Artplace, l’app che dà voce alle opere d’arte Artplace, l’app che dà voce alle opere d’arte

Artplace, l’app che dà voce alle opere d’arte

Il progetto della start-up Mumble, fondata da 3 giovani ragazzi modenesi, potrà aprire le porte all’arte ed alla cultura interattiva, sfruttando la tecnologia dei beacon

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Trasformare un’innovazione al momento utilizzata per lo più ai fini commerciali per far parlare tutti i musei nel mondo. È così che i beacon possono creare un dialogo digitale tra visitatore e opere artistiche.

È tutta italiana l’idea che potrebbe rivoluzionare il modo di interfacciarsi con la cultura e con le opere d’arte all’interno dei musei. Basata sulla tecnologia beacon, i piccoli hardware in grado di intercettare a corto raggio smartphone e tablet ed inviare informazioni in push, l’applicazione Artplace è in grado di comunicare in tempo reale con i visitatori impegnati ad ammirare le creazioni artistiche presenti nelle gallerie e nelle pinacoteche.

Il progetto

L’ideazione dell’app Artplace ha origini emiliane: sono infatti 3 ragazzi di Modena, poco più che ventenni, ad aver messo in pratica la creazione tecnologica che potrebbe ridare slancio, in tutto il mondo, ad un settore storicamente affascinante, ma colpito negli ultimi anni dall’effetto della crisi, come quello dell’arte. 
Sfruttare una tecnologia utilizzata prevalentemente per finalità legate al marketing, come quella dei beacon, per dare vita alle opere d’arte e fornire numerose informazioni, in tempo reale e tradotte in qualsiasi lingua, ai turisti, per rendere completa e smart l’esperienza della visita ai musei. Mattia Farina, uno dei talenti modenesi promotori dell'iniziativa, spiega così le potenzialità di Artplace: se i musei si dotassero dei piccoli hardware di trasmissione di onde a corto raggio, tutte le sculture, i quadri e le creazioni artistiche esposte nelle gallerie sarebbero in grado di inviare file di testo, audio e video all’applicazione. Un’opportunità sia per visitatori e turisti, che avrebbero a disposizione una guida interattiva per ammirare l’arte in modo innovativo, sia per le strutture, che potrebbero abbattere i costi per le dotazioni delle tradizionali audioguide, fornendo inoltre informazioni sempre aggiornate e al passo con la tecnologia.

Possibili sviluppi

Un binomio sempre vincente, quello tra cultura ed innovazione, che sta già acquisendo consensi in tutto il mondo. Mattia Farina ha confermato che sono già numerosi i musei che hanno pensato di adottare la tecnologia beacon, in considerazione del costo contenuto dei dispositivi e dell’alta potenzialità di utilizzo. Anche il Moma di New York ha già avanzato alcune richieste preliminari per analizzare la fattibilità del progetto e la messa in opera dello stesso all’interno delle proprie gallerie. Un’innovazione completamente Made in Italy che, in pochi mesi, ha raggiunto una risonanza internazionale, grazie al talento e alla passione di 3 giovani italiani.