Pensiero Computazionale, al di là della pura informatica Pensiero Computazionale, al di là della pura informatica

Pensiero Computazionale, al di là della pura informatica

Programmazione e pensiero computazionale. Il parere dell'esperto

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La mission di Code.org è che ogni scuola avvii l’insegnamento dell’informatica all’interno delle classi. Nel XXI secolo, capire come i computer, gli algoritmi e la rete funzionino è un’arte liberale. Forse solo ingegneri e “nerd” vorrebbero studiare questa materia all’università, eppure l’apprendimento basilare del linguaggio informatico e del coding è un qualcosa che ogni bambino dovrebbe in qualche modo affrontare anche nella scuola primaria e secondaria.

La scuola del futuro dovrebbe proporre l’insegnamento di materie più moderne e servirsi di metodi e strumenti più al passo con i tempi. Negli Stati Uniti, insegniamo ancora agli studenti a scrivere in corsivo e come fare esercizi di matematica usando la calcolatrice. Ma nel mondo reale, la scrittura è stata ormai sostituita da una tastiera e le calcolatrici sono state rimpiazzate dai computer. Nonostante ciò, in aula le cose non sono tanto cambiate. Nella scuola del futuro, mi aspetto che ci siano computer in un maggior numero di aule, in modo da poter personalizzare l’apprendimento, indipendentemente da ciò che si studia. E mi aspetto anche che l’informatica assuma un ruolo più ampio, non solo come materia a sé stante, ma anche come mezzo per risolvere problemi e per esprimere creatività in tutte le materie scolastiche.

Agli studenti piace fare cose. In realtà, a tutti gli esseri umani piace fare cose: è la creatività che ci rende umani! Nel Rinascimento, l’uomo espresse la propria creatività con l’arte e la musica. Nel XXI secolo, è il software il nuovo format dell’espressione creativa. L’informatica è ispirazionale e fondante, analitica e creativa. In essa si integrano i vantaggi analitici di una lezione di matematica e gli aspetti creativi di una lezione d’arte o di letteratura; inoltre aiuta ad avere un lavoro interessante e a formare gli imprenditori di domani. Da non sottovalutare poi l’aspetto ludico dell’informatica: solitamente, infatti, agli studenti piace questa materia, perché è molto più divertente creare un’app che memorizzare domande a scelta multipla.

I ragazzi si relazionano quotidianamente con software e applicazioni. Tutti noi abbiamo cellulari, tablet, computer, ma questi device vengono usati dagli studenti per divertirsi soprattutto quando sono fuori dalla scuola. In classe, invece, continuano a studiare materie con le quali non riescono a relazionarsi. Imparare le funzioni trigonometriche in una lezione di matematica non è divertente, ma se lo studente deve conoscerle per realizzare un computer game o per disegnare in computer art, allora d’un tratto sente che quella cosa lo riguarda più da vicino, che è più creativa, più divertente.

Il più valido consiglio che mi sento di dare a genitori e insegnanti è di superare gli stereotipi. Noi adulti ci siamo ormai assuefatti all’idea che l’informatica sia adatta solo ai ragazzini “secchioni”, ai “nerd” per intenderci, che di solito sono di sesso maschile. Non pensiamo, invece, che tutti i bambini di 10 anni, maschi o femmine, possono impararla divertendosi.

Non c’è bisogno che i nostri figli diventino ingegneri da grandi: possono apprendere benissimo questo campo di conoscenze, potranno passarci ore piacevoli e divertirsi facendo mille cose, e se da grandi diventeranno medici o architetti o insegnanti saranno più pronti ad affrontare la mutevole realtà del XXI secolo. Quindi, il consiglio è: superare i timori e gli stereotipi che abbiamo creato, evitando di trasmetterli ai nostri figli.