", dice Salvatore Ruggieri, professore del Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa

Per questo è nato a Pisa il Master in Big Data & Social Mining un corso di formazione di nuove figure professionali in grado di trasformare i dati da materia grezza in conoscenza: "Non c’è crisi per i Big Data" dice Ruggieri, "Sono un bene prezioso e in crescita con importanti finalità sociali e possibilità di business. Ogni azienda per essere competitiva deve imparare ad usarli al meglio". 

Mariano Tredicini di Telecom Italia accetta la sfida: "Si sono formate competenze che prima non c’erano: abbiamo bisogno di scienziati dei dati che lavorino in maniera sorprendente". Oggi nella control room della community di TIM, che con 7 milioni di follower è leader in Italia nel mondo dei social, si lavora già in modo diverso: "Ascoltiamo la Rete, non facciamo piani editoriali e costruiamo i contenuti al momento» dice Tredicini, "Il risultato è un bagaglio di informazioni che serve a tutti". E che può diventare il lavoro sexy del futuro: "Analizzare un file di dati fino a ieri poteva sembrare una cosa noiosa, ma oggi non è più così" dice Tredicini sottolineando l’impegno di Telecom nella formazione di queste nuove figure professionali in Italia.

Trovare dei segnali in questo mare ed incrociarli anche in maniera bizzarra è un lavoro che libera la creatività

Mariano Tredicini - Telecom Italia