Diversità in Rete - #SMWmilan Diversità in Rete - #SMWmilan

Diversità in Rete - #SMWmilan

Come eliminare gli ostacoli che nascono nella società.

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L’avvento della tecnologia, associato all’uso di Internet, ha portato alla creazione di una moltitudine di reti sociali. Una rete sociale è composta da un insieme di individui connessi tra loro da diversi legami sociali. Molto spesso gli individui sono distanti geograficamente, ma hanno anche un distacco di genere, di comunicazione, un distacco fisico o di abilità. La realtà virtuale permette di superare queste barriere e avvicinare realtà molto diverse tra loro.

Se ne è parlato approfonditamente in occasione della Social Media Week 2014 all'incontro moderato da Morena Menegatti, PR & Communication Manager, Girl Geek Dinners Milano.

Le reti sociali oltre le comuni piattaforme

Le reti sociali nascono nel momento in cui le persone scambiano qualcosa tra di loro; essendo le persone diverse tra loro, anche le reti sociali sono differenti.

Due mondi, due categorie, due realtà che non si sono mai parlati per problemi comunicativi o per paura del giudizio altrui, si sono chiusi e ghettizzati, ma con i Social Media, questo “blocco” può essere eliminato e si può contribuire alla comunicazione globale.

Questioni di lingua

Simone FantiRedattore RCS MediaGroup scrive sul Blog “InVisibile” per dare la parola a una categoria che a volte tende a nascondersi, quella dei disabili. Simone spiega che sul blog hanno deciso di usare una comunicazione che si basa sulle parole, per dare voce a chi ha una disabilità, discutendo idee, proposte, progetti per permettere ai disabili di confrontarsi alla pari con tutti gli altri. Nello stesso tempo è un portale per offrire consigli e “punire” i comportamenti sbagliati.

Simone dice: “faccio parte della generazione che sta a metà tra il digitale e l’analogico, la mentalità a metà tra la carta e il digitale”, ma vede la Rete come uno strumento utile per chi deve comunicare con l’esterno, per chi vuole farsi sentire, e aggiunge “abbiamo un pubblico variegato, per la maggior parte femminile, molto sensibile alle storie che raccontiamo”. Usare il mezzo nel modo giusto vuol dire raccontare quello che le persone vogliono sentire.

Un'altra diversità che la Rete può aiutare a superare è quella legata alla lingua. Nel mondo esistono 6.700 lingue, risulta quindi difficile poter comunicare usandone solo alcune.

Luigi MuziiCo-Funder e associate sQuid dopo una lunga esperienza in Telecom Italia ha deciso di dedicarsi alla comunicazione multilingue e alle traduzioni. “Oggi i Social ci danno la possibilità di entrare in contatto con culture diverse dalla nostra, che possono essere filtrate, o addirittura censurate, dalle piattaforme che usiamo”. I Social hanno la caratteristica di avere un comportamento virale e si trovano a dover superare un gap legato alla differenza linguistica. Per farlo, Social come Facebook e Twitter, hanno proposto il coinvolgimento diretto degli utenti che sono chiamati a tradurre in prima persona. Si tratta di “Social Translation”: il problema sta nel fatto che le reti sociali sono orientate all’io personale, invece che alla comunità. La vera sfida sta nel cambiare la mentalità e la cultura per portare verso il senso sociale.

Problemi di genere ed età

Recenti indagini dimostrano che i Social Network sono preferiti dalle donne, in particolare Facebook, Twitter, Pinterest, mentre LinkedIn ha in maggioranza utenti maschili. Come mai?

Odille RobottiManaging Director and Founder Learning Edge spiega questo fenomeno come uno specchio della realtà sociale che vive una donna: nella nostra cultura le donne non sono abituate a ricoprire posizioni alte nei vertici aziendale,

"Le donne interagiscono diversamente dagli uomini sui Social: fanno engagement, non sono abituate a proporsi, soprattutto professionalmente”. I Social Network, però, possono essere uno strumento per cambiare la situazione “le donne non devono segregarsi nelle questioni femminili, ma devono imparare ad alzare la voce e a farsi sentire”, dice Odille, devono imparare a fare networking, ad allargare i loro confini, a confrontarsi anche su questioni più “maschili”. Il consiglio di Odille è quello di creare una propria routine quotidiana per gestire i propri profili e far sentire al resto della società che ci siamo.

Un altro gap che può creare digital divide è l’età. Sentiamo sempre parlare di generazione analogica e generazione digitale, ma nessuno si preoccupa di tutti gli anziani (dai 60 anni in su) che devono imparare ad usare la tecnologia, non più per scopi lavorativi, ma per non rimanere esclusi e continuare a poter comunicare.

Il blog “lachiocciola.info” nasce dall’esperienza di Rosy Rosato che, dopo una lunga esperienza in Telecom Italia, ha deciso di dedicarsi a formare quelle fasce di popolazione considerate “over”. “Ho trovato un mondo di persone che di fronte avevano un muro, una paura, ma che in realtà, in modo semplice, poteva essere superato” dice Rosy.

Le persone anziane hanno principalmente due problemi: uno di tipo linguistico (per cui viene creato un glossario con i termini da conoscere) e uno di tipo fisico (spesso hanno difficoltà motorie). “Gli anziani si avvicinano con sospetto, si sentono inadeguati” spiega Rosy, in realtà dobbiamo insegnare che la tecnologia, ad esempio la posta elettronica o Skype, è uno strumento utile per comunicare con figli e nipoti spesso lontani da casa.

E per i più piccoli?

Rosy spiega che “l’errore è credere che i nostri figli, essendo nativi digitali, se la cavano meglio di noi”, in realtà bisogna “educarli a un uso corretto e consapevole del mezzo”. Educare quindi i giovani, ma anche i genitori e gli insegnanti all’utilizzo di Internet come una “cosa normale” e non spaventare eccessivamente.

Cyberbullismo

Si sente sempre più spesso parlare di cyberbullismo, ma è giusto fare riferimento solo agli adolescenti?

Nel caso dei disabili possiamo parlare di aggressività nei commenti e nelle parole usate”, spesso le persone aggrediscono verbalmente con commenti sgradevoli sul blog.

Per quanto riguarda i ragazzi, invece, il problema è che se una volta il bullismo finiva nel cortile della scuola, adesso, approfittando dell’anonimato che si cela dietro all’uso di nickname, il cyberbullo può stressare la vittima in molti altri modi.

Formare i giovani all’uso della tecnologia serve anche ad insegnare il rispetto per gli altri, serve a far capire che dove finisce la tua libertà puoi ledere quella degli altri.

Il controllo può solo spaventare, bisogna educare ed affiancare, portando allo scoperto quello che per troppo tempo è rimasto nascosto e sconosciuto.