La rinascita del Mausoleo di Augusto: il restauro narrativo che riconsegna un tesoro alla città La rinascita del Mausoleo di Augusto: il restauro narrativo che riconsegna un tesoro alla città

La rinascita del Mausoleo di Augusto: il restauro narrativo che riconsegna un tesoro alla città

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Restituire. Tra tutte le parole ascoltate lo scorso 2 maggio, in cui Fondazione TIM e il Comune di Roma hanno presentato il progetto di recupero del Mausoleo di Augusto, il più grande sepolcro di età imperiale, è stata proprio “restituire” quella che è sembrata risuonare più a lungo.

Restituire  significa soprattutto ragionare in ottica di turismo sostenibile,  ha sottolineato durante la conferenza stampa il Vice Sindaco Luca Bergamo, anzitutto perché il problema principale di Roma  “è trasferire il valore dei beni culturali non solo ai turisti, ma anche a chi la città la abita tutti i giorni.”

E infatti tra i primi effetti di questo grande progetto, c’è quello di aver reso più vivibile ai cittadini un luogo che soffriva di problemi di accessibilità. Già oggi, a cantiere aperto, con i 300 metri di pannelli che raccontano la storia del monumento intorno al sito, i romani possono vivere una esperienza immersiva, grazie alle stampe lenticolari, all’illuminazione LED e alle musiche del repertorio dell’Auditorium Augusteo. Ma sarà con i nuovi impianti di illuminazione, antincendio, sicurezza e videosorveglianza previsti dal progetto che questa Piazza potrà definitivamente mettersi alle spalle l’attuale “vissuto” dei romani,  quello di uno spazio racchiuso da portici, dove prendere l’autobus o cercare parcheggio per lo shopping in centro.

“Oggi – scandisce la sindaca Raggi – abbiamo voluto inaugurare non solo un progetto, ma un modo di collaborare tra istituzioni e aziende private. Per realizzare un cantiere che sarà vivo e che comunicherà ogni giorno al pubblico la storia di questo luogo straordinario. Per arrivare entro due anni a restituire visibilità e visitabilità al Mausoleo di Augusto”. La prospettiva, come ha ricordato il sovrintendente Claudio Parisi Presicce, è infatti la creazione di un futuro spazio museale che farà sistema con l’altro, grande monumento di età augustea, l’adiacente Ara Pacis.

Il grande incavo circolare di Piazza Augusto Imperatore nei secoli è stato protagonista di innumerevoli resurrezioni. Adibito per lunghi periodi a luogo di rappresentazioni pubbliche, dalla giostra dei tori del ‘700 fino alla musica di Toscanini agli esordi del secolo scorso, si è dovuto scontrare con le più varie tecnologie di recupero architettonico, come con lo sventurato legno usato per la copertura dal Valadier, che lo condannò a rovinosi crolli.

Pur essendo la più grande tomba dell’antichità dopo le piramidi, di fatto il Mausoleo negli ultimi anni è diventato un comprimario dell’Ara Pacis. Sottratto a una reale fruibilità, diventato una residenza di felini (come il non lontano scavo di Largo Argentina), il Mausoleo è quasi scomparso dallo sguardo pubblico. Di fatto, questo luogo è uscito dai circuiti turistici e dall’immaginario degli stessi cittadini, a differenza di altri monumenti della Capitale.  

Con questo progetto, pensato e coordinato da Luca Josi, Direttore Brand Strategy & Media di TIM, Roma Capitale e Fondazione TIM vogliono segnare una netta inversione di tendenza.​ A dimostrarlo, l’incessante opera dei restauratori ingaggiati della Sovrintendenza Capitolina che da mesi stanno lavorando dove fino a pochi giorni fa vi era un grande, antico manufatto abbandonato.  

Con la sua donazione di 6 milioni di euro la Fondazione contribuirà alla seconda fase di recupero del sito sepolcrale, che prevede tra gli altri, anche gli interventi per il ripristino delle condizioni adeguate di percorribilità da parte del pubblico.  

Un investimento che va però considerato in una prospettiva e in un contesto più ampio:  “Il potenziamento dell'offerta turistica del nostro Paese” – ha ricordato il Presidente di Fondazione TIM Giuseppe Recchi - “passa necessariamente dalle maggiori entrate indispensabili per andare oltre la semplice salvaguardia e modificare dall'interno la fruizione del patrimonio culturale italiano.  Occorre avvicinarlo alle nuove generazioni, allargare la platea degli aventi diritto. Per farlo, è fondamentale rendere ancora più spettacolare la capacità narrativa dei tesori italiani.”

I nordamericani, ha continuato Recchi, sono maestri nel realizzare un racconto efficace, a volte persino epico, di vestigia ed eredità culturali che non sono nemmeno paragonabili con le nostre.

“Vogliamo portare il nostro contributo -  ha concluso -  mettendo a fattor comune una della cose che sappiamo fare meglio: utilizzare le tecnologie digitali per raccontare la nostra storia, facendo leva sull’immenso inventario di contenuti, reperti e testimonianze perfettamente conservate che rendono unico il nostro Paese. Cerchiamo di andare oltre il semplice mecenatismo aziendale: vogliamo dare l'esempio,  dare una mano allo sviluppo della cultura del Paese, specie di quella digitale di cui abbiamo tanto bisogno, sperando che anche altri ci seguano.”