Festival del giornalismo di Perugia Festival del giornalismo di Perugia

Festival del giornalismo di Perugia

Cinque giorni dedicati al mondo dell'informazione.

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Per cinque giorni Perugia è stata il centro del mondo, almeno del mondo del giornalismo. Nell'International Journalism Festival che si è concluso il 10 aprile, infatti, la parola “internazionale” non è messa a caso: giornalisti provenienti da ogni parte del mondo arrivano in una delle più affascinanti città d'Italia per parlare, confrontarsi ma anche solo ascoltare interventi e incontri sul giornalismo e il suo futuro.

Com'era inevitabile, in questi cinque giorni non si è parlato solo di libertà di stampa, di politica estera e dei rischi del lavoro di reporter in alcune zone del mondo. I temi che hanno ricevuto maggiore spazio e attenzione, in verità, erano tutti improntati all'innovazione: il ruolo di Google e dei social network, la presenza sempre più importante di Facebook nel mondo dell'informazione, il data journalism, la cyber-sicurezza, il futuro dell'open internet, la “rivoluzione lenta” che va sotto il nome di slow journalism e una quantità di altri temi che, qualche anno fa, avrebbero attratto solo una parte di addetti ai lavori, ma che oggi interessano e affascinano un numero crescente di persone.

L'atmosfera che si respira in alcuni incontri è quasi febbricitante, e la voglia di confrontarsi sugli scenari che si stanno aprendo trasforma il momento delle “domande del pubblico” in una vera arena di discussione. E così, è normale che dalla platea si alzi uno come Ewen MacAskill, corrispondente del Guardian, per chiarire alcune controversie sorte tra lui e Sarah Harrison di WikiLeaks (protagonista dell'incontro) e farle sapere che “dopo averci pensato a lungo, ho capito che sul trasferimento di Snowden in Russia avevate ragione voi”. E lo spettatore comune si sente improvvisamente proiettato all'interno di alcune delle vicende più complesse e delicate degli ultimi decenni.

Da Franca Leosini fino a BuzzFeed

I giornalisti italiani più noti, presenti con nomi del calibro di Mario Calabresi, Marco Travaglio, Franca Leosini e Giuliano Ferrara, non sono quindi gli assoluti e soli protagonisti; ma condividono le luci della ribalta con i reporter di testate internazionali – come il Guardian, Fortune, New York Times, Bbc, Der Spiegel – e con i protagonisti del mondo “nativo digitale”: Politico, BuzzFeed, ProPublica e anche i “nostri” FanPage e Vice News Italia.

Il ruolo di assoluti protagonisti, e di veri campioni della libera informazione, non può però che essere assegnato ai ragazzi di Raqqa is being slaughtered silently, che dal centro del califfato islamico in Siria raccontano ogni giorno la vita sotto l'Isis, pagando un prezzo elevatissimo: “Ma più ne uccidono di noi, più difficile sarà farci arrendere”.

Non c'è solo il giornalismo

Tutto questo, però, potrebbe indurre nell'errore di pensare che il Festival del Giornalismo sia una sorta di enorme convegno, qualcosa di rivolto esclusivamente ai professionisti del settore. Niente di più sbagliato, come testimoniano le tante scolaresche presenti e la grande attenzione che gli studenti dell'università di Perugia rivolgono a un festival in grado di offrire incontri rivolti a tutti: per parlare dei cambiamenti climatici, dell'emergenza profughi, di attentati terroristici, di quanto avviene in teatri di guerra che trovano poco spazio, come lo Yemen, o per metterci in guardia dal ruolo sempre più centrale che nella nostra società stanno guadagnando pochi colossi della Silicon Valley.

E se magari la presenza di Fedez avrà fatto storcere il naso a qualcuno, la diretta live di Gazebo, il programma di RaiTre, ha fatto felici tutti. Così come nessuno potrà lamentarsi di aver passato il fine settimana aggirandosi e ammirando gli angusti vicoletti e i saliscendi di Perugia, avendo la possibilità di scoprire tutti gli scorci, i panorami e le perle nascoste che questa meravigliosa città sa offrire.