Martin Sorrell: Viaggiate e imparate là dove c’è da imparare Martin Sorrell: Viaggiate e imparate là dove c’è da imparare

Martin Sorrell: Viaggiate e imparate là dove c’è da imparare

Stampa
- + Text size

Quanti di noi sanno che WPP sta per Wired and Plastic Products? Ebbene, è proprio così: quello che oggi è il gigante dell’advertising e delle pubbliche relazioni, che dà lavoro a più di 200.000 persone in tutto il mondo, una volta produceva canestri di vimini.

Ed è proprio per questo che se Martin Sorrell, che la fondò negli anni ’80 trasformandola nel più potente conglomerato dei media, si concede per un giorno alle domande degli studenti della Luiss, è del tutto naturale trovare la sala piena, anzi stracolma.

“Nell’era dell’interattività non posso salire su un palco e predicare – esordisce. Al massimo posso interagire”. Non poteva che iniziare così, l’ormai settantenne Sorrell, davanti a una platea sterminata di millennials armati di smartphone e magari tentati di considerare il mogul della comunicazione uno-a-molti una specie di prestigiosissimo oggetto d’antiquariato. Ma è bastata quella sua frase per ricordare a tutti che per capire il futuro bisogna avere solide basi nel passato.

Internet sta cambiando tutto, osserva Sorrell, cambia persino le leadership politiche, dobbiamo essere pronti al cambiamento. “Proprio ieri ho avuto una tavola rotonda con Trump, sono arrivato con qualche pregiudizio, sono uscito dalla riunione con la netta sensazione di una amministrazione molto più business-friendly della precedente, che non ha paura di considerare gli aspetti commerciali di ogni questione”.

Secondo il CEO di WPP, insomma, la realtà è molto più complessa rispetto al quadro cupo che normalmente viene associato ai cambiamenti della nostra epoca. I principali paesi europei sono ancora tutti nella top ten del mercato dei media ma l’incertezza politica del vecchio continente, a cominciare dall’Italia, rende impossibile fare investimenti a lungo termine nei nostri mercati. “La Brexit – osserva Sorrell - potrebbe rallentare la crescita nell’UK. Ci sono incognite per le presidenziali francesi, anche se la crescita di Macron e i risultati delle elezioni olandesi sembrano mostrare una interruzione dell’effetto domino del populismo.”

In questo quadro imprevedibile, Sorrell non esita ad incitare i ragazzi a guardare oltre i confini dell’Europa occidentale. “Puntate ai mercati asiatici, latinoamericani, l’Europa dell’est, il medio oriente. Perché è lì che la classe media crescerà, mentre in EU si sta contraendo. Chiaramente la bassa crescita nel vecchio continente e la conseguente pressione su i costi non ne fanno un mercato promettente. Guardate cosa sta accadendo a una delle industrie chiave italiane, quella automobilistica: in estremo oriente  già creano le automobili con le stampanti 3d, e questo disintermedierà la grande tradizione italiana di car manufacturing. Guardate cosa accade all’industria degli idrocarburi: le auto elettriche in Cina hanno triplicato i loro business negli ultimi mesi. Mesi, non anni. Guardate cosa succede ai taxi, all’industria alberghiera, con Uber e Air B’n’B.  Si costruiscono interi business sull’incapacità di realizzare una normazione adeguata agli sviluppi tecnologici.”

“E come reagiscono le “legacy industries” di fronte a questi sconvolgimenti?”, chiede una ragazza. La risposta è molto netta: “Con la contrazione, l’attenzione ai costi, la politica dello zero budget. Ed è normale, visto che non è possibile fare previsioni a lungo termine sulla sostenibilità del business, si naviga a vista, e si cerca di preservare il valore nel breve termine. Il problema è che nel frattempo chi ha risorse per investire nel brand e nell’innovazione triplica il valore delle proprie azioni nel lungo termine. E’ un serpente che si morde la coda, occorre spezzare il circuito”.

“E voi di WPP cosa state facendo?”, incalza un giovane dottorando.

“Noi cerchiamo di entrare nei mercati che nel settore dei media crescono a ritmi esponenziali, come l’Iran, Myanmar, Cuba. In Iran però spesso non possiamo investire perché andiamo incontro alle sanzioni internazionali. Ci sono paesi, come la Cina, che hanno ritorni così alti dall’investimento in Iran che preferiscono accollarsi i costi delle sanzioni. Questo per darvi l’idea della rapidità dei fenomeni. “

E infine la più temuta di tutte le domande, che puntualmente da una minuta studentessa dall’accento siciliano: “Cosa ci consiglia di fare dopo la laurea? Migliorare le cose qui o girare per il mondo?”

“Lo dico a malincuore – risponde Sorrell - ma quello di non viaggiare abbastanza da giovane è stato un mio rimpianto anche quando le prospettive erano molto migliori. Per questo vi dico, aderite a fellowship programs come quello di WPP, che vi permettono di accumulare mesi di esperienza di lavoro in ambienti dinamici, che vi aprono gli occhi, come la Cina o l’India. A prescindere dalle opportunità di assunzione, potreste così crescere, farvi  una reputazione internazionale e magari poi tornare in patria per costruire un business sulle vostre nuove conoscenze e la vostra autorevolezza in aree dove non sarebbero in molti a farvi concorrenza”.

Parole pesanti, ma forse proprio per questo straordinariamente utili.