Social Tv - #SMWmilan Social Tv - #SMWmilan

Social Tv - #SMWmilan

Quando i Social Network incontrano la televisione.

- + Text size
Stampa

Come pubblico, in diverse circostanze, siamo ormai abituati a fruire servizi non più in modo passivo, ma in modo attivo. Siamo abituati a partecipare, ad esprimere il nostro parere, a dire la nostra opinione, a farci sentire.

La tecnologia ormai è entrata in modo preponderante nella nostra vita: difficilmente le attività che svolgiamo quotidianamente si svolgono senza coinvolgere almeno un device tecnologico. Anche mentre guardiamo la tv, molto spesso, abbiamo in mano lo smartphone per twittare o per condividere con il resto del pubblico un giudizio o una critica.

Così nasce la Social Tv, quando dalla semplice visione di un serie tv, il pubblico interagisce attraverso post e commenti con tutti gli altri utenti che in contemporanea stanno vivendo la stessa esperienza.

La “culla” della Social Tv, come spiega Kenyatta CheeseCreative Director Everybody at Once è stata l’America, dove da tempo si utilizzano due schermi: uno per guardare l’evento e uno per twittare e postare. La Social Tv si attiva soprattutto durante eventi sportivi come il SuperBowl, oppure per le serie  tv che, in alcuni casi, oltre agli hashtag dedicati, hanno hashtag specifici legati al singolo episodio.

E in Italia?

In Italia “sta succedendo qualcosa, anche se siamo lontani dal contesto americano” dice Gianpaolo CollettiDigital storyteller Sole24Ore. Da sempre viene misurato l’audience della televisione, ma da qualche anno a questa parte è possibile misurare l’audience dell’audience, cosa significa?

Il pubblico inizia a diventare un’entità attiva, non riceve solo un messaggio passivamente, ma inizia ad intervenire nel flusso di informazioni, le rimaneggia, le riutilizza.

Siamo lontani dal panorama mondiale, ma stanno nascendo vere e proprie community. “Dobbiamo convincere i broadcaster ad investire per creare delle profilazioni degli utenti da “agganciatre””, spiega Matteo CardaniVice Direttore Generale Marketing Publitalia ’80.

Due esperienze reali

Noi, già nel 2004, abbiam valorizzato le persone per fare la campagna pubblicitaria con Gandhi. Le persone vanno raggiunte e per farlo nel modo migliore bisogna farle partecipare al progetto” racconta Carlotta Ventura - Group Senior Vice President Brand Strategy & MediaTelecom Italia.

Il mestiere di chi fa televisione non è cambiato negli anni, ma si è evoluto: se prima, ad esempio con la campagna di Ganhdi, le persone scrivevano su un sito e solo dopo 12 ore i commenti potevano essere pubblicati su un giornale, oggi, grazie alla tecnologia, in 12 secondi il parere della gente è subito disponibile e diffondibile. La variabile di oggi è quindi il tempo, sono cambiati i tempi televisivi, ma anche quelli di reazione del pubblico.

Sulla base dell’utilizzo dei Social Network all’interno della tv, nascono due progetti importanti per TIM:

  • #TIMRACE: durante le gare della Moto Gp gli utenti possono interagire. Partendo dall’evento sportivo con un alto emotional engagement, si attira l’attenzione degli utenti in modo da valorizzare il pubblico social
  • #TIMSTADIUM: simile al precedente, ma in questo caso l’evento con alto emotional engagement sono le partite di Serie A.

È importante sottolineare il fatto che, purtroppo, in Italia “dei 3-4 milioni di telespettatori, solo l’1% è attivo” dice Matteo Cardani, perciò la fetta di pubblico effettivamente attiva risulta essere in netta minoranza rispetto al resto. Non dimentichiamo però che il restante 98% crea il passa-parola. Sempre utile per diffondere e condividere con gli altri.

Quindi, per coinvolgere il pubblico bisogna partire da qualcosa che appassiona, bisogna quindi conoscere il tipo di pubblico, i gusti e le passioni. Per coinvolgere la parte non attiva bisogna sicuramente partire dalla fetta dei cosiddetti “superfan” affinchè siano makers per raggiungere la parte inattiva, in questo modo svolgono due funzioni importanti: interagiscono e veicolano la loro interazione.