I musei aprono le proprie porte ai Google Glass I musei aprono le proprie porte ai Google Glass

I musei aprono le proprie porte ai Google Glass

Le lenti di Big G sembrano lo strumento adatto per realizzare visite interattive. Tante le sperimentazioni in Italia

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Interdetti nei cinema e in molti locali per motivi legati alla privacy e al copyright, gli occhiali di Google stanno trovando applicazioni concrete all'interno dei poli museali, ambienti considerati ingessati e tradizionalisti.

Dove possono rendere al meglio i Google Glass? Nei musei. A dirlo sono molti ricercatori di mercato e studiosi di nuove tecnologie. Vietati al cinema e in molti esercizi commerciali, per questioni legate alla privacy e al copyright, questi strumenti rischiano di essere un clamoroso flop. Però potrebbero rendere più interattive e dinamiche le visite negli spazi espositivi. E in Italia si stanno sperimentando con successo.

L'Italia, per una volta, apripista

Qualcosa si muove nell’ingessato microcosmo italiano della cultura. Alcuni musei del nostro Paese stanno sperimentando gli occhiali di Google per favorire la fruizione delle proprie collezioni. Lo scorso novembre, presso il Museo Egizio di Torino, questi device hanno accompagnato gruppi di visitatori non udenti proiettando le descrizioni degli oggetti esposti attraverso il linguaggio dei segni. I Google Glass sono stati usati anche nelle visite del Salone dei Cinquecento a Bologna e nel corso dell’esposizione “Da Guercino a Caravaggio” presso Palazzo Barberini, a Roma. Venezia ha già sviluppato un’app per questi occhiali, chiamata “OK Venice!”, che offre una guida interattiva della città lagunare. A Firenze, sfruttando l’app GoogleGlass4Museum, i ragazzi delle scuole che visitano Palazzo Vecchio si possono trasformare in piccoli investigatori. Una strategia di gamification capace di fare didattica in maniera divertente e avventurosa.

Nel 2015 disponibili in moltissimi musei in tutto il mondo

Oltre a quelle italiane, pionieri nell’utilizzo delle lenti di Big G, anche altre realtà museali stanno pensando di sfruttare le potenzialità di questi occhiali per realizzare visite guidate altamente interattive. La startup GuidiGO ha recentemente annunciato di aver stretto collaborazioni con importanti poli museali disseminati in tutto il mondo che, a partire dal prossimo anno, sfrutteranno le sue app, sviluppate appositamente per i Google Glass. In questo corposo elenco spicca il Metropolitan Museum of Art di New York.

Da possibile flop commerciale, a must have culturale

I Google Glass sembrano più comodi degli smartphone e dei tablet, attualmente utilizzati da alcuni musei per spiegare ai visitatori, in maniera dettagliata, i reperti o le opere d’arte esposte. Occorre aggiungere, tuttavia, che questi strumenti non sono propriamente economici: costano circa 1.500 dollari e non arriveranno sul mercato italiano prima del 2015. Molte società che, inizialmente, si erano dette interessate a sviluppare applicazioni per queste lenti hi-tech, hanno fatto marcia indietro a causa dei problemi di privacy insiti nell’utilizzo dei Google Glass. L’ambiente museale, invece, considerato dai più tradizionalista e poco incline ai cambiamenti, ha aperto le sue porte a questi device. La rivoluzione percettiva, a quanto pare, inizierà proprio dai musei.