L’arte stampata in 3D: Il caso Rembrandt L’arte stampata in 3D: Il caso Rembrandt

L'arte oggi, tra manualità e tecnologia

Intervista a Alessandra Angelini

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A poche settimane dalla mostra "Trasformazione" di Alessandra Angelini, tenutasi dal 12 al 16 settembre 2017 presso il TIMSpace di Milano, abbiamo intervistato l'artista per approfondire insieme il tema dell'interazione tra arte e tecnologia.  

Durante il Suo percorso artistico, come è arrivata a toccare il tema dell’evoluzione tecnologica e dell'interazione fra arte e tecnologia, fino ad approdare alla scultura digitale, di cui è un chiaro esempio la mostra “Trasformazione”?
Come artista ho da sempre provato interesse verso ciò che riesce a coinvolgere diversi aspetti dello scenario creativo: l'idea iniziale, un fatto del tutto intimo e legato all'emozione, la manualità, la scelta dei materiali e altri fattori. Tra questi l'uso della tecnica, o più estesamente della tecnologia, che si distingue come elemento determinante capace di tradurre in pratica il pensiero artistico e aprire il campo all'invenzione.
Osserviamo il lavoro di una stampante 3D Olivetti in azione: attraverso il suo movimento costante e regolare di accumulazione degli strati trasforma una matassa di filo in una forma nuova sprigionata nello spazio. E' la tecnologia in questo caso, (un tempo lo scalpello e oggi il software, la stampante o altro ancora...), lo strumento che lavora a fianco dell'artista, come il violino accompagna il suonatore.
Da qui il titolo che ho scelto per questa mostra al TIMSpace “Trasformazione”  che rispecchia un processo creativo (alle origini del mio lavoro) iniziato già nell'infanzia. Nel corso della mia carriera artistica ho poi intrapreso diverse collaborazioni con istituzioni scientifiche, tra queste alcune dedicate specificamente all'astrofisica e alla ricerca spaziale. In queste occasioni  mi sono avvicinata a mondi prima sconosciuti, e a tutto l'immaginario che ne deriva; e in queste mie ricerche, così come in quest'ultima esperienza di lavoro con la stampa 3D,  ho avuto modo di sperimentare sul campo come la tecnologia utilizzata dagli scienziati permetta anche di fabbricare sogni, non solo complessi meccanismi. E questo è senz'altro un elemento che accomuna arte scienza e tecnologia. 
Può spiegarci come viene creata tecnicamente una scultura digitale? Quale è il contributo della tecnologia nella produzione di un’opera di questo tipo?
Cominciamo col dire che tutte le opere traggono origine da file disegnati direttamente con software di modellazione tridimensionale o da schizzi su carta poi tradotti in modelli analogici – piccole sculture in gesso o in plexiglas – che successivamente vengono scansionati.
Quando per la prima volta venni a contatto con una stampante 3D ebbi l'impressione di  trovarmi di fronte a uno strumento nato per creare e non solo per produrre prototipi in forma seriale. Da artista immaginai un segno libero tracciato sulla carta, capace di trasformarsi in un solido modulato nello spazio senza i vincoli dati dalla manipolazione diretta della materia. Il virtuale poteva trasformarsi in oggetto reale e l'apparente freddezza della tecnologia condurre verso le frontiere della magia e del sogno.
Le mie più recenti sculture realizzate con la stampa 3D di Olivetti vedono confluire due diversi tipi di creatività che sovente si fondono nel mio lavoro artistico: la manualità e la progettazione digitale.
Un altro aspetto che reputo molto interessante inerente al mondo della tecnologia è la possibilità di lavorare in squadra: l'artista si muove all'interno di un team, somigliante a una sorta di officina d'arte, dove la collaborazione tra creativi, tecnici, esperti di materiali, è fondamentale per il raggiungimento di un prodotto che unisca estetica e funzionalità. Un po' quello che accadeva in passato quando il maestro era affiancato da un mondo di collaboratori che applicavano e sperimentavano la tecnologia del loro tempo.

Che tipo di riscontro ha ottenuto dal pubblico con le Sue sculture digitali? Pensa che oggi il grande pubblico sia pronto ad apprezzare questo tipo di espressione artistica ?
Credo che chi ha visitato la mostra abbia apprezzato gli elementi di novità che questo processo di stampa dona all'opera. Ho notato che i visitatori hanno anche percepito il coefficiente di sfida contenuto nelle mie opere: per esempio, la ricerca di forme flessuose e sottili molto difficile da realizzarsi a livello tecnico.
Anche opere inconsuete o nate da sperimentazioni piuttosto azzardate hanno ottenuto commenti positivi. In realtà ciò che interessa il pubblico è la possibilità di trovarsi di fronte a opere in grado di proporre comunque un messaggio di bellezza e di armonia.
Per fare un altro esempio: tra i lavori esposti ve n'era uno che presentava un aspetto filamentoso molto simile a una massa di capelli, e non a caso il titolo che ho scelto per il lavoro è Hair. Questi filamenti che hanno esercitato sui visitatori un'attrazione notevole, sono nati  da un'impostazione leggermente variata della temperatura  della stampante. L'errore in questo caso ha permesso di scoprire forme ed effetti nuovi, molto interessanti anche sotto il profilo estetico.
Un messaggio quindi di bellezza ma anche di sperimentazione tecnologica.
Proviamo ad allargare il discorso: in che modo pensa che l’arte digitale rifletta la cultura del nostro tempo?  
Sono convinta che in futuro sempre di più l'arte legata alle nuove tecnologie entrerà a far parte dell'estetica quotidiana; inoltre la rete e la possibilità di scambiarsi dati in tempo reale ha allargato la comunicazione tra artisti e operatori, favorendo scambio di idee e metodologie di lavoro e ha anche ampliato il pubblico che può accedere alla visualizzazione dell'opera d'arte. E questo rappresenta un fatto molto importante ai fini della diffusione del pensiero artistico, al di là dei rischi di banalizzazione  che sono comunque comuni a ogni epoca. Penso d'altro canto che il concetto di arte non sia cambiato rispetto al passato e che per ogni periodo storico gli apporti tecnologici contribuiscano semplicemente ad allargare gli orizzonti e i piani di lettura. La tecnologia è di per se un fatto affascinante che non esclude la manualità e la presenza dell'uomo. Al contrario cambiare strumenti e passare da uno strumento manuale a uno digitale è solo un'estensione del linguaggio. E per altro questo processo non ne nega uno di ritorno cioè il recupero della manualità anche interagendo con strumenti tecnologici. Quello che conta è il pensiero e l'esperienza dell'uomo che, quando crea, muove questi processi e sa trasformarli in qualcosa di emozionante.