Le tecnologie 3D al servizio del restauro Le tecnologie 3D al servizio del restauro

Le tecnologie 3D al servizio del restauro

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Sono tanti i progetti che usano strumenti tridimensionali per realizzare interventi di conservazione di beni artistici e archeologici.

Il Politecnico di Milano sta aiutando i restauratori del Duomo di Milano, la Danzatrice di Canova ha di nuovo le braccia e senza il 3D sarebbe impossibile terminare la Sagrada Familia. Eppure non tutta la comunità artistica ritiene corretto l’utilizzo di questo metodo.

Digitalizzare e stampare in 3D. Il restauro e la conservazione dei beni artistici hanno trovato nelle nuove tecnologie un valido alleato. Sono moltissimi i progetti in corso d’opera volti a preservare capolavori antichissimi sfruttando tecnologie tridimensionali, sebbene non tutta la comunità artistica sia concorde sull'utilizzo di questi strumenti.

Tre esempi italiani

Il 3D Survey Group del Politecnico di Milano sta portando avanti il progetto “Grande Guglia”. I ricercatori universitari stanno aiutando, attraverso la loro sofisticata strumentazione digitale, i restauratori impegnati nelle operazioni di conservazione del Duomo di Milano. Il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, situato a Perugia, sta scansionando una vasta quantità di reperti con il contributo dello studio 3D Archeolab. Il progetto prevede la realizzazione di un database consultabile online e la realizzazione, in scala reale, di copie dei reperti da utilizzare durante le attività didattiche. Nel 2012 sono state ripristinate le braccia alla Danzatrice di Canova, statua in gesso conservata presso la gipsoteca di Possagno. Erano andate distrutte durante la Grande Guerra. L’operazione è stata possibile digitalizzando le braccia della versione in marmo della statua che si trova presso il museo Bode di Berlino.

Senza 3D non si potrebbe terminare la Sagrada Familia

Le tecnologie tridimensionali si stanno rivelando fondamentali anche per terminare la chiesa della Sagrada Familia a Barcellona. Solo attraverso appositi strumenti digitali è possibile studiare i modelli in gesso di Gaudì e, quindi, seguendo le complicate geometrie e proporzioni dell’architetto spagnolo, completare la sua monumentale opera. Il progetto CyArk ha programmato la “conservazione digitale” di 500 siti archeologici sparsi in tutto il mondo, specialmente in quei Paesi che non hanno risorse per conservare gli scavi. E recentemente due artisti di San Francisco, utilizzando vecchie immagini e una stampante in 3D, hanno riprodotto gli scacchi personali di Duchamp, andati perduti.

Restaurare non significa usare le stampanti 3D

Gli esempi di utilizzo delle nuove tecnologie digitali per la conservazione e il restauro di opere artistiche e antichi manufatti sono numerosi. Non tutta la comunità artistica, tuttavia, concorda su questo metodo, soprattutto per quanto concerne l’utilizzo delle stampanti 3D nelle operazioni di restauro. Si tratta pur sempre di realizzare una copia, qualcosa di nuovo, anche quando si mimetizza perfettamente con l’originale. I più ritengono che questi strumenti debbano essere usati solo per uno studio a monte dell’intervento da eseguire.