VISIONS

Future Centre

Il centro veneziano di Telecom Italia, con sede nell’ex convento cinquecentesco di  San Salvador, ha la capacità di saper coniugare passato e futuro nell’ottica della Cultural Heritage. Grazie anche alle recenti collaborazioni avviate con alcune prestigiose università, tra cui Ca’ Foscari di Venezia, il Centro ospita attività di alta formazione, laboratori specializzati e team di progetto interdisciplinari ed internazionali.

Il Future Centre allarga così la sua tradizionale missione allo studio e alla messa a punto di soluzioni per le Smart Cities in ambito culturale e turistico. Questo approccio il Centro lo concretizza sia con la valorizzazione del patrimonio artistico culturale e ambientale, sia con la promozione di un’innovativa fruizione di visita di una città; il modello di studio ed analisi è ovviamente proprio Venezia.

Dalla ricostruzione digitale agli ambienti intelligenti, dal design interattivo e multimediale all’analisi dei manufatti artistici, fino alla creazione di scenari turistici che usano la realtà aumentata o la tecnologia NFC, dall’analisi dei Big Data alla definizione di una Cultural City: questi alcuni dei campi e delle applicazioni in cui si cimenta il Future Centre di Telecom Italia.

 

Antonio Manzalini

Verso il 5G: il “Sistema Nervoso” della Società Digitale

Verso il 5G: il “Sistema Nervoso” della Società Digitale

L’infrastruttura 5G (di Quinta Generazione), attesa a partire dal 2020, sarà profondamente diversa dalle attuali reti 4G. Non si tratterà, infatti, solo di un aumento di banda, di migliori prestazioni e di una maggiore affidabilità: il 5G assumerà le caratteristiche di un vero e proprio “sistema nervoso” della Società Digitale.Grazie al 5G, l’immensa quantità di dati raccolti dai sensori, sempre più diffusi nella nostra realtà, elaborata dal Cloud e dal Fog/EdgeComputing, verrà trasformata in una grande varietà di nuovi servizi “cognitivi” che renderanno i terminali del futuro (ad esempio, droni, robot, self-driving car, ecc) vere e proprie estensioni del sistema nervoso sociale ed economico.

Questo fenomeno di trasformazione è già da oggi al centro di una forte attenzione non solo accademica ma anche industriale,evidente sia nei forum e negli enti che trattano tecnologie come Software Defined Networks (SDN), Cloud e Fog/Edge Computing, Network Function Virtualization (NFV), etc., sia nei movimenti di mercato.È convinzione diffusa che l’infrastruttura 5G diventerà espressione della maturazione tecnico-economica di una serie di trend, quali la crescita e la diffusione dell’ultra-broadband fisso e mobile, l’aumento delle prestazioni di sistemi IT (accompagnate dal contemporaneo abbattimento dei costi dei chipsets) e lo sviluppo di terminali sempre più potenti. Cambierà il modo in cui verrà usata e percepita la rete.

Il 5G abiliterà, infatti, lo sviluppo di nuovi scenari di servizi e nuove opportunità di fruizione dell’intrattenimento in rete. Ad esempio, permetteràdi controllare remotamente sistemi di robotica avanzata (con intelligenza complessa e spiccate caratteristiche di autonomia, anche in ambienti non strutturati) sia per applicazioni industriali, agricole sia per contesti puramente sociali, ad esempio le Smart City del futuro.  Oggi, la potenza di calcolo locale in un robot non è sufficiente (per ragione di consumi, spazio, dissipazione, ecc) per attuare spiccate caratteristiche cognitive di autonomia: domani, grazie al 5G, si potrebbe agevolmente ricorrere a soluzioni di Cloud Robotics, che sfruttano anche l’enorme quantità di risorse, a basso costo, offerte dal Cloud ed Edge Computing. Infatti, con il 5G, i dati raccolti dai numerosi sensori dei sistemi di robotica, grazie alle connessioni a bassissima latenza, saranno inviati laddove è disponibile l’adeguata potenza di calcolo e memoria (bilanciamento centralizzazione – distribuzione) per trasformarli rapidamente in “decisioni” operative che,ritrasferite localmente, potranno essere attuate dai robot nel giro di pochi ms.Sarà possibile condurre delicate operazioni anche a distanza, ottimizzare in tempo reale il controllo di qualsiasi sistema di trasporto, gestire i processi economici in modo altamente dinamico e flessibile.

Il 5G assumerà dunque le caratteristiche di una piattaforma di calcolo altamente distribuita, basata su connessioni (sia fisse, sia mobili) ad altissima capacità e latenza estremamente bassa (ordine di poche unità di millisecondi). Flessibilità e programmabilità (attraverso API) saranno due delle principali caratteristiche del 5G. Già oggi, la potenziale introduzione di soluzioni di rete basate su SDN e NFV si muove in questa direzione, in particolare con il disaccoppiamento dei sistemi hardware dal software e con la virtualizzazione di tutte le funzionalità di rete (non solo le cosiddette middle-box, ma anche i livelli 2 e 3 di rete). Questi modelli consentirebbero forti risparmi energetici, migliori prestazioni, semplicità di deployment e risparmio di risorse fisiche (con conseguenti riduzioni CAPEX e OPEX). In questo senso, uno dei principali impatti di business riguarderà l’abbassamento della soglia di ingresso per nuovi Operatori e Fornitori di Servizi: già SDN e NFV stanno attuando infatti lo spostamento della competizione dalle risorse hardware alle piattaforme software.

In sintesi, l’attuazione di un’intelligenza sempre più “complessa”, attraverso terminali sempre più potenti ed evoluti, ai bordi delle infrastrutture 5G, offrirà interessanti opportunità non solo per ottimizzare i costi, ma anche per sviluppare nuovi scenari di servizi (Cognition-as-a-Service). Gli OTT si stanno già muovendo in questa direzione (ad esempio, ne danno evidenza l’acquisizione di start-up che si occupano di droni, robotica, intelligenza per self-drivingcars, ed i crescenti investimenti nello sviluppo di applicazioni cognitive).

L’Operatore potrebbe giocarsi il vantaggio competitivo di poter orchestrate dinamicamente l’enorme capacità di calcolo e memoria del 5G -dai Data Centre alle centrali (ad esempio mini-Data Centre nei PoP) più vicini all’Utenza - con laconseguente ottimizzazione delle prestazioni (grazie alla minimizzazione della latenza) nella fornitura di nuovi servizi futuri.

Concludendo, l’integrazione tra l’enorme capacità di calcolo e l’ultra-broadband fisso-mobile (con un aumento di banda di 2-3 ordini di grandezza), renderanno il 5G un vero e proprio “sistema nervoso” della Società Digitale.

Guarda come è l'attuale NFV oggi

 

Marco De Bortoli
Elisabetta Salvati

Self Driving Car

Self Driving Car

Il settore dei veicoli a guida autonoma (anche noto come SDC, Self Driving Car) sta avendo recentemente una significativa accelerazione in relazione sia ai positivi risultati ottenuti dalle prove in campo sia ai vantaggi tecnico-economici che tali soluzioni possono offrire (riduzione incidenti, risparmio energetico, impiego attivo del tempo passato alla guida e cosi via).
Il successo di questa tecnologia disruptive potrà cambiare radicalmente il settore automotive secondo due direttrici principali:

  • da un punto di vista tecnologico ibridandolo con componenti tipiche del settore della robotica autonoma;
  • da un punto di vista di modello di business trasformando un mercato orientato al prodotto in un mercato orientato al servizio.

Per questi motivi allo sviluppo del settore della guida autonoma sono interessati non solo i car makers tradizionali ma anche OTT, università, start-up e fornitori di servizi.
Nonostante alcuni ostacoli debbano ancora essere risolti, quali ad esempio quello legislativo, alcuni analisti prevedono che le prime applicazioni delle SDC potranno arrivare già nel 2020 (per percorsi autostradali da casello a casello) mentre per un uso generalizzato di massa una probabile data si colloca al 2030.

 

Katia Colucci

Monete virtuali

Monete virtuali

Il mondo delle monete virtuali è un fenomeno che esiste da molti decenni e che include tipologie di monete anche molto differenti tra loro: infatti, ognuna di queste si dota di uno schema che ne regola l’utilizzo e che può differire sensibilmente da quello di altre monete virtuali. Si tratta di valute che una data comunità decide di accettare al suo interno per lo scambio di beni, virtuali o reali, e che possono o meno avere un collegamento con la valuta corrente (quali Euro, Dollaro o Sterlina) in base alle regole dello schema definito dall’ente che ha deciso di emetterla.
Se si escludono le monete virtuali usate nei giochi online e quelle usate come meccanismo di reward (ad esempio il BeDollar usato da Vodafone), il cui collegamento con l’economia reale è  molto lasco, il posto più importante lo ricoprono quelle monete virtuali che hanno come scopo quello di essere usate come mezzo di pagamento complementare o alternativo alla moneta corrente e che per questo motivo hanno un preciso rapporto di cambio con la moneta corrente.
Fino al 2009, questo gruppo era costituito per lo più da monete locali che a livello territoriale andavano ad affiancare la moneta corrente negli scambi. Vengono  in genere emesse e distribuite ai membri della comunità secondo regole e le modalità (es. cartacea o elettronica) decise dall’ente emittente, spesso associazioni no profit che promuovono lo sviluppo economico locale.
Le monete virtuali locali, pur con diversi schemi di funzionamento, hanno l’obiettivo di essere un motore per lo sviluppo delle economie locali o regionali, in particolare in momenti di recessione: fungono infatti  da strumento che facilita gli scambi e favorisce l’aumento del giro d’affari grazie ad un effetto di rilancio dei consumi sul territorio prodotto dall’azione concomitante di diversi fattori:

  • in genere sono previsti sconti e bonus per cui le persone sono incoraggiate ad usare queste monete per i loro acquisti in quanto aumenta il loro potere di acquisto;
  • per incoraggiare la circolazione della moneta in genere non si prevede la possibilità di produrre interessi sulle eventuali giacenze di moneta (anche nel caso in cui essa sia depositata in una banca); in talune occasioni sono previsti perfino interessi negativi (“demurrage”) che il titolare del deposito deve pagare se il saldo supera una somma prestabilita;
  • la valuta è accettata solo localmente e dunque i commercianti degli esercizi commerciali che la accettano potranno spenderla solo sul territorio alimentando il giro d’affari locale.

Attualmente esistono centinaia di monete locali, ma, sebbene siano ormai molto numerose e geograficamente distribuite nel mondo, non hanno un impatto rilevante sul sistema dei pagamenti tradizionale.
Le cose cambiano nel 2009 , quando un anonimo, sotto lo pseudonimo SatoshiNakamoto , crea una moneta chiamata Bitcoin (BTC) che  presenta profondi elementi di novità rispetto a qualsiasi altra valuta virtuale.
Il primo elemento di novità è che è creata digitalmente, non da un ente centrale, ma in modo distribuito dalla “rete Bitcoin” attraverso la cosiddetta attività di estrazione, o “mining”: i computer che aderiscono alla rete Bitcoin, detti nodi, sono chiamati a risolvere problemi crittografici (si parla infatti di cryptovaluta) che periodicamente, in genere ogni dieci minuti circa, la rete genera; il primo nodo che lo risolve ottiene in premio un blocco di BTC “freschi di conio”. Complessivamente sono “estraibili” 21 milioni di BTC e ad oggi ne sono in circolazione più della metà.
Dunque una volta ottenuti i BTC, è possibile utilizzarli per acquistare un bene o un servizio o scambiarli in cambio di valuta corrente ad un tasso di cambio che varia secondo il meccanismo domanda offerta.
Altra caratteristica fondamentale è che la valuta viene scambiata tra i suoi utilizzatori digitalmente e in modo anonimo: circola dunque attraverso la rete velocemente e senza vincoli geografici e costose tariffe di trasferimento.
Grazie a queste sue caratteristiche Bitcoin ha cominciato ad essere utilizzato da un numero sempre crescente di utenti  superando ben presto i confini del territorio americano diventando una valuta mondiale con un giro d’affari che si conta in miliardi di dollari.
Il successo di Bitcoin ha probabilmente superato le aspettative dei suoi stessi creatori, al punto che se i primi BTC venivano scambiati a pochi centesimi di dollaro la crescente popolarità ne ha fatto salire i prezzo che ad oggi si attesta sui 500 dollari, ma che alla fine del 2013 ha raggiunto anche picchi di 1200 dollari.
Oggi un numero crescente di persone utilizza Bitcoin come mezzo di pagamento per compravendere beni anche di grande valore ed è accettata da centinaia di merchants; inoltre, sono nate centinaia di aziende che offrono servizi ausiliari (come i servizi di cambio, o di wallet che offrono servizi di storage).   In parole povere si è creato, e si accresce ogni giorno di più, un vero e proprio ecosistema Bitcoin di cui fanno parte anche  sviluppatori di Apps , Venture Capitalist e fondazioni no profit che si prodigano per la diffusione di questa moneta.
Sulla scia del successo di Bitcoin sono nate molte altre cryptovalute (ad oggi se ne contano più di 400) anche se al momento nessuna ha eguagliato la popolarità della capostipite che vanta un giro d’affari di miliardi di dollari.
Si comprende dunque come Bitcoin e le  altre cryptovalute non rappresentano un  mondo parallelo rispetto all’economia reale, ma ne fanno parte a pieno titolo: queste monete nei fatti immettono nell’economia moneta addizionale utilizzabile per le transazioni; pertanto, nel momento in cui la quantità di cryptovaluta introdotta dovesse essere rilevante in termini di controvalore in valuta corrente e dovessero diventare di uso di massa potrebbero porre delle serie questioni di politica monetaria, di politica fiscale e di tutela dei cittadini e dei piccoli investitori.
Da quanto detto finora si può ben comprendere come  le cryptovalute e in particolare Bitcoin stiano finendo sotto la lente di ingrandimento non solo delle istituzioni finanziare e governative e dei media, ma anche di imprese e investitori che intravedono delle promettenti opportunità di business.

 

Antonello Gargiulo
Elisabetta Salvati

Stampa 3D

Stampa 3D

Il mondo delle stampanti 3D è in crescita esponenziale.
Per il 2017, si prevede di superare il milione di unità vendute nel mondo (Gartner 2013), di cui i tre quarti sul mercato Consumer, con un prezzo medio che potrebbe oscillare tra i 1.000 e i 2.500 dollari per stampante, rendendo così l’oggetto un target molto accessibile per una larghissima fascia di clientela.
Già questi primi dati evidenziano una massificazione crescente del fenomeno. Le ricadute?
Potenzialmente immense.
Un’accessibilità immediata all’oggetto del desiderio a costi sostenibili (e continuamente decrescenti) ed una progressiva ed inalterabile soddisfazione al consumo: queste le leve rese disponibili dall’utilizzo pervasivo di oggetti “fotocopiati” o meglio ricostruiti in 3D, nell’inatteso scenario di una nuova crescita economica. Laddove le logiche della filiera manifatturiera e non solo vengono stravolte.
Perché la stampa 3D consente di ricostruire oggetti, personalizzabili a piacere, a costi assolutamente contenuti e quasi rivoluzionari per il sistema economico attuale. E soprattutto distribuibili e “stampabili” attraverso e grazie alla rete. Cosicché l’ICT diventa canale portante di un nuovo paradigma produttivo. Coadiuvato in parallelo da due altri fattori di assoluto rilievo: l’Open Source e l’IoT.
Con lo scadere progressivo dei brevetti di prima generazione, il settore delle stampanti 3D si è aperto a molteplici innovazioni successive. In questi ultimi anni si è scatenata la corsa all’ideazione di nuove poliedriche stampanti 3D e di nuovi modi di utilizzo. Con un forte impatto social sulle community, poiché oggi chiunque è libero di inventare e condividere progetti in rete, creando un effetto a catena. Cosi dal basso sono nati i cosiddetti FabLab e diverse start-up specializzate.
Il tutto incardinato da altri due fattori d’eccezione. L’Open Source (tecnologia gratuita “aperta” al pubblico, tipo l’HW “Arduino” nato dal genio italico, flessibile, economico e accessibile a tutti) a supporto del 3D, ha potenziato il fenomeno in maniera virale. Le tecnologie digitali, nel conferire nuova “intelligenza” agli oggetti, inermi per natura, supportate dall’ICT, daranno luogo ad un piccolo universo di cose “animate” interconnesse tra loro, accessibili da Internet, e alla portata di tutti.Oggetti “stampabili” a piacere, velocemente, a costi largamente contenuti.
Questa combinazione tra l’IoT e il 3DPrint,in uno scenario Open Source, è in grado di sviluppare le condizioni affinché milioni e milioni di persone realizzino miliardi di oggetti tecnologici ed intelligenti, collegati tra loro. E ad Internet. L’ICT,  a sostegno  di un mondo di oggetti “intelligenti”, replicabili e diffondibili a livello esponenziale, quasi da cambiare gli usi e i costumi della gente, si arricchirà in questi prossimi anni di entusiasmanti e fantastiche potenzialità.
Ad oggi, la stampa 3D sta irrompendo negli ambiti più disparati, dalle Costruzioni alla Medicina, dallo Spazio alla Moda, dall’Aeronautica all’Automotive, senza dimenticare il Food, l’Arredamento, la Cosmetica, il Design, la Gioielleria, i Toys (modellismo e i giochi per bambini).
Laddove per ogni tipologia di prodotto o fase di elaborazione, viene usata la tecnologia ad hoc e le stampanti 3D adatte, capaci di riprodurre e modellare i materiali più diversi, nel grande come nel piccolo. E dove all’abbattimento significativo dei costi di produzione si affianca la straordinaria capacità di rispondere alle esigenze dei clienti su una logica di marketing one-to-one.
Ecco qualche esempio.
Nel campo sanitario delle protesi e degli arti artificiali, i componenti saranno prodotti a prezzi assolutamente più accessibili rispetto al target odierno di mercato,e saranno personalizzabili fin nei più minimi dettagli, creati e ritagliati su misura per uno specifico paziente; come è accaduto nei Paesi Bassi dove una placca “stampata ad hoc” è stata impiantata di recente nel cranio di una ventiduenne. Laddove anche il problema della crescita biologica nelle protesi per bambini verrà superato, cosicché l’arto “crescerà” con il bambino stesso, con un riflesso positivo anche sulle spese di sostituzione delle protesi, le quali saranno ristampabili a piacere, a costi notevolmente contenuti.
Anche nello Spazio qualcosa si muove. Ad Amburgo, questa tecnologia è utilizzata per produrre le componenti di metallo dell’intera gamma di Airbus. Riducendo il peso e l’attrito aerodinamico dell’aereo, e abbattendo notevolmente i consumi di carburante. Fattori per niente trascurabili. La stessa NASA ha già lanciato in orbita un razzo con una stampante 3D per stampare pezzi di ricambio direttamente nello spazio, ad esclusivo  beneficio degli equipaggi in missione,che non dovranno più dotarsi delle scorte per le emergenze. Perché stamperanno in orbita l’occorrente.
L’Edilizia, da canto suo, si sta aprendo a sfide impensate. Sarà possibile costruire la propria casa ad un costo risibile rispetto agli standard di mercato grazie a delle nuove fantasmagoriche stampanti 3D capaci di operare in grande e stampare strutture fino a 12 metri quadri per volta. E di lavorare magari anche i nuovi materiali ecologici. Dove sogno e produttività si coniugano alla perfezione. Per ritrovare un concetto di casa sana, bella a misura di uomo. Ad esempio  ispirandosi alla tecnica della vespa vasaia (progetto WASP in Italia), o nell’ottica di garantire un tetto per ciascuno in sole 24 ore (WinSun in Cina).
Persino il Food si è lasciato tentare. Con la tecnica molecolare-gastronomica si possono stampare frutti commestibili. Grandi chef del settore beneficiano della tecnica dell’azoto liquido combinata al 3D per stampare cibi dalle forme o dai gusti inusitati (come il gelato salato). In ogni casa sarà presto possibile “cucinare” stampando cibi a  piacere, usando gli ingredienti preferiti (anche dietetici o alternativi) per trasformare ogni piatto in un design particolareggiato e distintivo. Con impatti anche sulla tradizione, tanto che la stessa Barilla, gigante della pasta anche a livello mondiale, sperimenterà a breve una produzione di pasta “stampata in loco” presso una catena di ristoranti Olandesi, grazie ad un recente accordo con la TNO (l’Organizzazione olandese per la ricerca scientifica applicata). Per coniugare produttività ed inventiva, avanguardia e costume.
Nelle arti e nei mestieri, così come nel Design, le potenzialità della stampa 3D sembrano le più svariate. Dalla moda all’arredamento, all’oggettistica, all’oreficeria, ecc... Con la possibilità di creare oggetti nuovi, di alta qualità e precisione nella manifattura, anche con i preziosi, e sulla base dei desiderata di ogni singolo cliente. Laddove lo stile sposa le nuove tecnologie applicate.
Anche la Borsa coglie il mood del momento.
Materialise, uno dei maggiori stampatori 3D professionali al mondo, si è appena quotato sull’indice NASDAQ. Questo gigante del settore produce e vende per il grande pubblico oggettistica di vario genere, componenti di arredo e anche veri e propri gioielli. Con l’accortezza di recepire le idee dal basso, dalle community in rete, per realizzare progetti visionari. On-demand.
Cosa ci riserverà il prossimo futuro?  Il fenomeno del 3D Printing è in progressiva espansione, sostenuto dalle potenzialità della stessa rete e dal web. Laddove il mondo dell’ICT si apre a nuove, inusitate potenzialità di crescita e di sviluppo.
SecondoGartner, entro il 2018, almeno sette dei principali 10 rivenditori USA che usano come canale il web faranno uso di tecnologie di stampa 3D per generare ordini personalizzati. Dopo i produttori storici e più noti quali ad esempio la Stratasys che opera da più di 30 anni, oggi leader mondiale di settore, adesso anche i big player del mondo consumer e professionale vogliono scendere in campo.
Grazie alla stampa 3D, Amazon ha già cominciato a vendere a costi assolutamente contenuti, oggettidi consumo indirizzati one-to-one, su richiesta del singolo cliente. Stampabili in service e on-demand. Il tutto ad un prezzo assolutamente competitivo. Ribaltando le proprie logiche di produzione. Per fare un paragone con la moda, sarà come ottenere la finezza di un taglio d’atelier al prezzo di un abito di serie.
Autodesk innoverà il modo di produrre disegni e progetti in 3D, sfruttando la sinergia di una nuova piattaforma Open Source che supporterà delle applicazioni ad hoc per il 3D, per la modifica, la creazione e l’editing di modelli e oggetti tridimensionali da condividere in rete. Ribaltando il modo di lavorare degli studi professionali e non solo.
Anche dalla “piazza” qualcosa cambierà. Perché l’uso delle stampanti (“in casa” o fruite via service dal web) trasformerà i clienti Consumers in veri e propri protagonisti di questo fenomeno di “replica”potenziale degli oggetti, trasformandoli da semplici “utenti consumatori” a veri e propri “Prosumer” e “Maker”, quali driver trainanti di questa terza rivoluzione industriale a 3D. In uno scenario ancora tutto da esplorare. Dove l’ICT sarà il fattore abilitante al supporto delle piattaforme di sviluppo, alla condivisione delle community in rete, alla fruizione dei servizi via web, e soprattutto nella ricezione della spinta propulsiva bottom-up, secondo le nuove logiche pervasive di questa innovativa era in 3D

 

SELF DRIVING CAR


MONETE VIRTUALI


STAMPA 3D