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Siamo pronti ad usare il gioco per insegnare ai bambini?

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Siamo davvero pronti ad usare il gioco per insegnare ai bambini?

Solo se siamo disposti ad imparare a giocare. È la risposta che arriva dalla Social Media Week (a Milano e in altre sette città del mondo dal 23 al 27 febbraio), una serie di incontri per capire l’impatto sociale, economico e culturale dei social media e delle tecnologie mobili sul nostro presente e le sue infinite possibilità per il futuro.

Un futuro che passa soprattutto dai bambini, dalla scuola e dalla ricerca da parte degli adulti di un nuovo modo di essere educatori: le nuove generazioni di nativi digitali si muovono in un mondo che conoscono molto meglio di noi, vivono nel “qui e ora” e vanno convinti usando il loro linguaggio a sviluppare intuizioni che matureranno nel tempo. 

Crescere Geek genitori e figli insieme

Le donne di Girl Geek Dinners, madri e innovatrici appassionate di internet e nuovi media lo dicono chiaramente: “Nessuna regola può sostituire una buona comunicazione”.
Il primo punto è pensare alla tecnologia come ad uno strumento per sviluppare nei bambini un’intelligenza diversa, che anche gli adulti devono imparare a conoscere: “I figli sono pronti, sono i genitori ad essere spaventati” dice Fjona Cakalli, appassionata di videogiochi fin da piccola e fondatrice del portale Tech Princess, “I ragazzi vanno seguiti nel gioco esattamente come nello studio”. Perché stimolare la partecipazione volontaria del bambino è il primo motore dell’apprendimento, ma solo a patto di continuare a farli divertire. “È un peccato pensare che l’età del gioco finisca con l’adolescenza” dice Maria Xanthoudaki, direttore Education&CREI del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, “La nostra responsabilità è condividere senza imporre regole”. Anche sul terreno dei social media, dove le insidie sono numerose.

Far cadere le barriere tra genitori e figli crea una fiducia che si riflette su tutto quello che accade nel mondo digitale. Se c’è educazione nella vita ci sarà anche su Twitter

Monica Secondino - Girl Geek Dinners

L’evoluzione, del resto, è talmente rapida che pensare di prevedere cosa succederà è impossibile: mentre i genitori capiscono Facebook i figli sono già emigrati su un altro social. “La mia autorevolezza di madre sta nello stargli accanto e imparare ad usarlo con loro” spiega Barbara Laura Alaimo, cofondatrice della sezione milanese del movimento per l’educazione digitale CoderDojo, “La scelta è sempre tra diventare protagonista o essere spettatore”.

Parlando di scuola, si può dire che la tecnologia è pronta per diventare una materia di studio? “Ogni ragazzo diventacreatore di contenuti e non solo fruitore, e questa è una bella sfida per le istituzioni” risponde Maria Xanthoudaki “Imparano a discutere e ridefinire le loro idee all’interno di una comunità globale in cui sono tutti sullo stesso piano”. Molti si chiedono a chi spetti il compito di istruire genitori ed insegnanti a muoversi in questo mondo. La risposta delle donne di CGD è semplice: loro ne sanno più di noi, quindi l’unico modo è il dialogo con i ragazzi basato sull’interesse. Anche se non è facile far entrare progetti innovativi nelle scuole, come racconta Catriona Wallis che con la piattaforma Coltoapp sviluppa app per bambini in età prescolare: “Hanno un’attrazione irresistibile verso i dispositivi, se devono giocare tanto vale che lo facciano in modo educativo. L’importante è il contenuto, non la forma. E per convincere gli insegnanti basta fargli vedere i ragazzi che sorridono mentre imparano la matematica giocando”.

La vera sfida degli adulti del 21esimo secolo, allora, è capire e far capire che si può continuare ad imparare. Il pensiero digitale è una nuova competenza (che si aggiunge ma non sostituisce quelle tradizionali: leggere, scrivere e contare) e ha bisogno di una nuova didattica. Senza dimenticare, come dice Barbara Alaimo: “Che il bambino ha tutte le risorse ed è lui il protagonista. Apprendere attraverso l’esperienza alza il livello di autostima”. Giù le mani dalle consolle e dagli smartphone e niente divieti, quindi, per costruire un’esperienza condivisa che sarà importantissima per il futuro. 
Chiara Burberi, co-founder Redooc.com durante il suo intervento nel panel dice: "La matematica è come lo sport: più ti alleni, più sudi, più ti diverti!"

Dobbiamo educarci tutti a stare nel mondo, perché un giorno saremo tutti cittadini, noi e i nostri figli. Ed essere cittadino oggi vuol dire essere tecnologico

Maria Xanthoudaki - Direttore Education&CREI