Cara indipendenza ti scrivo - Silvia, Firenze

14/08/2015 - 15:00

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Silvia, Open Access Telecom Italia, racconta l'importanza dell'indipendenza nella sua vita: il trasferimento per il nuovo lavoro, prima, e la morte del marito, poi.

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Una busta stropicciata nella cassetta delle lettere, tornando da una breve vacanza con i miei genitori, una volta aperta, a sua volta, mi aprì una vista sul mio Futuro. Il 3 settembre 1984 avrei dovuto presentarmi a Roma, viale Cristoforo Colombo 142. Quel fregio rosso SIP in testa alla lettera fra le mie mani emozionate andava colorando la mia immaginazione di giovane ragioniera. Partire, lasciare la mia famiglia per la prima volta, fu il vero passaggio in cui capii (oggi forse ancora meglio) cosa significasse essere indipendenti. Se una parola dovessi dare al senso di quest’avventura che mi ha accompagnato in tutti i momenti più importanti della mia Vita, è INDIPENDENZA. Quella mentale, quella economica. L'indipendenza che fa crescere ogni persona, la rende più libera, le infonde fiducia nei propri mezzi, specialmente quando le sono riconosciuti, assieme all'impegno e alla serietà profusi. In quest’ottica di meriti lavorativi, uno dei ricordi più belli è l'esser riuscita, da novizia impiegata amministrativa, fra faldoni enormi, tutti vergati a mano, in quello scampolo caldo d'estate romana, a far “quadrare” le “partite sospese”, ovvero dare un senso compiuto ad una lunga sequela di importi e descrizioni di fatti contabili avvenuti nell'allora GTZ (gestione transitoria di Zona), la 4^ che comprendeva Lazio, Toscana, Liguria e Sardegna. Quando arrivò il momento di tornare a Firenze, dopo tre mesi di affiancamento con i colleghi dei servizi amministrativi di Roma, piansi. Piansi perché finiva un periodo importante della mia vita. A venti anni mi permeava forte l'esaltazione di vivere fuori di casa, ma è stato il gestirsi i tempi casa-lavoro che mi ha dato tanto, visto a posteriori. Un'esperienza che mi ha aiutato anche in tempi più recenti quando la Vita, a volte acre e pesante, mi ha messo nella necessità di dover gestire da sola mio figlio (all'epoca aveva 9 anni), dopo la morte improvvisa di mio marito. Ancora una volta la parola INDIPENDENZA è tornata ad essere preponderante nella mia Vita ma stavolta anche, e soprattutto, nella nostra Vita di famiglia mono-genitoriale. Indipendenza economica e gestionale, per crescere insieme a mio figlio, affinché anche lui possa, assieme a tanti dei nostri ragazzi, conoscere l'emozione di diventare indipendente.

Silvia Piccini, Firenze

Il maggior frutto dell’autosufficienza è la libertà

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