...che rimarrà nel tempo - Barbara, Milano

19/06/2015 - 17:00

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Barbara, Open Access, Telecom Italia, si trova davanti al cantiere di un centro commerciale e, in un flashback, ricorda la sua collaborazione con due colleghi giuntisti: per uno dei due era stato l'ultimo lavoro.

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L’appuntamento è per le ore 10 con il geometra, nel cantiere davanti al Centro Commerciale appena inaugurato, ma sono arrivata in anticipo, così decido di dare uno sguardo al risultato finale, in fondo l’ultima volta che sono stata qui non c’erano che muratori, elettricisti, imbianchini e tanto cemento.
Entro dall’ingresso scintillante di marmi, se penso che… non vi erano muri, né pavimenti, mi coglie un brivido e anche un certo disorientamento. Cerco i pilastri e l’unico muro portante della struttura, ricordo bene le canaline e i cavi posati quel gelido mattino d’inizio dicembre. Avevamo fretta perché il Centro Commerciale doveva rispettare la data d’inaugurazione. Ripercorro mentalmente il percorso dei cavi, vedo i pozzetti nuovi fiammanti, ecco laggiù la botola, dove abbiamo posato le strisce. Le due imprese avevano lavorato bene in quell’occasione, coordinandosi e collaborando per rispettare la scadenza. Milano era tappezzata di gigantografie che pubblicizzavano l’inaugurazione. Vedo in fondo al corridoio il geometra che mi aspetta, ma è al telefono e, con un sorriso, mi fa un cenno di scuse. Lo raggiungo, ma la telefonata è lunga, allora gli sussurro: “Non si preoccupi, sono in anticipo io, faccia con comodo”… e mi allontano con discrezione, facendo finta di guardare una vetrina.

In un flashback rivedo Mauro e Cecco (i giuntisti bergamaschi che arrivano presto, sempre in anticipo, come me) che scendono dal furgone col sorriso e mi offrono il caffè, prima di iniziare. Li rivedo che salgono sulle scale, scendono veloci ed efficaci: delle macchine da guerra, dico io, poi andiamo insieme nei sotterranei, illustro loro il progetto, faccio le solite raccomandazioni, anche se inutili con loro, capiscono al volo e iniziano a correre dal furgone al centralino, posano, giuntano, si sentono in cuffia da un capo all’altro dell’edificio e collaudano le linee in tempi record. Quel giorno, al bar, avevo quasi litigato con Mauro per offrire io. Cecco si era lamentato del mal di schiena. Io lo presi un po’ in giro. A sera, col buio, Cecco mi aveva chiamato per dirmi che avevano finito: il lavoro era perfetto. Non gli chiesi neppure come andava la schiena. Il geometra ha finito la telefonata e mi raggiunge. “Dottoressa, sta piangendo”.
“Chiedo scusa”, rispondo. “Stavo osservando che qui abbiamo fatto un bel lavoro, che rimarrà nel tempo”. L'ultimo per Cecco, penso. Quel mal di schiena l’ha portato via in due mesi. Non l’ho nemmeno salutato e ringraziato un’ultima volta.

Barbara, Milano

“Sogna come se dovessi vivere per sempre; vivi come se dovessi morire oggi.”

Oscar Wilde