Dell’Internet of Things o “The Future of Everything” Dell’Internet of Things o “The Future of Everything”

Dell’Internet of Things o “The Future of Everything”

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IoT: connettività, dati e nuovi modelli di business  

“Internet of Things”, l’Internet delle Cose, significa che in futuro la maggioranza degli oggetti che ci circondano avranno al loro interno un microprocessore - cioè un piccolo computer - e una radio con cui si connetteranno in rete. Parliamo di “maggioranza degli oggetti” perché secondo la società di analisi Gartner, per fare un esempio, si passerà dai 5 miliardi di oggetti oggi connessi - principalmente PC e smartphone - ad oltre 20 miliardi  nel 2020.  Esistono molte stime sull’argomento, ma i numeri non sono molto diversi fra loro. Secondo vari analisti tra 15-20 anni ci saranno 200 miliardi di oggetti connessi, una ventina per ciascuno di noi quindi!
Praticamente tutti, o quasi, gli oggetti saranno connessi e sentiranno l’ambiente generando, trasmettendo e ricevendo dati, facendo anche azioni richieste da remoto o dalla loro intelligenza locale. Questo impatterà fortemente sulla nostra vita, cambiando radicalmente alcune nostre esperienze perché gli oggetti non “parleranno” solo con noi ma anche con le aziende che li hanno costruiti, e saranno le aziende stesse a proporci in qualche modo i loro prodotti e servizi attraverso questi oggetti.  

Esempi di oggetti e servizi basati su IoT

Come IoT contribuisce all’evoluzione dell’economia dei prodotti e dei servizi

Dobbiamo prepararci a ricadute economiche forti su molte filiere: dalla manifatturiera all’informatica, e, in special modo, alle telecomunicazioni. In realtà nel lungo termine IoT modificherà il concetto di possesso delle cose, accelerando fenomeni che vanno sotto il nome di sharing economy e circular economy.  
Oggi consideriamo gli oggetti dei manufatti. Nell’era di IoT saranno oggetti anche i dati che i manufatti genereranno e questi dati produrranno valore economico per chi saprà gestire la loro elaborazione, attraverso il possesso o lo sviluppo di algoritmi adeguati.  
L’Internet dei pc e del mobile ha stravolto molti mondi: quello dei media, del lavoro, della formazione. L’internet of things proseguirà questa strada e creerà nuovi scenari forse ancora più impattanti nella nostra vita. E poiché in un modo di miliardi di oggetti e sensori connessi iI ruolo dei dati - i cosiddetti “Big Data” – sarà centrale, dovremo prepararci anche a nuove riflessioni su temi importanti come quelli della sicurezza e della privacy.
Prendiamo come esempio il nostro “spazzolino connesso”: oggi esistono vari modelli sul mercato, attraverso le applicazioni sullo smartphone ci dicono tante cose, ci avvisano per esempio se non lo usiamo una sera, ci mettono in competizione o in gioco per spingerci a curare la salute, dandoci premi “virtuali” o punizioni. Ma in futuro probabilmente, aggiungendo altri sensori microscopici, lo spazzolino ci potrebbe dire di nostre intolleranze alimentari o fare diagnosi precoci di problemi di salute.  
Uno spazzolino di questo tipo può dare molte informazioni di marketing ai produttori sia di spazzolini che di dentifrici: quando viene usato, a che ora, per quanto tempo.   
Non solo, potrà dare informazioni anche ad altre aziende non di quel settore: a che ora andiamo a dormire, a che ora presumibilmente usciamo di casa, quanti siamo in casa, se mia moglie ed io andiamo a dormire alla stessa ora o no (il sensore percepisce quando, mettendo lo spazzolino nel bicchiere accanto a quello di mia moglie, i due oggetti si muoveranno; ma se il secondo oggetto viene posto dopo molto tempo è presumibilmente che una persona della coppia stia già dormendo). Insomma, una buona palestra per i creativi del marketing!
Questo esempio mostra che per sfruttare tutto il valore economico e di trasformazione dell’IoT occorre non solo “mettere in connessione” ma anche raccogliere i dati, eventualmente associarli ad altri provenienti da fonti simili o altre fonti e sviluppare algoritmi orientati al risultato che si vuole ottenere. Che ciò sia per un produttore di spazzolini, di dentifrici, un medico o un venditore di case, quello che farà la differenza sarà la capacità di elaborare, analizzare, ragionare sui dati.

Ecosistema IoT con rete, cloud - big data, visualizzazione e utenti.

Costruire l’ecosistema

Gli attori dell’industry mobile - operatori di telecomunicazioni, costruttori di semiconduttori, manifatturiere di reti e sistemi – lavorano insieme da anni su standard e soluzioni tecniche. Una ricerca continua in particolare sulle reti in tecnologia 5G, che in futuro vedranno ulteriori evoluzioni per la riduzione di latenza, l’aumento di banda e densità. Un risultato tecnico già oggi eccellente che permetterà di avere una vera e propria tecnologia abilitante per il mondo IoT.

IoT e NB-IoT (IoT su NarrowBand) hanno bisogno, per svilupparsi,  della costruzione e cooperazione di un ecosistema di attori (fonte GSMA)



La disponibilità dello standard e dei prodotti non è però sufficiente. Occorre la creazione di un vero e proprio ecosistema di sviluppatori di soluzioni, partner, clienti, fornitori e operatori. I laboratori aperti sono gli spazi privilegiati per permettere a questo ecosistema di formarsi.  A conferma dell’impegno di TIM sull’Internet of Things, si svolgerà a Torino il 16 novembre “IoT Open Lab”, un evento dedicato alle aziende e alle istituzioni che operano nel settore IoT. 
Se volete partecipare inviate una mail a: TIMhitechworkshop@telecomitalia.com

 

Gabriele Elia

Responsabile Trends & Future Center in TIM