New Media Journalism: l´informazione cambia a ritmo di web New Media Journalism: l´informazione cambia a ritmo di web

New Media Journalism: l'informazione cambia a ritmo di web

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New Media Journalism: come cambia il giornalismo con i nuovi media?

“Se non hai letto il giornale, sei disinformato. Se l’hai letto, sei male informato”.
Forse questa battuta di Mark Twain giaceva latente nelle coscienze individuali se in poco più di 10 anni il new media journalism ha stravolto il modo di fare e ricevere le notizie come noi lo abbiamo sempre conosciuto.

Storicamente l’informazione era veicolata da mezzi tradizionali quali TV, stampa e radio: le redazioni confezionavano la notizia per un pubblico che partecipava al processo unicamente in qualità di “ricevente”.

Uno stile informativo consolidato che ha dovuto rivedere i propri parametri quando grazie al web e alla sua natura partecipativa, parole come trasparenza, collaborazione e condivisione sono entrate nel nostro quotidiano stimolando la voglia e la necessità di un coinvolgimento attivo nel sistema informativo.

Internet è diventata di massa e le carte sono state irreversibilmente sparigliate: la filiera tradizionale si è vista erodere fette di audience e lettori, migrati verso nuovi media che - spesso con percorsi alternativi alle strade ufficiali – hanno assecondato l’evoluzione dei lettori.

 

Dal basso verso l’alto: citizen e crowd journalism

Il citizen journalism, o giornalismo partecipativo, nasce dall’urgenza di documentare fatti di stretta attualità grazie alla collaborazione spontanea di privati cittadini; una modalità di rilevazione informativa utile quando l’istantaneità e la presenza in loco giocano ruoli decisivi.

Quando una testata invita la popolazione ad attivarsi su un tema aggregando poi le informazioni in modo strutturato, parliamo nello specifico di crowd journalism, anche se tra i due termini la differenza è più semantica che fattuale: entrambi infatti sono modelli di pro-am journalism (dall’inglese professional and amateur journalism), dove il materiale è sempre vagliato da una redazione che ne garantisce controllo e veridicità.

Rapidità nella raccolta e nella confezione delle news sono la carta vincente di un modello che tocca anche ambiti articolati, come politica ed economia, grazie a piattaforme online strutturate con redazioni in cui collaborano appunto volontari non professionisti e giornalisti “di mestiere”.

Tra i quotidiani indipendenti ricordiamo uno tra i primi, il canadese Digital Journal o la rete internazionale non profit Global Voice.

Il successo di questi modelli ibridi non è sfuggito alle grandi sigle del giornalismo tradizionale: CNN ha inserito nel proprio sito ufficiale la sezione di crowd journalism iReport mentre BBC ha dato vita a Have Your Say una piattaforma per condividere fatti, notizie, esperienze.

YouReporter è un esempio italiano di piattaforma video dedicata al citizen journalism; nata come voce indipendente è stata acquisita nel 2014 da RCS Media Group.

In Europa uno dei primi siti di crowd journalism è stato Agoravox, nato in Francia nel 2005; la versione italiana apre nel 2008 con un’inchiesta collettiva sul tema del controllo dei rifiuti da parte della camorra.

Sempre in Italia Fanpage è un altro caso di successo: un quotidiano online “Indipendente, sociale, partecipativo” che ha ripensato la diffusione dell’informazione attraverso l’utilizzo dei social network come strumento di distribuzione profilata.

 

Il data journalism: numbers have the power

“Se vuoi essere un giornalista e svolgere il tuo lavoro in modo significativo devi avere basi numeriche. La matematica è una materia che, come reporter, dovremmo conoscere”1.

Questo l’assunto di Brendon Quester fondatore di Arizona Center for Investigative Reporting un’organizzazione non profit con sede in Arizona dedicate al giornalismo investigativo.

Il web è una miniera di dati che opportunamente aggregati possono portare ad analisi estremamente vaste, fornendo al giornalismo d’inchiesta un’evidenza numerica di portata non ipotizzabile precedentemente.

È questa la natura del data journalism: partendo dal numero coniuga la ricerca giornalistica ai Big Data ovvero all’utilizzo di software – spesso appositamente creati – che elaborano enormi volumi di dati attinenti. La tecnologia gioca un ruolo chiave nella realizzazione dell’indagine e il risultato sono reportage interattivi suffragati dai numeri analizzati.

Grazie ai dati digital provenienti dalla Rete e analizzati tramite software e algoritmi proprietari, anche TIM con la propria Data Room elabora analisi su argomenti politici e di attualità restituendo dei comportamenti spesso anti-intuitivi rintracciabili grazie ai comportamenti digitali degli utenti online.

A differenza dei tradizionali dati provenienti dai sondaggi telefonici infatti, il data journalism effettuato in questo caso ha il vantaggio di essere sempre up-to-date restituendo delle opinioni totalmente spontanee.

TIM  Data Room partecipa ogni settimana all’approfondimento politico Matrix su Canale 5, ma anche in occasione di una grande emergenza come quella del terremoto in Centro Italia, è stato interessante vedere come si sia attivata per fornire informazioni dettagliate rispetto ad uno specifico comportamento della rete, ovvero la diffusione di dati di magnitudo non ufficiali che è continuata anche dopo la comunicazione dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

In occasione delle ultime presidenziali USA, con un giorno di anticipo rispetto al voto, TIM data Room è riuscita ad affermare l’assoluta predominanza di endorsement digitale a Donald Trump rispetto a Hillary Clinton.

I dati permettono quindi di andare a scovare delle dinamiche altrimenti inesplorate, restituendo analisi predittive o descrittive che vanno ad arricchire il lavoro del giornalista.

Il giornalismo d’inchiesta rinasce con possibilità di approfondimento molto più ampie, conferendo significato all’aggregazione numerica e rendendo trasparenti e accessibili ai più dati che altrimenti non sarebbero diventati “notizia”.

Oggi il data journalism oggi è praticato trasversalmente da grandi testate, quotidiani online, associazioni.

Il San Francisco Chronicle nel suo reportage The Airbnb effect ha dimostrato la correlazione tra l'incremento nell’offerta di affitti temporanei e l'aumento dei prezzi sia per affitti di breve sia di media durata.

Il New York Times, nella sezione Interactive, pubblica approfondimenti in costante aggiornamento su grandi temi d’attualità politica e sociale: dalle Olimpiadi di Rioalle elezioni presidenziali USA

In Italia La Stampa, con l’Occhio dei Lettori, intende dare voce ai cittadini che desiderano evidenziare disagi e disservizi della vita quotidiana.

La testata lancia un tema di interesse pubblico: attraverso le segnalazioni - anche foto/video - dei cittadini e la compilazione a loro cura di un questionario chiuso, si ottiene un database informativo che, opportunamente elaborato dai data journalist della redazione, aiuta il giornale a indagare puntualmente fenomeni rilevanti per la collettività.

Come in ogni sistema immerso nella società produttiva, anche nel nuovo giornalismo si creano associazioni trasversali, con obiettivi di diffusione  e condivisione delle buone pratiche:  Uncovering Asia è una conferenza annuale alla sua seconda edizione, il cui obiettivo è rafforzare, nei paesi asiatici, il legame tra giornalismo investigativo e data giornalismo.

The Global Editors Network, community internazionale di redattori capo  il cui credo giornalistico è “Inspire, connect and share”, ha dato vita al Data Journalism Awards un contest che ogni anno premia le migliori inchieste data driven.

 

 

1 Business Journalism: 5 questions for Brandon Quester