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Per ridare la vista ai non vedenti

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Può sembrare un azzardo dire che da oggi i non vedenti possano tornare a vedere, ma grazie alla tecnologia sviluppata dalla startup genovese Horus, è possibile. Horus, il cui nome risale alla rappresentazione del dio egizio con occhio di falco, è un dispositivo innovativo volto a migliorare la qualità della vita di persone ipovedenti o cieche.

Saverio Murgia, Luca Nardelli e Benedetta Magri sono tre giovani startupper che, insieme, hanno deciso di unire le loro competenze per aiutare i non vedenti.

Leggi l’intervista al CEO Saverio Murgia, per capire meglio di cosa di tratta.

Horus Technology nasce da un incontro casuale, ma determinante, come accade a volte nella vita. L’idea è sorta quando io e Luca siamo stati fermati per strada da una persona non vedente che ci ha chiesto aiuto per attraversare sulle strisce pedonali e raggiungere la fermata dell’autobus più vicina. Mentre ci raccontava gli stratagemmi a cui ricorreva per gestire la sua disabilità nel quotidiano, abbiamo capito che le nostre conoscenze nell’ambito della computer vision potevano essere applicate per un fine nobile. A noi due founder si è presto aggiunta Benedetta con cui il team ha assunto maggiore eterogeneità grazie al suo background economico e alla sua esperienza in campo sociale. Nel 2014, con il nostro progetto, siamo stati selezionati per partecipare al Programma di TIM #WCAP: abbiamo così avuto accesso ad un finanziamento di 25.000 euro e a un percorso di accelerazione che, grazie al supporto di tutor e mentor qualificati, ci ha permesso di lavorare sullo sviluppo della nostra idea sia dal punto di vista tecnico che di business.