Arte e tecnologia: immerso per un mese nella realtà virtuale Arte e tecnologia: immerso per un mese nella realtà virtuale

Arte e tecnologia: immerso per un mese nella realtà virtuale

L'audace performance si chiama Seeing I: per 28 giorni l'artista Mark Farid vedrà e ascolterà con gli occhi e le orecchie di un perfetto sconosciuto

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Il progetto cerca fondi su Kickstarter e ha come obiettivo dimostrare che è possibile entrare in empatia con una persona anche attraverso strumenti tecnologici. 

Un esperimento artistico estremo: immergersi per un mese nella realtà virtuale. È quello che farà il prossimo anno il performer Mark Farid, salvo riesca a trovare su Kickstarter, noto sito per il crowdfunding, un finanziamento pari a 150.000 dollari, necessari per acquistare l’attrezzatura per realizzare questa performance artistica digitale.

Vedere e ascoltare con gli occhi e le orecchie di uno sconosciuto

Il progetto di Farid si chiama Seeing I. L’artista, per 28 giorni, sarà collegato con appositi strumenti agli occhi e alle orecchie di un’altra persona, totalmente sconosciuta, e ne condividerà tutti i momenti della giornata, compresi i ritmi di sonno e le pause per pranzare. In pratica, Farid, vivrà la vita di un altro per circa un mese. Una trovata artistica audace che sarà filmata giorno dopo giorno da una troupe, al fine di realizzare un documentario su questa esperienza. Un'esperienza che, a detta di molti, potrebbe annullare l’identità dell’artista o comprometterne la stabilità psichica. Il performer, però, è pronto a correre il rischio, avendo un obiettivo alto da perseguire, ossia capire se ciò che siamo sia un’identità individuale, oppure un’identità culturale, quindi mediata e caratterizzata da esperienze sintetiche. “Guardare attraverso gli occhi di qualcun altro, anche se in differita di sei giorni, sarà un’esperienza artistica ed esistenziale – ha dichiarato Mark Farid in un’intervista - che avrà anche lo scopo di raccontarci qualcosa di più non solo sul mondo della realtà virtuale, ma anche su noi stessi”.

Una provocazione artistica

Indubbiamente l’arte ha, tra i suoi scopi, quello di generare reazioni in chi ne fruisce, anche provocando. Il progetto Seeing I prende spunto dalle teorie di Sherry Turkle. La nota sociologa statunitense sostiene che la tecnologia abbia reso più complicate le interazioni importanti tra le persone, benché il suo fine sia quello di creare nuovi modi di comunicare. Farid desidera confutare le teorie della Turkle, dimostrando che, attraverso la realtà virtuale, sia possibile condividere non solo contenuti audio e video prodotti da una persona sconosciuta, ma entrare in empatia con essa, provando i medesimi sentimenti. Lo “sconosciuto” sarà invitato anche a sperimentare attività adrenaliniche, come il parapendio e il bungee jumping.  

Non ci sono mai state immersioni così lunghe nella realtà virtuale, proprio per questo motivo Farid sarà seguito da una equipe composta da medici e psicologi che chiuderanno in anticipo la performance artistica nel caso in cui il performer dia evidenti segnali di squilibrio.