Innovatori di cultura - #SMWmilan Innovatori di cultura - #SMWmilan

Innovatori di cultura - #SMWmilan

Arriva la rivoluzione culturale.

Stampa
- + Text size

Viviamo nell’epoca 2.0, in cui tutto viaggia attraverso la Rete e in cui tutto viene diffuso attraverso i Social Network.

Un’esperienza personale, con un semplice click, può essere diffusa e condivisa con milioni di persone. Una foto, un post, un tweet ci permettono di condividere con gli altri quello che viviamo ogni giorno.

Ma a livello culturale, i Social Network, che contributo possono dare?

La rete e la progettazione “allargata”, fatta di persone, stanno innovando profondamente la nostra società, quindi anche la cultura.

Il mondo digitale nella cultura

Per prima cosa è necessario capire dove stiamo andando e che strada stiamo percorrendo, per dimostrare il cambiamento positivo che la digitalizzazione sta portando alla cultura.

Maria Grazia MatteiDirettore Meet the Media Guru spiega come si possono diffondere le idee attraverso la tecnologia: “Ci piace essere interattivi e partecipativi. Dobbiamo promuovere la circolazione delle idee, non l’esclusività”.

In tutto questo, i Social che ruolo hanno?

Esempi concreti

Quante volte abbiamo notato il divieto di fotografare all’interno di museo? Quante volte ci siamo annoiati durante una visita ad un centro storico?

Avete mai pensato quanto sarebbe bello poter condividere e dare “un tocco personale” alle visite culturali?

Marianna MarcucciCoordinatrice “Invasioni Digitali” racconta che “L’attività culturale, spesso è in competizione con altre attività. Spesso il tempo libero viene impiegato in altro modo”, proprio per la noia che a volte viene associata alle attività culturali.

Partendo dai dati concreti, secondo cui l’Italia è uno dei Paesi che, grazie al suo patrimonio artistico, attira il maggior numero di turisti, nasce il progetto “Invasioni Digitali”, affinchè la cultura non resti chiusa ed esclusiva, ma possa essere diffusa. Come? Attraverso i Social Network!

Il progetto prevede dei veri e propri "invasori" che, in accordo con la struttura o la città che intendono invadere, raccolgono foto, video, racconti per condividere l’arte e la cultura in modo personale, ma non esclusivo.

Chi può diventare invasore? Chiunque!

L’importante è avere voglia di promuovere un angolo d’Italia secondo il concetto della personalizzazione del luogo. L’invasore, annunciando la sua invasione attraverso i Social, può coinvolgere altrettante persone interessate e coinvolgere direttamente la struttura per ammettere il proprio intento di promozione. L’invasione è digitale in quanto, ormai tutti, abbiamo smartphone e tablet, utili per raccogliere immagini e video, ma soprattutto per postare realtime tutti i materiali raccolti. L’invasione diventa quindi partecipativa e le nuove tecnologie hanno un ruolo chiave: servono per capire cosa vogliono le persone, ascoltare le loro esigenze e poi mettere in atto e dare vita alle loro richieste.

Le Invasioni Digitali”, spiega Marianna, “possono essere considerate degli urban game perché un momento di formazione, un modo alternativo per imparare qualcosa”.

Quindi, futuri invasori, non resta che chiudere la bocca e aprire gli occhi per promuovere la cultura italiana, scopo principale di questo “gioco”.

Un altro progetto per promuovere la cultura attraverso i Social è “Twitteratura”.

Pier Luigi Vaccaneoco-funder Twitteratura spiega che “il progetto è nato per gioco, divertendoci per cercare di togliere autori come Pavese dagli scaffali impolverati, e metterlo tra la gente”. La storia d’amore nata tra libro e lettore è entrata in crisi qualche anno fa. Le vendite dei libri sono diminuite, ma la svolta è arrivata con la tecnologia. Tutti noi abbiamo smartphone e tablet, non è che la gente non ha voglia di leggere, è semplicemente cambiato il modo in cui lo fa, lo strumento che utilizza. Partendo da questo dato di fatto, Twitteratura rispolvera opere classiche coinvolgendo i lettori virtuali, ma come? “Prima leggi, poi sintetizzi”, dice Pier Luigi, perché se non è possibile fare narrativa in 140 caratteri, è possibile riassumere e condividere quello che si è letto. “Pensavamo di creare scrittura, in realtà abbiamo creato una comunità di lettori”.

I tweet raccolti, diventano poi progetti concreti: i versi di un brano musicale, immagini per una mostra, oppure un Tweetbook. Di cosa si tratta?

Valeria Di Rosaco-funder Tweetbook, spiega che si tratta di un applicativo per il web, una piattaforma online che permette di creare in pochi passi e in pochi minuti un e-book aggregando i tweet raccolti inserendo una parola chiave. L’e-book può essere personalizzato con commenti e immagini e trasformato in PDF.

La collaborazione tra Twitteratura e Tweetbook ha portato 20 licei italiani a riscrivere in modo collettivo e corale i Promessi Sposi, che diventeranno poi un e-book. Pier Luigi spiega anche che “tutti abbiamo odiato i Promessi Sposi quando ce li hanno fatti studiare, ma solo perché il metodo di insegnamento era sbagliato. In questo modo, al metodo classico, affiancano un metodo innovativo, tecnologico, digitale”.

L’innovazione culturale non siamo più da soli, ma siamo una comunità, dobbiamo capire tutti i contenuti e fare l'amore con i libri.