Il complesso monumentale

Il complesso monumentale

Le origini del complesso monumentale di San Salvador, la chiesa e il convento dedicati al Cristo Salvatore, risalgono ai secoli XI-XII: posti nel cuore della zona di Rialto - la "riva alta" dell'espansione della città lungo il Canal Grande - sono conosciuti da tutti i veneziani. Ricostruito più volte, in forme dapprima romaniche poi gotiche, il complesso assunse l'attuale forma in pieno Rinascimento, nel corso del XVI secolo.
Tra gli artisti che vi lavorarono c'è forse nel primo Chiostro la mano del grande Jacopo Sansovino, attivo anche nella Chiesa contigua. Chiesa che ospita numerose importanti opere d'arte, tra cui una celebre Annunciazione di Tiziano, opera della maturità del grande pittore. Cinquecentesco è anche il grande ciclo di affreschi che - unitamente ai preziosi stucchi - adorna la sala del Refettorio.
Nel tardo Settecento, negli anni che videro dapprima la crisi e poi la scomparsa della Repubblica Veneta, il convento di San Salvador conobbe anch'esso un declino che ne mise in pericolo la stessa conservazione fisica, e venne trasformato in caserma. Negli anni successivi alla Grande Guerra il convento venne acquisito dalla Direzione Telefoni.
Da allora è rimasto, per mezzo secolo, il centro principale della telefonia italiana nel nord-est.A metà degli anni Ottanta venne avviato un impegnativo restauro, mirante da un lato a riportare in luce e salvaguardare le ricchezze artistiche dell'edificio, dall'altro a farne un centro di ricerca avanzata nel settore delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione.

 

I Chiostri

“Vias tua Domine demostra mihi” recita l’iscrizione del semplice portale dell’antico convento di San Salvador. Basta varcarne la soglia per scoprire il tesoro che nasconde: quei chiostri “riccamente ornati ambedue di colonne, d’intagli e di altre bellezze” che Francesco Sansovino nel XVI secolo ben conosceva e che ora accolgono il visitatore in una delle più spaziose e riservate aree private, aperte al pubblico, del cuore di Venezia.
I chiostri che oggi noi possiamo ammirare sono quelli edificati nel periodo della ricostruzione rinascimentale del complesso, su probabile intervento del grande architetto Jacopo Sansovino.
Il primo chiostro ha forma pressoché quadrata, dominato da un pozzo centrale, e sui quattro lati corre uno spazioso ed alto portico, poggiante su di un basso parapetto. Sul chiostro si affacciano in perfetta simmetria tante finestre, perfettamente allineate, che creano quell’affascinante atmosfera da “campiello veneziano” esaltata dalle rappresentazioni teatrali goldoniane. Eventi ed esibizioni temporanee lo animano e trasfigurano, specie nella bella stagione e durante le principali manifestazioni veneziane.
Passeggiando lungo il porticato si viene inconsapevolmente spinti oltre la lunga sala delle esibizioni tecnologiche verso il secondo chiostro, ben più grande del primo e stilisticamente più rilevante.
La raffinatezza architettonica e artistica è evidente sia nell'elegante prospettiva dei portici, "telescopi ottici" con l'ingresso nel primo chiostro e lo scalone monumentale, sia nell’eccellente acustica di questo chiostro, che lo rende particolarmente adatto a esibizioni canore e musicali.

 

Il Refettorio

Uno degli ambienti più suggestivi del Future Centre è il Refettorio, oggi trasformato dal restauro in una sala convegni. Nel rispetto delle bellezze artistiche del luogo, la sala è stata approntata con le moderne tecnologie della comunicazione ed è diventata sede ideale per seminari, incontri tecnologici, dibattiti e convegni. 

La sala nel Cinquecento era il Refettorio dei monaci che abitavano il convento, e la classica configurazione a scranni contrapposti con al centro il tavolo ove sedeva l’abate dell’ordine è stata rispettata, quattro secoli dopo. Troviamo qui un esempio importante di come sia possibile coniugare il passato con il futuro, l’eredità della storia con le potenzialità della tecnologia. Ogni postazione è munita di monitor e di un sistema di conferenza che permette a ciascuno di interagire con il tavolo centrale dei relatori. La sala è dotata anche di un sistema che offre la possibilità al pubblico presente di effettuare sondaggi just in time. 
E’ un’esperienza indimenticabile partecipare ad un convegno sotto le volte affrescate e decorate del Refettorio, i cui apparati decorativi sono stati oggetti di uno studio apparso nel volume “Progetto San Salvador” pubblicato per conto di Telecom Italia nel 1988.

Nella sala antistante il Refettorio è possibile vedere una piccola ma interessante collezione di apparecchi telefonici, che segnano le tappe dell'evoluzione del telefono nel secolo appena trascorso.

 

La volta del Refettorio

“Nel monastero è notabile il refettorio e il chiostro riccamente ornati ambedue di colonne, d’intagli e di altre bellezze”: così descrive il convento di San Salvador Francesco Sansovino nel suo “Venetia città nobilissima et singolare” pubblicato nel 1581. L’apprezzamento formulato dal grande letterato, per quanto piuttosto generico, rappresenta la più antica testimonianza in nostro possesso sulla vicenda artistica del complesso di San Salvador, dietro la quale c’è anche un piccolo “giallo” sull’attribuzione degli affreschi che adornano la volta del Refettorio.
La volta infatti accoglie una ricca decorazione che fonde stucchi ed affreschi: oltre ai cinque campi ottagonali di grandi dimensione disposti lungo l’asse centrale, ai sedici ovali lunghi collocati intorno ai cinque centri e ai due ovali più grandi sui lati corti, la volta è tutto un fiorire di motivi e grottesche, rosoni e figurazioni simboliche. La lettura delle zone affrescate risulta gravemente ostacolata dal non felice stato di conservazione: il restauro realizzato negli anni Ottanta ha solo potuto fermare il degrado, ma certamente non riportare in vita le aree dove l’intonaco è andato perduto. L’attribuzione di origine seicentesca a Polidoro da Lanciano, pittore che operò a Venezia sin dal 1530 ove morì nel 1565, è ritenuta inattendibile dagli studiosi, che invece indicano in Fermo Ghisoni l’autore degli affreschi.
Ghisoni, nato a Caravaggio nel 1505, fu uno dei più devoti assistenti di Giulio Romano, con cui collaborò negli affreschi di Palazzo Te a Mantova e più tardi negli interventi decorativi a Palazzo Ducale, sempre a Mantova, nel 1538, quando il pittore fu lasciato libero da Giulio Romano. Sappiamo che nell’estate del 1545 Fermo Ghisoni si trovava a Venezia e che proprio in questo periodo i Canonici della congregazione di San Salvador, dopo aver allestito l’arredamento ligneo del refettorio, decisero di decorare il soffitto della sala.
Ma, a parte questo elemento cronologico, il paragone tra gli affreschi del refettorio di Venezia e quelli dei palazzi mantovani, dove Ghisoni operò sotto la guida del Romano, trova sostanziali concordanze nell’attingere entrambi ad un programma di forte illusionismo, con scelta di punti prospettici laterali e manipolazioni artificiali delle forme

 

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