Welfare e Work-life balance

13/06/2017 - 17:00

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Prosegue il percorso di racconto e approfondimento sul Welfare 4.0 con Andrea Iapichino, responsabile People Caring di TIM

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I concetti di benessere e bilanciamento vita-lavoro nei modelli di gestione del personale di molte imprese sono stati introdotti come apparente effetto collaterale delle politiche di riduzione del deficit pubblico condotte dai Governi a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso.

Tuttavia, in Italia esempi di welfare aziendale precedono il vero e proprio sviluppo industriale: pensiamo, ad esempio, al villaggio di Larderello in Toscana e alla colonia operaia di San Leucio in Campania, ideati già negli anni Quaranta e Cinquanta dell’Ottocento.

Già da fine Ottocento, inoltre, nelle imprese si diffonde la nuova attenzione a garantire un futuro ai propri lavoratori e alle relative famiglie (si pensi alla Marzotto a Valdagno). Queste iniziative di  “paternalismo organico” mirano ad aiutare gli operai a staccarsi dal loro retroterra agricolo per integrarsi nel “nuovo” sistema di fabbrica.

Il welfare ha sempre per oggetto la risposta a bisogni concreti delle persone, ma le motivazioni per cui si danno queste risposte variano molto in funzione del soggetto che le dà.
Se è lo Stato (welfare statale) l’obiettivo è l’interesse comune, se è una “mutua” (welfare mutualistico) sono i diritti degli associati, se è un’impresa (welfare aziendale) è lo sviluppo delle competenze che intende sviluppare per competere e prosperare sul mercato.

Interessante, a questo proposito, il passaggio di Adam Smith ne “La ricchezza delle Nazioni”: «non è certo dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dal fatto che essi hanno cura del proprio interesse. Non ci rivolgiamo alla loro umanità, ma al loro egoismo e con loro non parliamo mai delle nostre necessità, ma dei loro vantaggi».

Al di là del soggetto che propone soluzioni di welfare, la progettazione dei servizi dipende anche da altri fattori. In particolare, la complessità dei bisogni che si intende soddisfare è direttamente dipendente dalla fase di sviluppo dell’organizzazione che interviene con strumenti di welfare. Così una comunità sociale poco sviluppata interverrà prima su bisogni primari quali la sicurezza, e successivamente sulla salute dei suoi membri; un’impresa in un mercato poco o per nulla competitivo difficilmente metterà in campo dispositivi di welfare intesi a favorire l’inclusione di tutti i suoi dipendenti, finché non ne avvertirà la necessità impellente.

Possiamo dire che le misure riguardanti la sfera del work life balance sono intese a favorire un migliore equilibrio fra l’uso del tempo speso lavorando ed il tempo che può essere investito in altri ambiti della propria vita personale. Il tutto allo scopo di realizzare lo sviluppo armonico della persona e, conseguentemente,  il suo benessere, cioè la concreta possibilità che l’individuo ha di ottenere una qualità di vita soddisfacente. 

Prima di presentare le soluzioni di bilanciamento vita-lavoro di TIM dobbiamo fare un veloce riferimento alla sua strategia.

La strategia di TIM ha per obiettivo il rilancio del posizionamento dell’azienda focalizzandosi su aspetti di trasformazione digitale, con una forte attenzioni a riduzione dei costi e aumento della produttività.

Questa trasformazione produce riflessi anche sui suoi servizi di bilanciamento vita-lavoro.

I servizi di asili nido e materna, le attività estive per bambini e ragazzi, la gestione degli spostamenti casa-lavoro, le convenzioni commerciali e i permessi solidali, che sono alcuni delle nostre iniziative per il bilanciamento vita-lavoro, sono stati tutti sviluppati tenendo conto dei principi di inclusione e trasformazione digitale.

Ecco, allora, che nelle oltre 20 strutture che abbiamo in Italia per i bambini piccoli il programma educativo dev’essere imperniato sull’inclusione, che assieme alla trasformazione digitale ritroviamo tra i contenuti ricorrenti delle attività estive per bambini e ragazzi (mediamente 7.000 partecipanti l’anno). Sempre la trasformazione digitale è il criterio che impronta la gestione degli spostamenti casa-lavoro e delle convenzioni commerciali (es. sconti sull’acquisto di apparecchiature elettroniche). Queste ultime sono, peraltro, riservate alle aziende che sono nostre clienti o che hanno un sistema di welfare improntato all’inclusione. Ricerca dell’inclusione nei fatti, o non solo nelle dichiarazioni, che ci ha  portato ad introdurre i permessi solidali, che consentono di cedere a titolo gratuito ore di permesso ad un collega indicato da loro che ne abbia necessità per gravi motivi familiari e personali ed abbia già esaurito la sua dotazione.

In TIM abbiamo così correlato i servizi di bilanciamento vita-lavoro alla vocazione strategica di innovatore di qualità.