Gli hard disk sono più fragili delle pergamene: miliardi di dati a rischio Gli hard disk sono più fragili delle pergamene: miliardi di dati a rischio

Gli hard disk sono più fragili delle pergamene: miliardi di dati a rischio

Il progetto “Memoria di massa” si batte per contrastare l’obsolescenza digitale

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L’allarme è stato lanciato da un documentarista e da un regista teatrale che, dal Friuli, hanno iniziato la loro “battaglia” contro un fenomeno che potrebbe portare alla perdita di miriadi di informazioni, come testi e foto. Un ciclo d’incontri e un programma radiofonico per sensibilizzare Istituzioni e opinioni pubblica circa il problema, ma anche incontri nelle scuole per favorire la nascita di figure professionali, ad esempio l’archeologo digitale o il digital curator, chiamate a occuparsi della questione.

“Gli hard disk sono più fragili delle pergamene. Nel giro di pochi anni miliardi di dati potrebbero andare dispersi, senza alcuna possibilità di recupero”. Non si tratta di un monito apocalittico, e neanche di una crociata contro la tecnologia, bensì di un allarme reale di cui si sono fatti portavoce Renato Rinaldi, artista del sonoro e documentarista, e Andrea Collavino, attore e regista teatrale. I due stanno sensibilizzando le Istituzioni e l’opinione pubblica sul fenomeno chiamato “obsolescenza digitale”.

Un rischio concreto

Le tesi di Rinaldi e Collavino, corroborate da numerose ricerche scientifiche, mettono in allerta sul rischio che quanto contenuto in supporti magnetici come gli hard disk, anche quelli esterni, possa diventare irrecuperabile nel giro di pochissimi anni. In effetti i cosiddetti dischi rigidi non sono eterni, anzi hanno una durata media che si attesta tra i dieci e i quindici anni. Per non parlare dei CD-ROM, dei DVD-ROM e delle chiavette USB, strumenti d’archiviazione ancora più fragili. Che fare? Bisogna tornare alla carta per conservare a lungo testi o foto? Non è questa la soluzione proposta da Rinaldi e Collavino, ma a loro giudizio bisogna iniziare a parlare del fenomeno dell’obsolescenza digitale in maniera seria e concreta.

Solo gli archeologici digitali ci salveranno

I due hanno lanciato il progetto “Memoria di massa”, un ciclo d’incontri per informare l’opinione pubblica e le Istituzioni sul problema. Il primo appuntamento, dal titolo “L’archiviazione è un sistema, non una tecnologia”, si è svolto lo scorso 15 settembre presso la sala Kugy della Regione Friuli Venezia Giulia, dimostratasi subito molto sensibile al problema, tanto da aver già attivato alcuni centri pubblici per l’archiviazione digitale come, ad esempio, la Cineteca del Friuli, la Biblioteca Guarneriana e il Sirpac di villa Manin. L’azione di Rinaldi e Collavino, tuttavia, non si esaurisce con questo ciclo d’incontri: i due sono spesso ospiti del programma “Tre soldi” su Radiotre e stanno organizzando un ciclo d’incontri nelle scuole superiori prima del Friuli, poi di tutta Italia. Le nuove generazioni possono dimostrarsi più attente al problema. Proprio dalle scuole potrebbero uscire le due figure professionali chiamate a contrastare l’obsolescenza digitale, ossia il digital curator e l’archeologo digitale.