TV, cinema, serie: cambiano loro, cambiamo noi TV, cinema, serie: cambiano loro, cambiamo noi

TV, cinema, serie: cambiano loro, cambiamo noi

Uno sguardo sui nuovi trend di intrattenimento e sulle novità in arrivo.

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Da quando la televisione è entrata nelle abitazioni dei paesi benestanti - in Italia era il 3 gennaio del 1954 - è iniziata una rivalità con il cinema che, a fasi alterne, ha visto preferire ora  l’uno ora l’altro mezzo nelle scelte di intrattenimento.

Il televisore era anche una parte del mobilio di casa, con tanto di tubo catodico come la ricorda chi ha più di 40 anni, ma da allora le cose sono molto cambiate sia nella forma del mezzo sia nelle modalità di trasmissione, come anche nella fruizione del contenuto.

Oggi SVOD, TVOD e AVOD sono solo alcuni degli acronimi che ripartiscono le scelte di fette crescenti di popolazione mentre la proposta, libera dalle logiche del palinsesto a orario, si articola in un bouquet di contenuti di pregiata confezione.

In Italia i fruitori di contenuti on demand sono quasi 16 milioni e di questi ben 6 sono abbonati a canali a pagamento come Netflix o TIMVision.

Il 73% di questi 6 milioni rientra nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 54 anni (1) e se è vero che gli italiani passano una media di oltre 4 ore giornaliere (2) davanti ad uno schermo TV capiamo come ci siano ancora ampi margini di crescita per i canali pay, che possono sottrarre pubblico alla TV generalista attraverso offerte personalizzate e spesso esclusive.

Al cinema, di contro, secondo una ricerca  di SAWA (Global Cinema Advertising Association) a livello mondiale la metà dei biglietti staccati è dovuta ad una fascia d’età più giovane, compresa tra i 14 e i 34 anni, dove i generi preferiti (3) sono fantascienza, azione, avventura, che si traducono in blockbuster accattivanti in termini di trama ed effetti speciali.

Anche in Italia, come emerge dallo studio “Cinema e giovani italiani” - approfondimento del Rapporto Giovani (indagine nazionale sui giovani italiani condotta dall’Istituto Giuseppe Toniolo con l’Università Cattolica e il sostegno di Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo)  - per i millennials, ovvero  giovani adulti nati tra il 1982 e il 1994,  il cinema è il mezzo di riferimento per la visione di grandi produzioni spettacolari, possibilmente da fruire in sale altrettanto ipertecnologiche.

Il web è la principale fonte informativa per documentarsi e scegliere - il 23.4% degli intervistati frequenta blog e community dedicati al cinema – ma è anche il mezzo dove il 29.6% del campione guarda film e serie TV sfruttando l’abbonamento di famiglia e il 17,8% utilizza dispositivi per migliorare la qualità della visione, come home theatre, TV 3D o maxi schermo (4).

 

"Secondo me questo dato è spiegabile facendo riferimento a due variabili: gli stili di consumo e la struttura narrativa. I millennials sono abituati ad uno stile di consumo multipiattaforma, cioè fruiscono in maniera frammentata di diversi media dalla televisione fino a YouTube. Tutto ciò ha come conseguenza che nella fruizione di un universo narrativo (per esempio i supereroi) il cinema è solo un tassello di una fruizione che si distribuisce su altre piattaforme (web, videogiochi, televisione). Di contro, gli adulti sono abituati ad uno stile di fruizione mono-piattaforma, preferiscono un universo narrativo che inizia e finisce dentro lo stesso mezzo di comunicazione, non è un caso che sono anche i maggiori acquirenti di cofanetti di DVD. In pratica, per i millennials il cinema è un momento di consumo di un universo narrativo che si estende su più media, per gli adulti le serie TV sono un momento di consumo di un universo narrativo prevalentemente monomediale."

Davide Bennato, Docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e Sociologia dei media digitali​ all’Università di Catania (DISUM Dipartimento di Scienze Umanistiche)

 

La TV  digitale, free e a pagamento, coglie invece in un pubblico più maturo per età e interessi, un segmento di audience per il quale è possibile sviluppare e affrontare tematiche attraverso racconti originali più lunghi e articolati, come accade per le serie che, in pillole di un’ora ciascuna, coprono un arco di tempo perfetto per chi di sera si concede, ad esempio, una pausa relax dopo aver messo i figli a letto e i piatti in lavastoviglie.

 

La narrazione seriale è più profonda, più complessa, è per adulti. La maggior parte dei film ha perso la capacità di creare discussione.  Le attuali serie TV invece fanno riflettere e creano dibattito”

William Friedkin, Regista

 

La produzione di serie TV, negli ultimi anni, ha avuto una crescita esponenziale passando, negli USA,  da 180 serie prodotte nel 2002 a ben 409 regolarmente andate in onda nel 2014. Un’offerta sterminata, che sottolinea la crescente richiesta di intrattenimento domestico di qualità.

Sceneggiatori, registi e attori che hanno fatto la storia del cinema ripensano la TV: non più un trampolino verso il maxi schermo come accadeva nel secolo scorso, ma un’opportunità di ritorno ad una libertà espressiva senza pressanti obiettivi di “botteghino”.

I grandi nomi legati a questi contenuti oramai non fanno più clamore: Aroon Sorkin è stato tra gli sceneggiatori di The Newsroom, Martin Scorsese ha prodotto Boardwalk Empire, Woody Allen ha appena concluso la regia di Crisis in Six Scenes – serie già culto prima del debutto - prodotta da Amazon per la propria TV via web.

In Gran Bretagna l’emittente pubblica Channel 4 ha prodotto la serie sci-fi Humans, che analizza l’impatto dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana e ricrea in modo “spiacevolmente verosimile” - come ha commentato in modo disincantato l’Indipendent – un mondo probabilmente nemmeno troppo distante.

TIMVision trasmette la serie in esclusiva per l’Italia.

Sempre in esclusiva, da novembre su TIM Vision è disponibile The Fivela serie thriller creata dallo scrittore statunitense Harlan Coben.

Anche il nostro Paese si attiva per competere su mercati non solo nostrani: la produzione RAI I Medici Masters of Florence, girata completamente in lingua inglese, è stata venduta in diverse nazioni; la serie The Young Pope diretta da Paolo Sorrentino co-produzione internazionale con Jude Law e Diane Keaton - è stata comprata all’estero da emittenti TV a pagamento come SKY Atlantic e HBO.

Le piccole produzioni autoriali trovano modalità innovative di auto finanziamento: negli Stati Uniti lo stand up comedian Louis C.K. ha venduto direttamente ai propri fan le prime puntate di Horace and Pete, la web serie da lui scritta e prodotta, finanziando con il ricavato la produzione delle puntate successive; un esperimento circoscritto al web ma che potrebbe offrire spunti interessanti alle pay tv per finanziamenti mirati a progetti “prevenduti”.

 

 

 

1 Fonte: elaborazione GroupM su dati Audiweb (Febbraio 2016)

2 Fonte: GroupM Interaction data (Toale 2015)

3 Fonte: elaborazione GroupM su dati TSSP (2014)

4 rapportogiovani.it